“Nostro figlio era un ragazzo pieno di vita”

“Nostro figlio era un ragazzo pieno di vita, con tanti amici, impegnato con profitto negli studi e dopo il conseguimento della maturità si era iscritto e frequentava i corsi universitari in Informativa presso l’Università di Pisa”. Comincia così la precisazione richiesta dalla Famiglia Giunta, per un articolo apparso sulla nostra testata giornalistica, il 04/09/2013 (dal titolo: “ Si toglie la vita un 23enne, lascia un biglietto “Perdonatemi”) a firma della collega Viviana Sammito. I genitori ci scrivono: “Allertati da amici e parenti, il 13/10/2013, siamo venuti a conoscenza di questo Suo articolo e con rammarico e vivo disappunto abbiamo costatato il riferimento a fatti e circostanze non vere.
Ci riferiamo all’inciso in cui viene falsamente affermato che nostro figlio, guarito dal tumore al cervello che lo aveva colpito nel 2007, sarebbe stato affetto da forte stato depressivo: «guarito ma fino ad oggi in forte stato di depressione». Nella richiesta di rettifica, ci viene chiesto di dare identico risalto alla notizia riferita dagli stessi genitori, i coniugi Giunta (accogliamo la richiesta e operiamo in tal senso). “È evidente che si sia ricorsi ad una autonoma ricostruzione dei fatti – dichiarano i genitori -, priva di riscontri fondati. Ne è prova che le date riferite non sono esatte, il ragazzo è stato colpito dalla malattia nel 2005. Del tutto gratuita inoltre è il presunto riferimento a nostro figlio quando viene richiamata la segnalazione fatta alla Polizia la sera prima, atteso che a quell’ora il ragazzo si trovava in nostra compagnia”. Dopo aver parlato con la collega, Viviana Sammito, ci sentiamo di poter escludere un Suo comportamento atto ad offendere o ledere l’immagine del ragazzo, pur capendo (ed accogliendo) le motivazioni che spingono la Famiglia Giunta alla richiesta esposta. In una successiva missiva ricevuta, datata 22/10/2013, i genitori dichiarano inoltre “contrariamente a quanto da lei affermato, aggiungiamo che proprio stamani, i Carabinieri della stazione di Modica, hanno smentito qualsiasi informazione o notizia a Lei riferita”. Fatta questa disamina della situazione, comprendendo le richieste delle famiglia, formuliamo le nostre scuse per qualsiasi comportamento (non voluto) reputato “sbagliato o insensibile”. In ultimo ci preme sottolineare, però, (senza indicare colpevoli o riferendoci alla situazione in specie) che nessuno si può permettere di insultare un’altra persona, a maggior ragione se quest’ultima sta cercando (bene o male) di svolgere soltanto il proprio lavoro. Il diritto di cronaca va tutelato e gli insulti gratuiti e lesivi, ricevuti dalla collega Sammito (o da qualsiasi altro collega giornalista) sui social network, devono essere condannati alla stessa stregua e, per questi ultimi, va mostrata solidarietà. Immensamente dispiaciuti per quanto accaduto, sotto ogni punto di vista, ci stringiamo ai genitori per l’irreparabile perdita.

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Nato a Ragusa il Primo febbraio del 1983 ma orgogliosamente Modicano! Studia al Liceo Classico "Tommaso Campailla" di Modica prima, per poi laurearsi in Giurisprudenza. Tre grandi passioni: Affetti, Scrittura e Giornalismo. "Il 29 marzo del 2009, con una emozione che mai dimenticherò, pubblico il mio primo romanzo: “Ti amo 1 in più dell’infinito…”. A fine 2012, il 22 dicembre, ho pubblicato il mio secondo libro: "Passaggio a Sud Est". Mentre il 27 gennaio ho l’immenso piacere di presentare all’Auditorium “Pietro Floridia” di Modica, il mio terzo lavoro: “Blu Maya”. Oggi collaboro con: l'Agenzia Giornalistica "AGI" ed altre testate giornalistiche".

1 commento

  1. RICHIESTA DI PRECISAZIONE DA PARTE DI VIVIANA SAMMITO

    Dopo aver letto e riflettuto in merito all’articolo che ho pubblicato, il 4 settembre scorso (il caso del suicidio del 23enne) nel sito on line laspia.it, mi sento in obbligo, a freddo, di dire la mia, esponendo un paio di osservazioni non fosse altro per tutelare la mia reputazione di giornalista e con questo chiudere, una volte per tutte, questo caso almeno da parte mia.
    Confermo tutte le informazioni riportate sul pezzo e lo affermo con quella stessa onestà intellettuale e professionale con la quale è stata apportata la legittima rettifica richiesta dai familiari della vittima.
    In questa sede confermo che la mia fonte ufficiale, su quel tragico evento, è l’Arma dei Carabinieri di Modica che non ha mai smentito quella fonte né a me, né a terzi, confermandola ulteriormente. Pur non essendo una madre comprendo e condivido lo stato d’animo di chi ha perso, in questo modo, un figlio e con lui una speranza di futuro. Dire solidarietà è poco. Valuto che non c’è motivo al mondo per potersi fare una ragione per una perdita così grande.
    La vicenda che mi riguarda, purtroppo, non è stata gestita, da chi aveva l’obbligo di farlo, in modo professionale sino al punto che terze persone, senza alcun titolo, hanno sferrato un attacco ingiusto e spropositato contro di me tentando di infangare la mia reputazione e facendomi oggetto di intimidazioni. Ho 26 anni e credo di avere imparato molto da questa vicenda. La prima cosa è che nel giornalismo quello che conta è il rapporto di fiducia professionale tra il vertice e la redazione senza il quale il diritto-dovere all’informazione perde il suo significato a detrimento della fiducia dei lettori, riferimento unico di questa professione. Per come è stata trattata questa vicenda prima su FB e poi sul sito, in modo poco equilibrato e soprattutto tardiva nelle conclusioni, non si è fatto un buon servizio alla pubblica opinione. La mia coscienza mi ha imposto, un atto consequenziale e naturale: quello delle mie dimissioni dal sito laspia.it non riconoscendomi più nella linea assunta dalla direzione in questa fattispecie.
    Il caso per me si chiude qui, con una scelta quasi obbligata per continuare a svolgere la mia attività con serenità, correttezza ed umiltà.
    Viviana Sammito

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