“I have a dream”: sognando tra storia e futuro

Le stragi di migranti degli ultimi giorni, purtroppo le ultime di un’infinita serie, mi hanno portato a tante riflessioni, ma soprattutto hanno risvegliato in me il più profondo disgusto verso chi ne parla con soddisfazione (sic!), o verso chi – non so se meglio o peggio – pensa alla propria corsetta quotidiana, indifferente alla morte di un “fratello”.

Purtroppo, colpa dei miei genitori, non so tacere di fronte ciò che crea in me sdegno, compresi i commenti facebookiani di rara levatura culturale, con frasi del tipo: “Andate a salvarli sti bastardi… e poi fate appelli di femminicidio e di stupratori quando siete proprio voi a portarli nel nostro paese, ma in che schifo viviamo?!?! rimandateli al loro paeseeeeeeeeeeeeee”.

Alla mia domanda circa il livello d’istruzione di dette persone, è seguita tale risposta: “studi? In italia (rigorosamente minuscolo) non serve a un C… (quello invece rigorosamente maiuscolo)”.

Quanto detto è in effetti solo una premessa. Sì, perché l’accaduto – e il malcelato disgusto da parte mia –  hanno fatto sì che la mia mente si lasciasse andare verso orizzonti inesplorati.

Da qui la riflessione e, purtroppo, l’amara conclusione.

Se lo studio è finalizzato esclusivamente al raggiungimento di un posto di lavoro gratificante, sicuro e ben remunerato, allora è vero: studiare non serve. Tuttavia, se così fosse, mi domando (io ironicamente, qualcuno – purtroppo – seriamente) che senso avrebbe studiare la letteratura, la storia e molte altre materie, a prescindere dall’istituto di istruzione secondaria che si sia scelto nella vita.

..la storia.. la storia. Ma chi è questa estranea? Liason dangereux quella con la storia. Si dice sia magistra vitae, secondo alcuni è solo un’inutile perdita di tempo, secondo altri è l’unica cosa che valga la pena imparare. Io, umilmente,  la immagino come un’amante fedele ed infedele al contempo, una seducente sconosciuta che mostra ogni giorno parti differenti di sé a chi vuol vederle.

Arma a doppio taglio, certamente, specie nelle mani di chi si approccia a lei più per cortilegio che per reale interesse. Un esempio su tutti è chi, forte della nuova fonte del sapere globale, il world wide web, tira fuori un episodio, certamente drammatico, che coinvolse alcuni italiani trucidati in Congo nel novembre del 1961. Detto soggetto, dicevo, a difesa “dell’onor patrio” si sente dunque legittimato ad insultare chiunque abbia a che fare con il Congo perché 50 anni fa furono uccisi 13 italiani.

Certo è che con wikipedia o con qualunque motore di ricerca, se digiti “italiani uccisi” non ti riporta anche le stragi commesse dagli italiani “fuori le mura”, eppure.. avendo aperto qualche libro di storia ogni tanto, certamente più faticoso che “navigare on the web”, si saprebbe che gli italiani non è che si siano comportati poi tanto bene in Albania, in Abissinia.. be’, in effetti anche gli americani in Vietnam, in Iraq, in Afganistan.. anche i francesi, gli spagnoli, i portoghesi poi.. be’, i tedeschi non giocano a questo gioco perché hanno perso già in partenza.

Eppure, a pensarci bene e ad aprire quello strano oggetto chiamato libro di storia, si scoprirebbe che a un certo punto della storia ci fu un accordo tra il “capo” dei tedeschi che non possono giocare al nostro gioco perché perdono in partenza, ed il “capo” della nobile e buona italia (rigorosamente minuscolo)… ops: povera Italia,  hai perso anche tu, sei stata squalificata!

Siriana Giannone Malavita

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