Frasi razziste davanti ai cadaveri…a volte bisogna invece dire “Grazie Immigrati”

Clandestini fatti scendere a frustate dalla imbarcazione dagli scafisti per un unico destino: la morte.
Non sapevano nuotare, i tredici clandestini deceduti, ma sono arrivati a riva soccorsi da alcuni turisti e da due bagnini della zona Renelle-Trippatore, a Sampieri. Gli immigrati hanno toccato la riva con le loro gambe ma sono crollati con gli occhi rivolti al cielo per dimenticare il loro destino, così crudele. Per sempre.
E mentre un lunedì mattina, ultimo giorno del mese di settembre, si trasforma in una carneficina, io ancora mi chiedo ma qual è la soluzione?
Cosa si deve fare per fare cessare questa scia continua di morte. Si, è vero la provincia di Ragusa è solidale, accoglie gli immigrati, dà loro abiti, cibo e solidarietà ma non basta. Si assiste ad un “silenzio assordante”. Dà fastidio non sentire parlare da lassù (Roma) nessuno.
Solo i tg nazionali raccontano la cronaca. Ma qual è la soluzione?
Rabbrividisco quando leggo sul mio profilo Facebook il commento all’articolo pubblicato oggi sul nostro giornale on-line di un certo fantomatico Lello Tour: ”13 delinquenti in meno in Italia” con conseguente elegante e saggia reazione di un immigrato che vive da anni a Ragusa, dove fa il pasticcere, Mohamed Khemiri il quale ha scritto: “mi dispiace per le persone morte ma c’è troppo razzismo. Davanti ad una morte bisogna portare rispetto”. Nel frattempo Lello Tour si è volatilizzato, ha preferito dissociarsi dalla conversazione. Non sarà perchè ha interagito un immigrato ed ha preferito prendere le distanze perché razzista?
Ma una cosa a Lello l’ho scritta. L’ho voluto redarguire anche perché come, si legge ogni giorno dalla cronaca provinciale, le forze dell’ordine non stringono le manette ai polsi solo agli immigrati, anzi.
Una storia mi è sembrato doveroso raccontarla. Riguarda me ed è recente. Sono rimasta in panne con l’auto a Trapani-Birgi. Sono tornata a casa perché due uomini del Bangladesh non hanno esitato a darmi una mano per fare ripartire l’auto. Loro hanno lasciato mogli e figli in auto parcheggiati con le quattro frecce sul ciglio della strada mentre aiutavano me. Questo mi ha confortato. Gli immigrati sono stati aiutati anche da altra gente del posto, sia giovani che anziani. Invece il gentilissimo operatore del carro attrezzi e l’ACI, a cui ho chiesto urgentemente SOS in quanto dovevo tornare il prima possibile a Modica mi hanno risposto: “”Vuole una mano? 170 euro”…addirittura l’ACI mi ha risposto che la mia auto sarebbe stata portata prima in deposito per essere ritirata il giorno dopo. Così almeno potevano farmi pagare il doppio, visto che la mia auto “pernottava” per una notte nel loro deposito. E’ questa è la grande mano d’aiuto che gli organi preposti si accingono a prestare a chi è in forte difficoltà. Si ragiona solo con la moneta in Italia. Allora mi preme gridarlo: “Grazie immigrati.”

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