Il deserto prossimo venturo e i ragazzi del 15 marzo

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Il 15 marzo scorso quei giovani, dell’occidente opulento insieme ai coetanei dei paesi  meno ricchi, hanno gridato che non c’è salvezza per loro e per i loro figli senza un ribaltamento delle dinamiche dello sviluppo . I cambiamenti climatici che stanno sconvolgendo vaste aree del pianeta non possono essere ricondotti solamente al buco nell’ozono.  Anche perche in molti stati , anche se non tutti, si stanno adottando misure che puntano a ridurne le cause.

Le mutazioni climatiche, la crescente aridità , la riduzione delle superfici coltivate , la virulenza di nuovi uragani, la fuga dalle campagne e l’inurbamento caotico verso le grandi città, sta suscitando crescenti conflitti tra popoli e razze  In tutti i Paesi colpiti in vario modo da questi fenomeni  emergono  spinte autoritarie e razziste.

In questo contesto il  neo liberismo predatore dinnanzi alla cementificazione selvaggia che sottrae spazi verdi, agli incendi sempre più vasti delle aree boschive, all’’erosione idrica, allo sviluppo sconsiderato delle produzioni agroalimentari intensive ,e alle inefficienti misure contro la salinizzazione è sempre più orientato verso il business piuttosto che a gestire le crisi in atto.

E’ fin troppo evidente che acqua e cibo , in quanto risorse essenziali , interconnesse, non illimitate e altamente richieste,   diventano sempre più oggetto di attrazione per progetti  speculativi..

Il deserto è all’orizzonte. Secondo l’Unesco oggi un miliardo di persone non dispone di acqua potabile e sono 2,6 miliardi le persone prive di servizi igienici essenziali. E la situazione è destinata a peggiorare. In Iran, Messico, Yemen e in molti altri paese le trivelle scendono fino a uno, due chilometri non solo per cercare il petrolio, ma soprattutto  l’acqua. Nel Sahel, regione comprendente cinque Paesi africani a sud del Sahara, un tempo  ricca di una fitta vegetazione  e di una economia basata su agricoltura e pastorizia, ormai piove soltanto per pochi giorni l’anno costringendo quei popoli a guerre sanguinose e lasciare la propria terra.

Anche l’Europa non è immune .Tredici Stati membri dell’Ue sono stati dichiarati colpiti da desertificazione (Italia, Bulgaria, Cipro, Croazia, Grecia, Lettonia, Malta, Portogallo, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna e Ungheria.

L’Italia un Paese povero di acqua ?

In italia  ormai da molti mesi si registra una siccità che si annuncia molto seria”  (agenzia AGI del 14 marzo). “La siccità che in pieno inverno ha portato molti fiumi, tra cui il Po, ad avere livelli di secca di emergenza che non si vedevano in estate e nemmeno nell’Annus Horribilis del 2017se questa situazione dovesse perdurare i comuni e le regioni dovranno affrontare una situazione grave con un rischio probabile di dover arrivare a razionare l’acqua potabile  “ (Angelo Bonelli, coordinatore nazionale dei Verdi).

E ancora  a Roma l’ ACEA ha inaugurato a dicembre un potabilizzatore  dando da bere l’acqua del Tevere ai romani per evitare il razionamento.. In questo quadro, si stima che circa il 52% del territorio italiano sia esposto al rischio di potenziali processi di degradazione del suolo  (v. Atlante Nazionale delle aree a rischio di desertificazione)  Stefano Rodotà, durante la campagna referendaria del 2011 a difesa dell’acqua pubblica  ci diceva: “  è un bene comune non coincide né con la proprietà privata né con la proprietà dello Stato, ma è un diritto inalienabile dei cittadini”.

Sullo stesso tema scrive  “La Stampa”  successivamente al referendum che affermò il principio dell’acqua pubblica  “– con uno dei decreti Madia, la presenza di aziende private è sempre più sempre più predominante. . Tra le protagoniste di questo processo di «industrializzazione», o di «finanziarizzazione» dell’acqua ci sono certamente le cosiddette «quattro sorelle»: Acea, Hera, Iren e A2a. Quattro colossi, quotati in Borsa, che già oggi forniscono acqua a circa 15 milioni di italiani…”. Va da se che le partecipazioni private in queste società a capitale pubblico ispirano strategie che tendono ai profitti, piuttosto che agli investimenti nelle reti , per evitare le numerose falle, e quindi alla riduzione delle tariffe .In tal senso la rivista “segreti bancari” scrive a caratteri cubitali “ Investire nell’acqua vuole dire fare soldi grazie alle aziende che depurano, commercializzano e trattano il bene più prezioso che abbiamo.”.

In conclusione ben vengano quei ragazzi del 15 marzo  perché  vanno  ben oltre un generico volontariato ambientalista e si battono per una nuova stagione democratica  che punta alla  gestione sociale e sovranazionale delle risorse naturali .

Gianfranco Motta

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Ha ricoperto per quattordici anni l’incarico di segretario provinciale della Confederazione Nazionale dell’Artigianato di Ragusa . Dal 1993 al 2000 presidente della Camera di Commercio e successivamente, fino al 2010, presidente del Consorzio dell’area Industriale. Nel 1994 è stato il primo presidente di una Camera di Commercio in Italia a costituirsi parte civile in un processo di mafia. Nel 2000 ha sottoscritto il primo protocollo di legalità sugli appalti in Sicilia. E’ tra i fondatori dell’associazione antiracket di Ragusa. Attualmente dirige il dipartimento sviluppo territoriale della CGIL di Ragusa. E’ volontario della Protezione Civile.

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