Il fenomeno mediterraneo della “famiglia prolungata”

La “famiglia prolungata” è quella formata dalla coppia genitoriale e dai figli giovani adulti, identificabili come coloro che rimangono nella famiglia d’origine nonostante l’aver già superato l’ età del matrimonio (30 anni circa). Che l’età sia riferita al matrimonio non è ovviamente casuale, ha a che fare con il fatto che, in Italia soprattutto, coincide con l’uscita da casa dei figli.

Al modello mediterraneo della famiglia lunga, in cui i figli tendono a rimanere nella casa genitoriale prolungando la fase giovanile e le tappe che la distinguono (la fine degli studi, la ricerca di lavoro e di un’abitazione, la scelta del matrimonio), si contrappone il modello nord-europeo, in cui i figli, grazie anche ad un supporto dello Stato che tende a garantire uno svincolo economico fra figli e famiglia, vanno via di casa e se vi ritornano è solo per imprevisti temporanei, dato che per loro vivere da giovani adulti con i propri genitori rappresenta uno stigma sociale.

In Italia, per circa il 60% dei trentenni non è così, è una situazione “normale”.

Questo modello familiare implica risorse ma soprattutto rischi, se non adeguatamente valutato.

Fra i vantaggi: l’essere adulti nelle scelte e consapevolezze rimanendo comunque figli. Proprio perché presente ancora lo status di figlio, si allontanano le responsabilità e gli impegni, rimanendo sempre aperti a qualsiasi prospettiva. Il vantaggio è anche dei genitori che, convivendo con i figli giovani adulti, esercitano ancora su di loro il ruolo di genitori responsabili, motivo per cui si percepiscono ancora “giovani” ed allontanano inoltre il duro compito di ritrovarsi ad essere di nuovo coppia (padre e madre che ridiventano marito e moglie).

I rischi sono impliciti ai vantaggi stessi: un trentenne o anche più, rimandando le proprie responsabilità non porta a termine il proprio processo di individuazione, non completa il proprio progetto di vita e non riesce a mantenere un attaccamento sano con la propria famiglia d’origine. Lo svincolo dai propri genitori non deve essere certamente una fuga od un compromesso (non funzionerebbe) ma deve essere supportato da entrambe le parti, quindi dai genitori e figli.

I genitori che non “permettono” ai figli già adulti di terminare il loro processo di autonomia creano uno stallo generazionale, cioè un blocco delle identità, per cui il sentimento che più prevarrà sarà quello della confusione, sia all’interno della propria famiglia che nella società.

I compiti generazionali sono di entrambe le parti. I figli dovrebbero definire un proprio progetto di vita e quindi di differenziazione dalla propria famiglia, facendo delle scelte concrete nei vari ambiti di vita (studio, lavoro, affetti, società); la famiglia dovrebbe favorire e promuovere ciò, aiutando i figli al traghettamento verso il ruolo di adulto, riconoscendo loro la capacità di avere delle responsabilità.

Anche lo Stato ha la sua parte, non decisiva ma di supporto. Dovrebbe impegnarsi, come nei paesi nord europei, a garantire da parte della società una maggiore fiducia sui giovani, investendo per loro in progetti occupazionali, politici e di equità sociale.

 

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Nata a Ragusa e vissuta a pochi passi dal mare… cresco a Pozzallo. Dopo la maturità classica mi trasferisco nella bella Palermo, iscrivendomi al corso di laurea di psicologia, la grande Passione. Palermo è certamente una città per me del cuore, dalla quale ho preso il suo meglio, cercando anche di donarle il mio di meglio: la spensieratezza, la gioventù, la curiosità intellettuale, la vitalità. Oggi sono specializzanda in psicoterapia familiare e sistemica del CTR di Catania e radicata nell’ibleo, dove svolgo la libera professione con un’unica certezza per me e per chi confida nel mio sostegno: “Non è mai troppo tardi per essere felici”.

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