I giochi sono fatti? Li possiamo disfare!

Un’amica mi scrive dicendosi depressa perché ha sentito qualcuno dire, su facebook, che i giochi delle elezioni politiche sono fatti e che, in buona sostanza, noi cittadini non contiamo niente.

Ho risposto a questa amica di non dare seguito a tali affermazioni, perché non sono del tutto corrette né del tutto vere, per una buona serie di motivi.

Da un lato, infatti, l’attuale legge elettorale sembra avere ridotto il ruolo dell’elettore alla semplice ratifica delle scelte dei partiti, perché il cittadino viene chiamato a mettere una croce sul nome del candidato che compare sulla scheda e con ciò facendo determina anche un’espressione di voto per la lista o la coalizione collegata a quel candidato. La mancanza di un voto disgiunto sembra aggravare questo limite, per cui comprendo la genesi della valutazione fortemente pessimistica.

Dall’altro lato, però, io non sono e non voglio essere d’accordo con questa affermazione perché, sia pure in un sistema elettorale che ha ridotto al massimo ed anche oltre un certo limite di tollerabilità le dinamiche collettive di espressione democratica, in realtà credo ancora valida ed efficace la possibilità dei cittadini di scegliere tra diverse opzioni. Questa sia pure flebile possibilità di scelta deve essere, però, correttamente conosciuta e adeguatamente usata dal popolo, se si vuole che le cose possano andare diversamente da come i segretari di partito hanno immaginato.

Detto in altri termini, se è vero che votando Berlusconi o Renzi, pur cambiando i fattori, il risultato non cambia, perché alla fine entrambi faranno un accordo per un governo di larghe intese, è altrettanto vero che questa situazione si verifica e si rafforza nella misura in cui una parte consistente del corpo elettorale deciderà di votare per queste due opzioni (cadendo nell’ignobile tranello del c.d. voto utile) e nella misura in cui un’altra parte degli elettori deciderà di disertare il voto, facendo dell’astensionismo un partito di maggioranza ma senza potere e delle minoranze una realtà del tutto insignificante in parlamento.

Se, invece, alle urne andassimo in massa, ognuno con la propria idea e portando avanti la formazione politica, anche minoritaria, alla quale ci si sente più legati, io sono convinto che il risultato elettorale, proprio perché fondato su un sistema a base prevalentemente proporzionale, garantirebbe una composizione più varia del futuro parlamento e questo fatto determinerebbe una maggiore difficoltà, per quei due o tre leaders, di realizzazione dei c.d. inciuci, costringendo il nuovo parlamento a trovare una maggioranza diversa e imprevista.

In ogni caso, l’affermazione secondo cui “i giochi sono fatti e noi non possiamo cambiare le cose” io non la condivido perché essa viene espressa cavalcando l’onda pericolosissima dell’antipolitica, ponendo la classe politica e i cittadini su due fronti contrapposti, ma determinando, paradossalmente, una disaffezione alla vita democratica del paese che può solo rafforzare quella c.d. casta di cui ci si lamenta e contro cui si spara a zero.

In altri termini, si critica il sistema ma non si fa nulla per cambiare ed anzi ci si dissocia, per cui il sistema diventa sempre più forte.

Viceversa, io credo che, gramscianamente, al pessimismo della ragione dobbiamo opporre l’ottimismo della volontà, andando a votare il 4 marzo, anche per le formazioni che si prevede prenderanno il 3% (questa è democrazia). Poi, io credo, dovremmo trasformare questa nostra esigenza di cambiamento in azione politica costante, tornando alla partecipazione quotidiana e reale, non solo limitandoci a postare su facebook pseudo verità o post verità dal sapore vagamente qualunquista.

Dobbiamo tornare a fare politica noi cittadini, una massa di uomini e di donne che sanno dire la propria opinione e contribuire alla determinazione delle scelte più importanti della nazione, se vogliamo un reale cambiamento.

Diversamente possiamo continuare a lamentarci e deprimerci, ma lo faremo con la consapevolezza di avere già perso perché abbiamo rinunciato: Sistema Vs Popolo=2 a 0 a tavolino.

Ci conviene dare seguito alle sirene del pessimismo?

Ad maiora!

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