Il diario – nella bolla temporale: Butembo.

Primo risveglio in Congo. Seconda pagina del mio diario. Le prime “visite guidate” a Butembo.

11.01.14

Butembo 21:39

– mi sveglio a Butembo. Una nebbiolina inattesa offusca un sole timido timido. Migliorerà, in fondo è estate. Vengo dalle prima battute travolto dalla gioia di alcuni ragazzi che addirittura mi fanno cercare. Sono appena arrivato, ma già mi conoscono, o meglio conoscono i miei genitori e mi vogliono incontrare. Io li conosco giusto di nome (a volte, nemmeno quello ad essere onesto), eppure mi fanno sentire in imbarazzo quasi, perché non riesco a corrispondere minimamente al loro trasporto. Subito dopo i primi minuti più formali, mi fanno addirittura sentire di famiglia, raccontandomi ( nonostante la comunicazione stentata che riusciamo ad intavolare) i lori problemi, le loro aspirazioni, descrivendomi le loro famiglie. Davvero un impatto forte, solo per il fatto di essere figlio di Mariuccia e Bartolo, faccio parte delle loro vite, e non è retorica, infatti adesso per loro è una festa che riesco solo ad intuire, come fosse tornato un fratello che non vedono da anni.Pazzesco! Sono convinto che per gli altri miei compagni di viaggio, per quanto le emozioni iniziali siano forti, non siano paragonabili. Non mi posso confrontare con nessuno, devo gestire quei sorrisi e quelle aspettative. Il mio viaggio inizia da qui. Bentrovata Maria Goreth, eccoti finalmente Evarist, finalmente sono in Congo pure io.

 

– Visitiamo la gemellata parrocchia di Santa Maria della Scala, nata proprio a memoria di quella di Noto. Abbiamo la nostra prima esperienza di condivisione con i bambini. Tanti, tantissimi. Come noi in Europa, non siamo più abituati a vedere. I rapporti iniziali vanno, dai “bon bon” ai “gimmifive” donati e scambiati, ma l’energia è tale che ti sembra già molto, siamo radiosi, dai più esperti a noi novellini. Salvo Susino travolto e travolgente, mai visto così. Grazie mamma Africa.

 

– Per me che la conoscevo, per noi che eravamo cresciuti anche insieme a lei sotto le grandi palme della piazzetta sacro cuore che ormai non ci sono più, per quello che è significata la sua morte per molti di noi, visitare il centro ginecologico alla memoria di Grazia, era un tappa fondamentale, d’obbligo. Di certo era una delle cose che mi ero ripromesso di fare, già da molto tempo, ancora prima di progettare e poi di decidere questo viaggio. Aver scoperto oggi che questo centro (nello stesso complesso  insieme al Centro Nutrizionale G. Cerruto) è considerato il migliore ospedale del Congo a detta di molti medici (laici e non certo della nostra diocesi, che magari potrebbero essere più coinvolti), è un centro di eccellenza ed è preso ad esempio in molte zone dell’Africa, è stato molto emozionante, e lasciatemi dire mi ha reso orgoglioso. Non ho altre parole per spiegarlo diversamente, ma vorrei esprimere a tutti, con l’umiltà e la curiosità con cui visitavo quelle stanze (dopo aver visto altri presidi ospedalieri ho ancora di più la percezione di quanto lavoro sia stato fatto e nella direzione giusta, NDR),la gioia che si prova a sperimentare che da tanto tragico dolore la vita rinasce( poco prima avevamo anche visitato quello che probabilmente sarà uno dei migliori centri cardiologici di tutto il centro Africa, sempre realizzato dalla diocesi di Noto, dedicato alla memoria del fratello del vescovo, anche lui prematuramente scomparso) , e assume queste forme bellissime per affermare la presenza, per ESSERE nel senso più pieno che possa esistere. E’ stato come andare a trovare un’amica d’infanzia che non rivedi da tanto, e scoprire che ne ha fatta di strada e la sua vita rende felici centinai di famiglie. Grazie, alé.

#tresonolecosemacenesonoalcunedicuiandareorgoglioso

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Vivo a sudditunisi, dopo aver girato l'Italia per un po'. Sono zio di una regina degli elfi, tifo l'Inter dai tempi in cui perdevamo sempre, ma eravamo invincibili. Voto il Pd quasi per lo stesso motivo. Scrivo di pallone, ma ho un libro nel cassetto dal titolo goloso. Alè.

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