Giuseppe Insalaco, ucciso per aver detto no a cosa nostra

Era in macchina, imbottigliato nel traffico, quando due killer su un motorino gli si avvicinarono sparandogli cinque colpi di pistola. Morì sul colpo, il 12 gennaio di 31 anni fa.

Giuseppe Insalaco era un politico modello, conosciuto come il “sindaco dei cento giorni” per aver ricoperto la carica a Palermo per cento giorni. In quei cento giorni si era opposto alla mafia, innanzitutto citandola (quando nessuno la nominava), poi facendo nomi e cognomi di chi, come i Salvo, mai fino ad allora era stato pubblicamente accostato alla mafia, infine opponendosi a Vito Ciancimino, non facendolo guadagnare e riferendosi a lui in audizione in commissione Antimafia disse: “Mi facevano trovare ogni mattina i mandati di pagamento sulla scrivania, confusi insieme alla posta ordinaria. Speravano che non me ne accorgessi, che firmassi quelle delibere insieme alle ricevute. Ogni delibera valeva decine di miliardi”. Decine di miliardi sottratti alla mafia, un’opposta visione a quella dei mafiosi. Anche per questo fu ucciso.

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Nato a Ragusa il Primo febbraio del 1983 ma orgogliosamente Modicano! Studia al Liceo Classico "Tommaso Campailla" di Modica prima, per poi laurearsi in Giurisprudenza. Tre grandi passioni: Affetti, Scrittura e Giornalismo. "Il 29 marzo del 2009, con una emozione che mai dimenticherò, pubblico il mio primo romanzo: “Ti amo 1 in più dell’infinito…”. A fine 2012, il 22 dicembre, ho pubblicato il mio secondo libro: "Passaggio a Sud Est". Mentre il 27 gennaio ho l’immenso piacere di presentare all’Auditorium “Pietro Floridia” di Modica, il mio terzo lavoro: “Blu Maya”. Oggi collaboro con: l'Agenzia Giornalistica "AGI" ed altre testate giornalistiche".

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