Ferma il bastardo!

Domika, Antonia, Boshti, Shedije, Jamila,Giuseppina, Olayemi, Anna Maria, Denise, Michela, Adriana, Francesca, Adela…

Sono solo alcuni dei nomi scritti sul lungo registro delle donne uccise nei primi 8 mesi del 2013. In media 10 al mese, che si aggiungono alle 124 assassinate nel 2012, una donna ogni due giorni. Proporre l’elenco completo sarebbe straziante perché ognuna di queste donne è vittima di una storia di dolore, fatta di solitudine, il più delle volte una storia personale perché nata da un amore sbagliato. Prigioniere di un circuito di paura, depressione, angoscia; quelle che sopravvivono, invece, rimangono segnate nel profondo, al Nord come al Sud, destinate a non vedere la luce alla fine del tunnel. Se ne parla, sì, ma è solo la punta di un colossale iceberg, perché nel 90% dei casi la violenza non viene denunciata.

“Femminicidio”, una parola cui siamo abituati, abusata dalla carta stampata e meno negli uffici giudiziari. Qui non è questione di amore, si parla di vita o di morte. Dal raptus al pentimento, da lacrime di scuse a ira funesta, da frasi di amore a minacce pesanti, il meccanismo che regola il rapporto vittima-carnefice è complesso. Ma reagire è necessario e un nuovo, o meglio rinnovato, messaggio di speranza, per una volta, giunge direttamente dal mondo della moda. Yamamay, il famoso marchio di abbigliamento underwear, ha promosso una campagna di sensibilizzazione contro la violenza sulle donne. Con “Ferma il bastardo”, duro slogan scritto sotto la foto in bianco e nero di un occhio femminile pestato a sangue, si intende arrivare dritti al cuore e agli occhi: scuotere, turbare e far reagire. La solidarietà e la lotta per debellare le piaghe sociali devono esser condivise il più possibile; ecco perché la rubrica Mode&Modi oggi dedica un post a sostegno delle donne facendo suo il claim che Yamamay ha messo a disposizione affinché il cambiamento non resti solo un insieme di parole. Poche righe le nostre che intendono testimoniare solidarietà e vicinanza, destare le coscienze per non assuefarci a una realtà sbagliata. Recuperare la normalità per le donne vittime di soprusi è difficile, ma possibile grazie alle associazioni e ai centri antiviolenza, al sostegno psicologico che si può ricevere, ma il primo passo da fare è denunciare. Per chiedere aiuto il numero 1522, creato dal Ministero delle Pari Opportunità, è attivo 24 ore su 24, è gratuito e garantisce l’anonimato.

“Ferma il bastardo”, è il momento! Attenzione, però, che questo non diventi uno sterile motto che va di moda. La violenza è una cosa seria. Non passa dopo una stagione come una maglia da riporre nell’armadio. Condividi anche tu e commenta, facciamo in modo che si innesti un’epidemia virtuale a sostegno delle donne. Stringiamoci la mano e denunciamo quell’uomo che non ci merita!

Quel bastardo non può privarci del bene più prezioso che è la vita.

 

Fonti:

http://www.yamamay.com/it/ferma-il-bastardo.html

Condividi

Trenta gli anni compiuti, ma più di venti quelli che segnano la sua passione per la scrittura. Nata a Modica, cresciuta a Rosolini, espatriata per studio, assetata di sapere. Dopo un peregrinare tra Bologna, Bruxelles e Parigi e una laurea in lingue, è tornata in Sicilia per scommettere sul Sud. Freelance per un sito di salute e benessere, cura delle rubriche per un quindicinale siciliano, da poco imprenditrice di una start up sul turismo, e nel cassetto tra bracciali e appunti vari, ha un sogno, un libro. Nell’attesa dell’ispirazione e del parto creativo, segue la moda e le tendenze, si è abilitata all’insegnamento e si dedica al suo quadrupede, un bassotto, che porta il nome di una rivista, Elle, e a una gattina randagia che è più civile di molti uomini, la Ragatta. Fondamentalmente odia le saghe, le seghe mentali e le trilogie. Guarda pochi film perché, vivendo il territorio, si è resa conto che di registi in giro ce ne stanno tanti. Troppi.

2 COMMENTI

  1. Da donna “sopravvissuta” posso solo testimoniare che spesso siamo noi stesse che sottovalutiamo, accettando prima la violenza verbale, poi quella fisica e giustificandola sempre. Fin quando un giorno cerchi di risvegliarti da quell’incubo e ti accorgi che chi dovrebbe supportarti preferisce vederti sofferente che combattente. Non è facile, ma la tenacia e la “fortuna” aiutano. Non mi stancherò mai di dirlo, ma la colpa è dell’educazione che abbiamo ricevuto: noi donne a sopportare e gli uomini che devono essere forti. Insegniamo ai nostri figli l’amore e il rispetto non a parole ma a fatti. Dai gesti il loro futuro.

LASCIA UN COMMENTO

Aggiungi una immagine