Il “Comitato Civico Articolo 32”: abissale ignoranza rispetto ai bisogni di assistenza dell’utenza più fragile

Per iniziativa di un gruppo di cittadini recentemente si è avviata, anche in provincia di Ragusa, una esperienza di protagonismo civico indipendente legato al tema della sanità. Il “Comitato Civico Articolo 32” nasce dalla constatazione che il diritto alla salute, sancito dall’articolo 32 della Costituzione appare sempre più un miraggio. Attese infinite nei pronto soccorso , visite specialistiche fissate dopo mesi e mesi dalla prescrizione medica , medici di famiglia cessati dall’incarico e non sostituiti e perfino ( in plateale violazione della legge) frequenti sospensioni del sistema di prenotazione delle prestazioni.
Un sistema depauperato, se non devastato, dai tagli delle risorse deliberati dai diversi governi degli ultimi anni . Un sistema che di fatto obbliga a rivolgersi alle strutture private e che, conseguentemente, costringe i meno abbienti a rinunciare alle cure .

In questo contesto anche nella “tranquilla” provincia di Ragusa si registra una preoccupante impennata di episodi di esasperazione e intolleranza che sfocia in vere e proprie aggressioni verso il personale sanitario. Insomma personale con un buon livello professionale (che garantisce alcune riconosciute eccellenze) sottoposto a pesanti condizioni di lavoro e persino alle minacce di utenti esasperati.
Non si può fare a meno di rilevare che, secondo gli esponenti del Comitato, l’organizzazione complessiva dei servizi che precedono i veri e propri percorsi di cura ( diciamo tutto che precede l’ingresso nel reparto) appare orientata ad indurre il cittadino ad evitare il sistema sanitario pubblico.
Certo l’accusa è pesante, ma come giudicare certe criticità ?!

Le foto pubblicate da numerosi giornali con le sale d’attesa prive di un sufficiente numero di sedie. Il pervicace rifiuto di installare una pensilina che ripari dalle intemperie le persone (perlopiù anziane) in attesa di un autobus davanti l’ospedale Giovanni Paolo II. I locali dello sportello ticket dell’ospedale di Vittoria simili ad un garage e il distretto sanitario di Modica asservito alle più spregiudicate clientele. Sono persino insufficienti gli sportelli specificatamente dedicati ad evitare le code ai disabili, anziani e donne in evidente stato di gravidanza. E , non ultime, le condizioni indicibili nella quasi totalità dei servizi igienici dei poliambulatori. Forse qualcuno considera marginali le carenze organizzative finora segnalate?

La sottovalutazione della cultura e delle pratiche dell’accoglienza, secondo gli esponenti del “Comitato Civico Articolo 32 “ denotano una abissale ignoranza rispetto ai bisogni di assistenza dell’utenza più fragile e nega un approccio dignitoso del cittadino con il sistema sanitario.
Nonostante le note carenze in alcuni ospedali del centro nord si stanno consolidando importanti esperienze di buone pratiche in materia di attesa e accoglienza nell’area più critica. Lo scopo è rappresentato dalla capacità di trasformare, in pronto soccorso, il tempo di attesa in “tempo utile” . Insomma il sovraffollamento e le attese immotivate in alcuni casi non sono più inevitabili.

A questo punto è lecito chiedersi : sono state adottate anche in provincia di Ragusa tutti i protocolli per la “presa in carico anticipata” ?!

In Lombardia, Emilia, Toscana, Lazio in alcuni casi (ancor prima che il paziente venga visitato dal medico) un infermiere “senior” , oppure appositamente formato interviene direttamente ed effettua le opportune prestazioni. Nelle strutture della provincia è ormai pressoché consolidato il prelievo ematico in presenza di dolore toracico sospetto, ma l’infermiere potrebbe autonomamente fare ben altro. Ad esempio: in presenza di sospette fratture agli arti richiedere un esame radiologico, avviare a visita oculistica il paziente con un corpo estraneo nell’occhio, e così via per altri casi. Si tratta cioè di adottare protocolli organizzativi che consentono al personale infermieristico di attivare percorsi che riducono la permanenza in pronto soccorso. I numerosi studi in materia confermano che la pianificazione della “presa in carico anticipata” riduce sensibilmente il sovraffollamento, riduce i rischi derivanti dalle lunghe attese e evita episodi di esasperazione degli utenti.

Nonostante le ben note criticità passi avanti sono possibili per migliorare alcuni servizi sanitari. Ciò è possibile a condizione che alcuni aspetti degenerativi vengano superati. Non può persistere l’immorale retribuzione a 100 e oltre euro l’ora per i medici “gettonisti” e l’inadeguata retribuzione per medici e personale sanitario interno alle strutture aziendali.
Oppure la gestione delle prenotazioni specialistiche organizzata in modo tale da sottoutilizzare le strutture pubbliche per consentire convenzioni con “esterni” che consentono di lucrare a discapito del sistema pubblico.

In questo contesto non si può sottacere la pratica devastante della nomina di manager inadeguati in funzione della sudditanza alle forze politiche che governano le varie regioni.
Inevitabilmente in questo scenario il cittadino che subisce abusi o disservizi perde ogni fiducia nelle istituzioni e diventa vittima di un sistema paternalistico-clientelare.

Gianfranco Motta

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Ha ricoperto per quattordici anni l’incarico di segretario provinciale della Confederazione Nazionale dell’Artigianato di Ragusa . Dal 1993 al 2000 presidente della Camera di Commercio e successivamente, fino al 2010, presidente del Consorzio dell’area Industriale. Nel 1994 è stato il primo presidente di una Camera di Commercio in Italia a costituirsi parte civile in un processo di mafia. Nel 2000 ha sottoscritto il primo protocollo di legalità sugli appalti in Sicilia. E’ tra i fondatori dell’associazione antiracket di Ragusa. Attualmente dirige il dipartimento sviluppo territoriale della CGIL di Ragusa. E’ volontario della Protezione Civile.

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