Il 2 novembre come emblema di una tradizione che si globalizza

Dolcetto o scherzetto?– Quante volte abbiamo sentito questa frase in questi giorni! Non ho nulla da obiettare nei confronti di questa festa introdotta dalla tradizione americana. Da buona siciliana non posso esimermi però dal raccontare ai miei figli cosa avveniva quando io avevo la loro età, e lo faccio mentre dal profondo del mio cuore spero che anche altri genitori siciliani parlino ai loro bambini delle nostre radici culturali . Il giorno dei morti era (ed è) nostra tradizione “ onorare” i defunti. Il 2 di novembre era la giornata dei sapori, dei colori e anche dei regali. Già, per i bambini era una ghiotta occasione per ottenere un presente. Ricordo un’epoca in cui non esisteva la tecnologia e ai maschietti si regalavano armi giocattolo, alle bambine invece bambole ricciolute, passeggini, assi da stiro, fornelli e pentolame. I bambini quando al mattino vedevano quei giocattoli si commuovevano e pensavano ad un miracolo! Era una grande gioia! Sinceramente non so se ci sono ancora genitori siciliani che tramandano questa tradizione, anzi, non so neppure se in effetti questa tradizione esiste ancora, ma in questi giorni, quando penso al mio passato da bambina, diventa inevitabile provare un po’ di nostalgia, forse è per questo non posso fare a meno di raccontare quelle che erano le nostre tradizioni culturali siciliane.

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Enza Iozzia modicana di origini, dal 2001 vive a Piacenza. Nello stato di famiglia risulta sposata con 2 figli. Professionalmente è impegnata nel sociale. Per apparire nelle varie testate giornalistiche si è “inventata” un nuovo modo di fare cultura Il suo motto: Non è l’arte a rendere la donna diva, ma è la DONNA a rendere l’arte divina.

4 COMMENTI

  1. Purtroppo con nostalgia devo dirti che oggi queste tradizioni si sono perse e voglio aggiungere che i giocattoli erano tradizione dei nostri tempi ma prima ancora ai tempi dei nostri genitori e parliamo di durante e del dopoguerra quando la fame si faceva sentire si usava far trovare ( Si facevano trovare perchè i bimbi dovevano sapere che erano i morticini a fargli dono di quei regali) ai bimbi un carrettino fatto di pali ri ficumori (pale di fico d’india)
    che portava come carico qualche noce o melograno, castagna, mandorla o pezzo di zucchero e chi era più fortunato poteva trovarci qualche pezzo di frutta martorana.

  2. Grazie Federico per la tua testimonianza. Sì, mi rendo conto che tante tradizioni si stanno perdendo, ma almeno cerchiamo di tramandarle con i racconti.

  3. Ciao Enza,In questi giorni sono stato in Sicilia e purtroppo non ho visto neanche un regalo fatto ai bambini; sara’ la crisi o la tradizione perduta o il fatto che i piccoli ricevono doni in continuazione per tutto l’arco dell’anno anche al di fuori delle feste. Un po’ di nostalgia per il tempo passato la sento e ancora oggi mi ricordo un anno in particolare quando mi fu regalato, a me che amavo la geografia, un puzzle delle regioni d’Italia. Ancora oggi mia madre conserva gelosamente quel dono che a volte alla visita dei nipoti viene rispolverato e posato sul tavolo. Grazie Enza per avermi dato questa opportunita’ di rievocare il mio passato.

  4. Ciao Vito, è proprio un peccato che la tradizione sia scomparsa, ma è piacevole parlarne e far rivivere il ricordo del nostro passato…la nostra storia, la nostra gioia. Bastava poco ed eravamo felici.

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