Giuseppe Francese e gli spari che gli cambiarono la vita

“Ho svolto il mio compito, ho fatto il mio dovere, vi abbraccio tutti, scusatemi”.

Giuseppe Francese è una vittima di mafia, tanto quanto il padre.

Aveva 12 anni e stava attendendo che il padre rientrasse da lavoro la sera del 26 gennaio 1979. All’improvviso sentì gli spari, che rimasero impressi per sempre nella sua memoria. Così come il corpo del padre che vide colpito a morte.

Da quella sera raccolse tutte le forze e, con tenacia e testardaggine, mise insieme le prove, le informazioni, gli elementi per trovare i responsabili dell’omicidio del padre.

Riuscì, dimostrando che la forza di volontà è tutto, a far condannare tutti i vertici della cupola mafiosa: da Riina a Bagarella fino a Provenzano. Il giorno dopo la sentenza di condanna, il 3 settembre di 18 anni fa, si uccise.

Come Rita Atria è una vittima di mafia. Giuseppe e Rita, due ragazzi eccezionali a cui possiamo solo dire grazie.

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Nato a Ragusa il Primo febbraio del 1983 ma orgogliosamente Modicano! Studia al Liceo Classico "Tommaso Campailla" di Modica prima, per poi laurearsi in Giurisprudenza. Tre grandi passioni: Affetti, Scrittura e Giornalismo. "Il 29 marzo del 2009, con una emozione che mai dimenticherò, pubblico il mio primo romanzo: “Ti amo 1 in più dell’infinito…”. A fine 2012, il 22 dicembre, ho pubblicato il mio secondo libro: "Passaggio a Sud Est". Mentre il 27 gennaio ho l’immenso piacere di presentare all’Auditorium “Pietro Floridia” di Modica, il mio terzo lavoro: “Blu Maya”. Oggi collaboro con: l'Agenzia Giornalistica "AGI" ed altre testate giornalistiche".

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