Silenzio e lacrime strazianti al funerale dei 13 migranti

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Tredici bare in legno coperte con un drappo rosso ed un giglio bianco. Silenzio e dolore ai funerali dei 13 migranti morti nello sbarco di Sampieri del 30 settembre. Un silenzio rotto dalle lacrime strazianti dei familiari delle vittime, giunti ieri dalla Norvegia, da La Spezia e da Milano. In eritreo chiedevano a Dio: “Perché, perché succede tutto questo”. Il prete cattolico eritreo Keflemariam Asghedem presente ieri alla celebrazione cristiana di Don Ignazio La China, vicario foraneo della Diocesi di Noto, ha tentato, insieme con altri presenti di fare calmare i parenti anche se il dolore e la rabbia sono troppo forti. I parenti hanno chiesto alle autorità italiane di tumulare ad Asmara le salme perché i genitori sono da giorni in patria in attesa delle bare. I funerali, alla presenza del sottosegretario all’Interno Domenico Manzione, in un’atmosfera surreale sono stati officiati dal vicario foraneo di Scicli, don Ignazio La China, e dal prete cattolico eritreo, Keflemariam Asghedem, che durante l’orazione funebre ha implorato le autorità italiane ad intervenire nei campi libici dove gli africani aspettano di mettersi in mare alla ricerca di una salvezza, che non c’è. Molti di loro vengono venduti da un brigante ad un altro, ha spiegato in lacrime Asghedem. Al rito funebre ha partecipato il sottosegretario all’Interno Domenico Manzione rimasto commosso dalle lacrime del prete eritreo che ha concelebrato la messa, perché fanno emergere il dramma di queste popolazioni che partono dall’Africa per venire in Europa a trovare un lavoro ed invece trovano la morte. “Ho visto il dolore forte di una popolazione che dovrebbe servire a spiegare all’Europa qual è il vero senso della solidarietà”

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