Il nuovo Governo: le pagelle ai politici di Emiliano Di Rosa (prima parte)

MATTEO SALVINI. La nomina del suo successore al Viminale, la dottoressa Luciana Lamorgese (unico “tecnico” del Conte2) è la conferma che il ministero dell’Interno andava decongestionato da un’eccessiva “politicizzazione” senza precedenti nella storia della Repubblica e, forse, pure riavvicinata al mondo del volontariato laico e cattolico. E ancora: su Facebook, piaccia o non piaccia, si possono aumentare i consensi a dismisura ma reggere e garantire la sicurezza pubblica facendo i conti in e con il Parlamento è altra cosa. Il leader della Lega nel raddoppiare in un anno il consenso a se stesso e al suo partito aveva sacrificato il rispetto e la fiducia di un’altra parte, consistente, dell’opinione pubblica, del sentimento popolare e degli eletti dal popolo. La ciliegina sulla torta è stata la scelta, clamorosamente toppata, di togliere la fiducia all’esecutivo con la convinzione di poter passare subito all’incasso nelle elezioni anticipate. PRESUNTUOSO – VOTO 4 

DARIO FRANCESCHINI. Un democristiano d’altri tempi che si è benissimo adattato al tripolarismo della “terza Repubblica” tessendo trame ragionate e sottili e garantendo oggi ben 9 ministeri (compreso il suo) a un partito che obiettivamente aveva perso le elezioni nel 2018. Lo ha fatto con diligenza, intuito e la legittimazione dei meccanismi parlamentari che sono fondamento della nostra Repubblica. Per chi vuol guardare lontano non è peregrina l’ipotesi di incontrarlo di nuovo al Quirinale, magari tra 9 anni, con altri incarichi. SCALTRO  – VOTO 7 

LUIGI DI MAIO. Probabilmente la Farnesina sarà il suo “canto del cigno”. E’ comunque un incarico prestigioso soprattutto perché l’ex vicepremier non ha un curriculum tale da meritarselo e poi perché pur di “cadere in piedi” ha dovuto sacrificare quasi tutta la squadra dei ministri del Conte1 a lui fidati ovvero Trenta, Toninelli e Grillo (Giulia). Nondimeno prima è stato ripreso, corretto e delegittimato dal fondatore e titolare del simbolo del M5S, Giuseppe Piero Grillo da Genova (detto Beppe), poi ha dato l’impressione di piagnucolare per una di quelle “poltrone” tanto biasimate dai puristi del Movimento, infine oggi appare isolato e pronto solo a girare il mondo facendo tappa nelle varie ambasciate con interpreti al seguito. INFANTILE – VOTO 5 

NICOLA ZINGARETTI. Non si vedeva un voto all’unanimità in una direzione del PD dai tempi della sua fondazione e l’ok all’alleanza giallorossa ha stupito tutti: ex DS, renziani, cattocomunisti, liberalprogressisti, dalemiani, veltroniani, miglioristi, residuati bellici e giovanissimi nuovi dirigenti … Le indiscrezioni raccontano di una sua prima strizzatina d’occhio a Salvini come contributo alla scelta del leghista di far cadere il governo auspicando l’immediato ritorno alle urne. Se così fosse allora il trappolone all’ex numero uno del Viminale sarebbe stata una delle mosse politiche più azzeccate dal dopoguerra ad oggi. Altrimenti, se il segretario Zingaretti risultasse beneficiato dalle circostanze e basta per lui andrebbe bene lo stesso. Ricordiamo che quello che fino a sei mesi fa era per i più “il fratello del Commissario Montalbano” o al massimo il Presidente della Regione Lazio oggi ha ben altre autorevolezza e visibilità politica e mediatica. FORTUNATO – VOTO 6

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43 anni, giornalista da 20 e professionista da 12, una lunga esperienza di cronista parlamentare alle spalle, tanto a Roma quanto a Palermo, assieme alla passione per tutte le vicende politiche che riguardano, in particolare, gli enti locali siciliani.

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