Gli abbracci si pagano?!

se-volete-che-le-maestre-abbraccino-Certe situazioni che la vita ci mette davanti fanno in modo che il morale si abbassi e che spinga al desiderio di avere qualcuno accanto capace di comprendere il nostro stato d’animo. Proprio in questi frangenti un semplice e caloroso gesto vale più di qualsiasi altra cosa.

Come deterrente alla noia e alla monotonia della vita solitaria spesso un sincero abbraccio rappresenta l’espediente più idoneo a soddisfare il bisogno di affetto dei “coccoloni”. D’altro canto è oramai appurato che il contatto umano sia benefico e rilassante, oltre che un gesto di rassicurazione. Tuttavia, molti non sono di questo avviso, poiché sempre più persone ricevono pochi abbracci e manca loro qualcuno che dimostri affetto con un’effusione quando ne avvertono la necessità, oppure c’è chi non ha il coraggio di abbracciare quando avrebbe desiderio di farlo.

Tra tutte le molteplici iniziative volte ad assecondare i tanti soggetti, disposti pure a pagare per ricevere affetto dagli altri, quella di Anna Nathan e Neil Urquhart sembra rispondere perfettamente al loro bisogno, che prendendo a cuore questo problema e affrontando il trascurato tema, hanno dunque pensato di aprire a Londra una “scuola di abbracci”.

La struttura apre le proprie porte a tutti coloro che cercano di imparare l’arte dell’abbraccio. I corsi e le lezioni da frequentare, preparati appositamente e studiati con cura, si compongono principalmente da workshop della durata di una giornata e prevedono inizialmente una prima parte dove i partecipanti si presentano agli altri e fanno conoscenza tra loro, per acquisire la necessaria confidenza che permetta poi loro di potersi abbracciare meglio. Altresì apprendono a rapportarsi con gli altri, riacquistando la fiducia in se stessi e condividendo un’atmosfera serena e tranquilla dove poter godere della vicinanza di altre persone.

E’ facile immaginare come il momento dell’abbraccio possa rivelarsi per i corsisti uno scoglio da superare, è proprio questa la parte dove si presenta maggiore imbarazzo, ma si sa, tra una risata nervosa e uno sguardo imbarazzato, alla fine si rompe il ghiaccio e l’aria diventa meno tesa.

Lo scopo didattico dei suddetti corsi ha una doppia valenza: da un lato aiutare le persone ad ottenere l’abbraccio di cui hanno bisogno e dall’altro lato insegnare proprio come farlo. A tal proposito mirate ricerche eseguite sull’argomento ci danno esiti sicuramente curiosi: pare che siano tantissimi gli individui che si trattengono nel contatto, perché si ha timore di violare il galateo dell’abbraccio. Gli organizzatori del progetto accentuano così l’attenzione sul fatto che il contatto fisico debba essere innocente e puro, evitando che si verifichi qualche caso dove magari ci si senta obbligati a fare con forza qualcosa di cui non si è pienamente convinti.

A detta degli stessi “iscritti” i corsi rendono entusiasti, in quanto dapprima l’ipotesi di abbracciare un estraneo era ritenuta fuori dal comune, ma poi prendendo parte alle lezioni e acquisendo la capacità a saper stabilire un contatto fisico, ci si rilassa senz’altro. Insomma queste due persone hanno avuto un’idea molto carina e hanno saputo fare di una necessità contemporanea anche un business. Dunque quando la carenza di affetto vi attanaglia, fate una capatina in Britain e non buttatevi sulla cioccolata, che poi vi vengono pure i brufoli!

Ma a proposito di tariffario sugli abbracci, quando siamo convinti di averle sentite tutte, sbuca sempre fuori qualche notizia ancora più incredibile di quella che, precedentemente, reputavamo imbattibilmente incredibile ed allora eccola: dalla Cina arriva la “tassa sugli abbracci”. Niente è gratis, questo si sa, ma di certo non si arriverebbe mai a immaginare che oggi nemmeno gli abbracci delle maestre ai bambini sono “free”. E quando si diceva che l’amore non si compra? Oggi non vale più…Volete dunque che vostro figlio sia coccolato? Come direbbe il principe De Curtis: “E io pagooo”!!

A riportare la sconcertante new è il giornale Shangai Daily, il quale ci rivela che l’asilo di Yangzhou, situato nell’est della Cina, oltre alla retta base ha introdotto un supplemento di costo per questo servizio “aggiuntivo”. I genitori, in coro unanime, sono già sul piede di guerra dato che questo aprirebbe una disparità tra i piccoli, ovvero tra quelli che si possono “permettere” di essere abbracciati e quelli che invece vengono lasciati soli, creando in loro un senso di inferiorità, isolamento, abbandono e una carenza dell’autostima. Tanto più che il servizio è perfino pubblicizzato, asserendo che gli abbracci sono importanti per mettere i bambini di buon umore e ne aumenta la fiducia in se stessi, invogliando così i genitori a non ignorare il contributo extra da versare.

La scuola ha inoltre mandato una comunicazione ai genitori, irritandoli non poco,  sulla tariffa per l’abbraccio: 80 yuan (10 euro) al mese per avere due abbracci al giorno, uno all’entrata per accogliere i bambini e uno all’uscita della scuola per salutarli. Rabbia che non ha fatto che aumentare quando i responsabili della scuola hanno spiegato che il loro era un esperimento per dimostrare gli effetti degli abbracci sull’autostima, felicità e capacità di apprendimento dei bambini.

Alla fine sono intervenute le autorità scolastiche nazionali, che revocando il provvedimento, hanno imposto alla scuola l’interruzione immediata del “servizio sugli abbracci” e anche la restituzione del denaro alle famiglie che avevano pagato tale servizio, riportando la situazione alla normalità e mettendo una croce sopra questa assurda richiesta.

Ora speriamo solo che una simile idea non arrivi anche in Italia per mano di qualche mente contorta. Dopo l’IMU, ci vorrebbe pure questa!!

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Ciao a tutti! Sono Gianni Di Raimondo, ho 28 anni e vivo orgogliosamente nella mia amata Modica. Dopo aver conseguito il diploma presso l’istituto alberghiero, ho intrapreso gli studi universitari in Scienze della mediazione linguistica, che ho poi interrotto quando mi si è presentata l’occasione di gestire un’attività commerciale. E adesso che faccio? Beh, eseguo catering di cucina e pasticceria a domicilio (amo il “cake design”), coltivo lo studio delle lingue straniere e spero di insegnare un giorno l’arte culinaria a scuola. Miglior pregio e peggior difetto? Coincidono: sono tremendamente ordinato, preciso e pignolo, in tutto ciò che faccio…
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