Gianni Palagonia, la vita di un poliziotto contro la mafia. L’ultima fatica letteraria: “L’Aquila e la Piovra”

L’Aquila e la Piovra, ed. Cento Autori, è il terzo romanzo di Gianni Palagonia dopo “Il Silenzio” e “Nelle mani di nessuno”, entrambi pubblicati da Piemme.

Gianni Palagonia è il nome d’arte di un poliziotto – e prima ancora di un uomo – vero. Un poliziotto di quelli che incontri e ringrazi per ciò che hanno fatto e per la passione che hanno messo.

Un poliziotto siciliano che scrive con uno pseudonimo, preso a prestito dal nome di una località del catanese, per proteggere se stesso e i propri congiunti dopo le minacce ricevute dalla mafia.

Gianni Palagonia per un decennio ha prestato servizio a Catania, sua amata terra di origine, da dove, nel 1992 è stato allontanato per “motivi di sicurezza personale” e inviato al nord Italia, dove ha vissuto con la sua famiglia all’interno di una caserma di Polizia.

Palagonia ha lavorato in Sicilia ed in altre realtà geografiche italiane, per indagini dirette al contrasto a “Cosa nostra“ siciliana, ma anche su altre indagini di particolare rilievo nazionale, rivolte sia al contrasto alla criminalità organizzata sia al terrorismo interno.

Ed è alla fine del 2007 che, il poliziotto Palagonia, fa il suo esordio letterario con il romanzo dal titolo Il Silenzio, edito da Piemme. Il testo, emozionante e sofferto, offre uno spaccato reale della difficile situazione della Sicilia. L’ambientazione, fra Roma e Catania, racconta la vita realmente vissuta da Palagonia. Nel 2008 il libro Il Silenzio viene pubblicato in edizione poket bestseller.

A novembre del 2008 il poliziotto scrittore esce con il suo secondo romanzo dal titolo Nelle mani di Nessuno, anch’esso edito da Piemme. Di fatto, quest’ultimo testo, nasce laddove finisce Il Silenzio.

I tre lavori di Palagonia rappresentato un continuum letterario, da leggere uno dopo l’altro, con grande attenzione per i particolari che l’uomo Gianni Palagonia inserisce con precisione fino a farteli vivere realmente.

IMG-20150717-WA0014Il suo ultimo lavoro, L’aquila e la piovra, è scritto sotto forma di diario e spiega com’era e com’è oggi l’Albania e cos’è l’Italia per gli albanesi, raccontando i nuovi slanci e le vecchie contraddizioni di un paese che ha preso l’Italia come modello.

La storia catapulta subito il lettore nell’atmosfera di un’avventura reale descrivendo gli usi, le tradizioni e lo sfondo sociale e territoriale dell’Albania di inizio millennio, dove fatti possono sembrare assurdi e sconvolgenti, ma rappresentano la realtà di una popolazione dalla storia travagliata.

Una volta messo piede a Tirana, la narrazione contribuisce a proiettare il nostro poliziotto in un ambiente surreale ed anacronistico come in un viaggio a ritroso nel tempo. Le relazioni sociali  sono regolate ancora dal Kanun,  un codice millenario che ha resistito allo scorrere del tempo e che in Albania non sembra aver generato rivoluzioni culturali.

Questo codice ha vastissimi ambiti di applicazione, tanto nella vita quotidiana quanto negli aspetti più complessi della società: fidanzamenti, matrimoni, proprietà, lavoro, donazioni, ma anche giuramenti, onore e vendette, comprese quelle tra clan criminali.

Spesso l’esistenza di questo codice offre un’ipotesi investigativa agli inquirenti stranieri per comprendere omicidi o tentati omicidi che coinvolgono bande di albanesi, le cui cause non sembrano essere direttamente collegate a traffici di droga, prostituzione o armi.

“Ho incontrato bambini e ragazzi segregati in casa per le vendette di sangue. Non possono andare a scuola – racconta Palagonia – , stare all’aperto. In alcune zone del paese esistono ancora queste realtà”.

E nella narrazione della realtà albanese, spuntano ogni cinque metri, gli Eurolotto per le scommesse sul campionato italiano.

Nonostante le mille difficoltà dell’Albania, l’autore vuole mostrare quanto di buono il popolo albanese nasconde agli occhi di tutti. L’animo buono, onorevole, ospitale, comprensivo e aperto tipico dei popoli del sud che si nasconde dietro la fama negativa, e quanto invece gli italiani abbiamo contribuito al degrado e allo sfruttamento di un popolo naturalmente pacifico.

La mafia italiana  ha inciso pesantemente nel degenerare la cultura albanese con la complicità di una classe politica locale corrotta che, invece di difendere il proprio paese, ha collaborato attivamente con le organizzazioni criminali straniere.

La lettura di questo romanzo non ci lascerà indifferenti e ci infonderà insegnamenti di livello, su tutti che l’ Albania è una terra tormentata, abusata, sfruttata e gli italiani, purtroppo, sono stati e sono tra  i suoi maggiori sfruttatori.

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Nato a Ragusa il Primo febbraio del 1983 ma orgogliosamente Modicano! Studia al Liceo Classico "Tommaso Campailla" di Modica prima, per poi laurearsi in Giurisprudenza. Tre grandi passioni: Affetti, Scrittura e Giornalismo. "Il 29 marzo del 2009, con una emozione che mai dimenticherò, pubblico il mio primo romanzo: “Ti amo 1 in più dell’infinito…”. A fine 2012, il 22 dicembre, ho pubblicato il mio secondo libro: "Passaggio a Sud Est". Mentre il 27 gennaio ho l’immenso piacere di presentare all’Auditorium “Pietro Floridia” di Modica, il mio terzo lavoro: “Blu Maya”. Oggi collaboro con: l'Agenzia Giornalistica "AGI" ed altre testate giornalistiche".

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