Ho paura. Non so nuotare, ma l’orizzonte e’ bellissimo

Vorrei tentare, se mi consentite, di mettermi nei panni di un senegalese, piuttosto che di un algerino,  che va via dal suo paese, imbarcandosi alla ricerca di un futuro migliore, armato solo di speranza e di paura perché non sa nuotare.

“Mi sveglio all’alba, dopo aver faticato non poco a prender sonno,  sentendo degli spari in lontananza. Balzo giù dal mio giaciglio fatto di erba secca che puzza di vacche e di escrementi. L’avrei cambiata se non fossi dovuto partire oggi. Metto le scarpe che ho preso ieri a quel soldato morto vicino casa, e vado fuori. Sento l’odore acre della morte spezzato dal dolce profumo di quei fiori rossi, non so bene come si chiamano. Chissà se dove andrò questi dolci odori potrò sentirli ancora. Corro. Devo arrivare al battello prima degli altri. Ho paura. Non so nuotare.

Salgo sulla barca, dopo aver dato i danari, recuperati con sacrificio e solerzia in due anni di lavoro, al tizio che parla strano. Un altro mi dice di sedermi lì, accanto a quella donna con un bambino in braccio. Il bambino si chiama Karim, avrà 3/4 anni. Ha gli occhi spalancati e sembra impaurito, sente freddo. La madre lo stringe forte. Salgono altri fratelli. Siamo duecento o giu’ di lì. Sediamo stretti, ma io cerco di dare spazio al bambino, addossandomi sugli altri che stanno seduti a terra. Ho paura. Non so nuotare.

C’e’ freddo. All’orizzonte si vedono delle nubi scure, minacciose. E’ comunque cosi’ bello l’orizzonte. Penso che aldilà di quelle nubi ci sarà un mondo migliore. Passa il primo giorno. C’e’ chi mangia. Io ho bevuto solo un po’ di acqua, cedendo la mia bottiglia ad un altro fratello. Fa buio. Il freddo aumenta. Il mare e’ grosso. Ho paura. Non so nuotare.

Riesco a chiuder gli occhi ed è già mattino. Le nuvole diventano grigie, meno minacciose, forse perché colorate di rosa. E’ molto bello l’orizzonte. Penso. Passa un altro giorno, stavolta bevendo pochissima acqua ed un tozzo di pane che divido con la donna ed il suo bambino. L’acqua e’ finita. Spero di arrivare presto. Vediamo un’isola all’orizzonte. Ma il tizio che parla strano ci fa capire che non possiamo fermarci li’. Comprendiamo subito il perché. Ci sparano contro. Dobbiamo proseguire per tutta la notte, ma le nuvole adesso sono quasi bianche, illuminate dalla luna piena mi riscaldano il cuore. L’orizzonte e’ sempre piu’ bello. Chiudo gli occhi e poco dopo sento gridare alcuni fratelli caduti(o buttati) in acqua. Vedo la terra. Dicono che sia la Sicilia. E’ bellissima, ma ho paura, non posso buttarmi, non so nuotare. Cado in acqua spinto dal tizio che parla strano. Non faccio in tempo a capire cosa sta accadendo. Mi risveglio in un letto caldo. Sono in paradiso o in un letto d’ospedale? Non mi importa. Sto bene adesso.”

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