La gratitudine, meta ultima di ogni perdono…

Ognuno di noi nella vita si è confrontato, o si confronterà, con abbandoni, distacchi, assenze, lutti. Si tratta di esperienze dolorose a cui nessun essere umano può sottrarsi, in cui il dolore può però essere lenito e quindi alla fine accettato. Ognuna di queste esperienze è da considerare in generale un “lutto”, in quanto crea, così come per le morti, sofferenza e dolore nella persona che li subisce, che necessita di essere elaborato, ovvero superato.

Avere un “lutto” significa provare un forte dolore sentimentale, fisico ed emotivo per la perdita di una persona cara, per la cessazione del rapporto con essa ma anche, secondo Freud, per la perdita di un’astrazione, come il proprio paese, i propri ideali, la libertà…

In effetti la morte e la perdita delle persone per noi più importanti rappresentano una delle esperienze umane più dolorose ed anche difficili da accettare ed elaborare ma non è l’unica esperienza luttuosa: ci ritroviamo ad elaborare un “lutto” anche di fronte ad altre realtà: un divorzio o fine di un rapporto sentimentale o amicale, la diagnosi di una malattia grave, la nascita di un figlio non sano o la mancata nascita di un figlio od un figlio che va via di casa, un progetto non realizzato, un licenziamento o un pensionamento, un trasferimento residenziale ed ancora ogni cambiamento che segna la nostra vita.

Elaborare il lutto significa riprendere possesso di se stessi, capire che la propria vita non si è interrotta ma che continua. L’elaborazione del lutto è un processo di ritorno alla vita, è adattamento alla separazione subita e richiede tempi adeguati e processi psicologici complessi. Vivere il “lutto” è importante, significa che le perdite affettive e la sofferenza vengono adeguatamente riconosciute e gestite. Questo è l’inizio dell’elaborazione, che attraversa diverse fasi e solo attraverso il superamento di tutte il lutto si può considerare elaborato:

  • Fase della negazione, rappresenta l’incredulità iniziale, è il rifiuto ad accettare la perdita.
  • Fase della rabbia, è il “perché proprio a me?”; è il manifestarsi di forti emozioni.
  • Fase del patteggiamento, è il capire come poter continuare a vivere, cercando di riprendere il controllo della propria vita.
  • Fase della depressione, è la presa di coscienza della perdita subita, la negazione e la rabbia vengono sostituite dallo sconforto, dalla tristezza e dal senso di sconfitta.
  • Fase dell’accettazione, rabbia e depressione ci sono ancora, ma sono più accantonate. E’ la fase della consapevolezza di quanto accaduto, della riflessione.
  • La Gratitudine, è una fase finale, aggiunta negli ultimi anni nelle fasi di elaborazione. Io credo che sia indispensabile, per un completo superamento e accettazione della perdita, il riuscire a “perdonare” chi se ne è andato, e ad essergli grato per ciò che si ha avuto e si ha e per ciò che si è diventati. E’ il lavoro più difficile giungere alla gratitudine, ma è il più importante.

“Il dolore per la sua assenza non potrà mai essere più grande della gratitudine per esserci stato”.

Questa frase è tratta dai diari di Etty Hillesum, l’autrice la dedica al marito defunto, ed è un ottimo esempio di elaborazione di un lutto, che può essere morte, separazione, abbandono. Ci si concentra sul buono che c’è stato.

Se un “lutto” perdura per oltre 12 mesi, è consigliabile un aiuto professionale.

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Nata a Ragusa e vissuta a pochi passi dal mare… cresco a Pozzallo. Dopo la maturità classica mi trasferisco nella bella Palermo, iscrivendomi al corso di laurea di psicologia, la grande Passione. Palermo è certamente una città per me del cuore, dalla quale ho preso il suo meglio, cercando anche di donarle il mio di meglio: la spensieratezza, la gioventù, la curiosità intellettuale, la vitalità. Oggi sono specializzanda in psicoterapia familiare e sistemica del CTR di Catania e radicata nell’ibleo, dove svolgo la libera professione con un’unica certezza per me e per chi confida nel mio sostegno: “Non è mai troppo tardi per essere felici”.

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