Ho partecipato al Congresso Pd…

Io ho partecipato con convinzione al congresso del PD.

L’ho fatto da tesserato, da sostenitore di una mozione, quella di Pippo Civati, certamente scomoda per alcuni, border line per altri, che voleva essere di Sinistra senza infingimenti e senza paura,  per la tutela dei DIRITTI ed il rispetto dei DOVERI, che non sopporta più l’idea di disattendere le istanze dei cittadini in nome di una machiavellica ed assurda logica politico-matematica.

Posso dire che per me è stata una bella esperienza, gratificante per il fatto stesso di essermi sentito parte integrante di quei 3 milioni di italiani i quali, democraticamente, hanno deciso di eleggere non solo un Segretario ma un progetto politico.

Il mio candidato ha raccolto oltre 300.000 adesioni, che non sono poche.

Matteo Renzi è stato eletto con un vero e proprio plebiscito, consacrato leader certamente non discutibile di un partito, il PD, che ha saputo dare dimostrazione di non appartenere a nessuno o, quantomeno, di non avere padroni ad eccezione dei propri iscritti ed elettori ai quali, come è giusto che sia,  il nuovo Segretario dovrà dare le giuste risposte.

Cuperlo, fine intellettuale e ottima persona, ha subito suo malgrado una sconfitta annunciata, la vera sconfitta di questo congresso, alla quale molti dei suoi più intimi sostenitori non hanno voluto prestare la faccia, nemmeno domenica, quando per un principio di correttezza avrebbero dovuto trovarsi al fianco del loro candidato e non altrove…

Per quel che mi riguarda, sebbene non lo abbia votato, Matteo Renzi è oggi il mio Segretario, il mio leader, legittimato dal voto popolare e democratico, cioè dalla più alta espressione di volontà e sovranità che in politica si possa esprimere.

Le nomine fatte da Mattero Renzi per la formazione della nuova segreteria mi sono piaciute. Il neo Segretario ha scelto non solo e non tanto sulla base di un dato anagrafico quanto piuttosto sulla base  delle competenze che ogni singolo componente della segreteria ha dimostrato di possedere sul campo.

In questo senso si può dire che la vera rivoluzione in atto nel PD consiste nello scardinamento di una concezione, ormai superata, che lega la competenza all’esperienza e l’esperienza all’età anagrafica.

I componenti della nuova segreteria sono tutti miei coetanei, cioè 35/40enni, ma tutti con una profonda esperienza politica e comprovate capacità e competenze nei rispettivi settori.

Sono consapevole, e lo vedo ogni giorno, che nel partito ci sono ancora fasce dirigenziali troppo legate a stereotipi meccanismi da politburo.

Mi rendo conto che esistono ancora sacche di resistenza al cambiamento, perché questo cambiamento mette in discussione consolidate posizioni egemoniche, creando incertezza in coloro che fino ad oggi hanno avuto in mano l’indiscusso ed indiscutibile possesso della “conchiglia magica”.

Capisco la rabbia di chi, storicamente sempre alla guida del partito, oggi si trova improvvisamente in minoranza, lontano dai processi decisionali, schiacciato da una sconfitta che ha il sapore amaro delle cose finite.

Compatisco il linguaggio aggressivo, spesso anche offensivo, di certi epigoni di bassissimo profilo, consapevoli che adesso, privati della protezione dei loro leader, non potranno più brillare nemmeno di luce riflessa come hanno fatto fino ad oggi.

Nonostante questi piccoli, anzi insignificanti aspetti di dettaglio, è innegabile il processo di rinnovamento di quella che qualcuno chiamerebbe (con una terminologia a mio parere un po’ stantìa) “classe dirigente”.

E’ chiaro a tutti che, al di là di quanto vorrebbero sostenere alcuni ambienti della destra berlusconiana o certi supporter dei movimenti neopopulisti, il centro sinistra italiano ha trovato una nuova linfa, a tutti i livelli, ed è tornata ad essere una realtà fresca, portatrice di idee innovatrici, slegata finalmente dai condizionamenti ideologico-strutturali dei partiti novecenteschi.

Già questo è tanto per sperare, dopo le tante, le troppe delusioni…

(di Antonio Ruta)

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