Facebook dopo di noi…

Ormai siamo tutti, o quasi, su facebook. Postiamo i nostri pensieri, pubblichiamo le immagini del nostro piccolo mondo individuale, condividiamo canzoni, video e post di altri amici. Facebook contribuisce, insieme a tanti altri ritrovati della c.d. ITC (tecnologia dell’informazione e della comunicazione), a costituire quella che gli addetti del settore chiamano “identità aumentata”.

C’è un grosso però.

Il profilo, viene gestito dai legittimi titolari, e questo fatto incontra un grosso limite quando accade l’inevitabile, quando cioè accade di morire. Chi scompare non può postare più nulla e men che meno la notizia della sua morte, ma il profilo rimarrà attivo.

L’esperienza ci dice che, in questi casi, amici e parenti sono soliti visitare il profilo di chi non c’è più, postando frasi e commenti affettuosi, per tracciare, più o meno consapevolmente, un “filo rosso” con il loro caro. Una sorta di esorcismo contro il fantasma della morte.

E allora resta tutto sospeso come se la morte non fosse mai accaduta, con inevitabili rischi di phishing contro cui il diretto interessato non può opporsi. Ecco, quindi, che il sistema offre tre diverse tre diverse opzioni da attuare, appunto, in previsione della dipartita dal mondo terreno.

Per prima cosa, si può decidere di impostare la chiusura automatica del profilo, previa comunicazione, da parte di un parente, dell’avvenuta scomparsa. Questa soluzione, se da un lato consente la totale cancellazione dal social, tuttavia impedisce a parenti e amici di mantenere quel dialogo virtuale di cui si parlava prima. Pensiamoci bene: è come se, una volta morti, non ci fosse sepoltura né una lapide su cui accostare le mani e le labbra, in un delicato gesto di amore per chi ci ha preceduto nel passaggio verso l’eterno. In questo caso, un amico lontano, impossibilitato a visitare fisicamente la memoria della persona cara, non avrà più alcuno strumento per lasciare un gesto tangibile e duraturo del suo affetto. Perchè impedirlo? Perchè questo tuffo nell’oblio?

In alternativa si può fare una sorta di testamento digitale e lasciare il profilo ad un altro utente, il quale avrà la possibilità di gestirlo “in nome e per conto” del “de cuius”. Questa è un’ipotesi affascinante ma inquietante allo stesso tempo. Il profilo, infatti, non è un bene materiale, come una casa. Esso è l’insieme di informazioni costitutive dell’identità e della personalità di un individuo, che è unico nel suo genere e non può essere mai sostituito, nemmeno nel mondo virtuale.

E poi, dal punto di vista di chi resta, cosa si proverebbe se dal profilo di una persona scomparsa arrivassero gli auguri di compleanno o la condivisione di una canzone?

Non sarebbe destabilizzante?

Fortunatamente c’è ancora una terza ipotesi.

E’ possibile impostare l’opzione del profilo “commemorativo”. In questo caso, dopo la comunicazione della morte, l’account verrà “congelato” e conterrà l’etichetta “in memoria”. Nessuno potrà più gestirlo. Amici e parenti, però, potranno ancora condividere, per mezzo esso, immagini e video, postare commenti e scrivere tutti i loro pensieri rivolti alla persona cara.

Questa soluzione mi sembra la più equilibrata, perché rispetta l’identità del defunto, il quale sarà automaticamente escluso da inserimenti di gruppi, chat e notifiche commerciali, ma nello stesso tempo potrà essere ricordato da amici, parenti o semplici conoscenti.

In questo modo il “filo rosso” che lega nell’amore i vivi ai morti, il contatto invisibile capace di superare, attraverso l’affetto e il ricordo, gli angusti confini della limitatezza umana, non viene meno ed anzi si irrobustisce garantendo, anche nella vita virtuale, il necessario ed imprescindibile rispetto all’identità individuale.

Per una volta, forse, il progresso potrebbe alleviare le sofferenze del poeta, il quale non avrebbe più motivo di chiedersi se il “sonno della morte è men duro”, perchè non c’è più il dubbio nella capacità di ricordare.

La memoria diventa un “filo rosso” che persiste nel tempo e consente di legare, di profilo in profilo, un’interminabile sequenza di esistenze, l’una legata all’altra, da oggi all’infinito.

Comprendo, questa può apparire come mera illusione ma, d’altronde, non è la nostra stessa vita una misteriosa, imperscrutabile, fantastica illusione?

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