Il termine per dare suggerimenti al Governo sulle riforme da attuare…

Forse non molti se ne sono accorti, ma mentre tutti gli esemplari di HOMO POLITICUS italiani facevano di tutto per distrarre l’attenzione della gente dai veri problemi che affliggono il nostro Paese, alcuni soggetti, come al solito non eletti democraticamente, ma “nominati” da qualcuno (neanche lui eletto dal popolo), decidevano del futuro dell’Italia.

L’8 Ottobre 2013 è scaduto il termine per la consultazione pubblica finalizzata a raccogliere i suggerimenti dei cittadini sulle riforme costituzionali. L’iniziativa annunciata lo scorso 5 luglio dal ministro per le Riforme costituzionali, Gaetano Quagliariello, tanto ufficiale quanto poco pubblicizzata, in realtà, più che ad ascoltare il parere degli italiani in materia di modifiche costituzionali, forse serviva a tutelare il governo con l’alibi del ricorso ad uno strumento “di democrazia partecipativa complementare ai cosiddetti canali tradizionali”. In realtà i più ricorderanno che, non senza sollevare qualche polemica (subito messa a tacere da tutti i partiti di governo i cui esperti erano stati pariteticamente coinvolti), appena nominato, il capo del governo aveva ritenuto necessario istituire un gruppo di esperti, che si pensò bene, forse per evitare discussioni sulle loro competenze, di definire gruppo dei “saggi” (sui criteri per valutare la “saggezza” dei soggetti indicati dai partiti della maggioranza non è stato detto nulla). E mentre il governo e il parlamento deliberavano alcune misure fondamentali per la sopravvivenza degli italiani, il gruppo di “saggi” (cinque dei quali oggi indagati per reati legati alla loro professione, insieme con un ex ministro e un ex Garante della Privacy) in soli 12 giorni elaborava due documenti e li consegnava nelle mani di Napolitano.

In realtà su alcuni dei “saggi” alcuni si erano già posti degli interrogativi. De Vergottini, Cerrina Feroni, Ida Nicotra, Pitruzzella, Zanon e Caravita, ad esempio, erano tra i firmatari, nel 2008, di un appello in sostegno del Lodo Alfano (“Disposizioni in materia di sospensione del processo penale nei confronti delle alte cariche dello Stato”, legge 124/2008). Legge dichiarata incostituzionale dalla Corte costituzionale nel 2009 per violazione degli articoli 3 e 138 della Costituzione (sentenza 262\2009). Appare quanto meno strano, quindi, che le stesse persone siano state incaricate di emettere proposte per modificare la Costituzione …. Un altro membro del gruppo, la Violini, anche lei indagata dalla procura di Bari, aveva sostenuto una legge ad personam dichiarata parzialmente incostituzionale come quella sul legittimo impedimento, sostenendo l’ardito concetto che l’articolo 3 della Costituzione (“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge…”) “non riguarderebbe le figure istituzionali quali il premier” (come riportato dall’International Business Times).

Ad ogni modo, in brevissimo tempo (tale far sorgere il dubbio che fossero già pronte) i “saggi” prima dell’estate hanno presentato i loro “saggi” suggerimenti per salvare l’Italia: la Relazione Finale del Gruppo di Lavoro sulle riforme istituzionali (elaborata da Filippo Bubbico, Giancarlo Giorgetti, Enrico Giovannini, Enzo Moavero Milanesi, Giovanni Pitruzzella e Salvatore Rossi) e la Relazione del Gruppo di lavoro in materia economico-sociale ed europea (redatta da Mario Mauro, Valerio Onida, Gaetano Quagliariello, Luciano Violante). Pochi, anzi pochissimi quotidiani hanno dedicato a questi due documenti l’importanza che meritavano. Eppure in questi documenti, accanto a misure ovvie e, che almeno in teoria, avrebbero dovuto essere già avviate da tempo (o che non potranno mai esserlo a meno di violare le direttive comunitarie), si parlava di cambiare il Paese. A cominciare dalla Costituzione.

Le proposte contenute nei due documenti facevano riferimento a iniziative per la crescita economica, come promuovere il credito alle piccole e medie imprese e completare il pagamento dei debiti commerciali della pubblica amministrazione (ovvero fare in modo che lo Stato e le banche, che lo stesso Stato ha finanziato mettendo nelle loro casse miliardi di Euro destinati alle imprese, glieli dessero davvero). Si parlava di accelerare l’uso dei Fondi strutturali dell’Unione Europea (ovvio, considerando che nel 2013 gli attuali Pregrammi Operativi basati sui fondi strutturali avranno termine). Si suggeriva di potenziare il settore turistico e valorizzare il patrimonio culturale (mentre parte del nostro patrimonio, si pensi a Pompei, crolla letteralmente a pezzi) e di favorire la ricerca, l’innovazione e la crescita delle imprese. Si proponeva di sostenere le PMI nella partecipazione alle gare per i fondi dell’Unione Europea (finalità in realtà già esistenti). Si suggerivano misure per migliorare il rapporto tra Fisco e cittadino e per rafforzare la lotta all’evasione fiscale (salvo poi non far pagare l’IMU alla Chiesa, non incassare quanto dovuto dalle ditte che gestiscono slot machines e lasciare che il sommerso sia in costante crescita…). Nei documenti preparati con cura dai “saggi” veniva suggerito di aumentare la concorrenza in settori come i trasporti o le assicurazioni o l’energia (dimenticando che la situazione di monopolio per molti di questi settori è dovuta alla statalizzazione delle aziende leader, basti pensare alle Ferrovie dello Stato o all’ENEL o all’ANAS).

Altri suggerimenti dimostravano la grande saggezza dei tecnici (ma il governo tecnico non era finito con le dimissioni di Monti?) come quello di fornire sostegno alle persone e alle famiglie in grave difficoltà economica (salvo poi aumentare il gettito fiscale per impoverirle ancora di più) o quello di favorire il lavoro femminile (eppure già nei primi anni novanta era stata varata la legge 215 per l’imprenditoria femminile), di potenziare il telelavoro, di migliorare le relazioni industriali disciplinando la rappresentatività sindacale (dopo ciò che è successo in Fiat, dove i lavoratori prima sono stati costretti a rinunciare al contratto e poi sono stati licenziati, ogni considerazione in materia sarebbe superflua). I “saggi” hanno proposto di contrastare il fenomeno dell’abbandono scolastico e sostenere il diritto allo studio e hanno raccomandato la digitalizzazione delle scuole (dimenticando che, nel frattempo, le risorse a disposizione della scuola sono diminuite e che un fetta rilevante del territorio nazionale non dispone ancora della cosiddetta banda larga e quindi che la connessione in rete è estremamente lenta e farraginosa. Ma questo forse i “saggi” non lo sanno).

Ma dove i suggerimenti dei “saggi” avrebbero dovuto attirare l’attenzione della popolazione e, soprattutto, del Presidente della Repubblica è nell’ambito delle riforme istituzionali. Sì perché alcuni dei suggerimenti proposti riguarderebbero modifiche rilevanti come, ad esempio, la modifica dell’articolo 81 della Costituzione. Ebbene questo articolo, in cui è stato recentemente inserito il concetto di pareggio di bilancio per lo Stato, era già stato modificato solo pochi mesi fa, nel corso del governo Monti (per costringere l’Italia a pagare somme sempre maggiori a soggetti privati). Ora i “saggi” hanno proposto di modificarlo ulteriormente e di rivedere il Patto di stabilità. Gli stessi “saggi hanno proposto norme e modalità organizzative per una più spedita emanazione dei regolamenti attuativi di leggi già approvate dal Parlamento (e forse così, entro il 2025 sarà possibile vedere la nuova legge elettorale, dato che il leggendario Porcellum è criticato da tutti, ma ancora immutato dopo otto anni). E molti altri sono stati i suggerimenti dei “saggi” (come abbiano fatto a studiare tutte queste misure in pochi giorni è un mistero). Di sicuro non è un mistero che molte delle vere soluzioni proposte finirebbero per modificare sostanzialmente la Costituzione. Si va dalla modifica delle procedure per il referendum abrogativo o per le iniziative popolari a veri e propri stravolgimenti della Costituzione. Addirittura sarebbe stata proposta (e senza che nessuno dicesse nulla) l’istituzione di una commissione per la riforma di alcuni aspetti della Seconda Parte della Costituzione, la revisione dell’art.66 (forse sapendo cosa sarebbe successo a Berlusconi, è stata anche proposta l’istituzione di un giudice per le cause di ineleggibilità e di incompatibilità), la trasformazione del Senato in Camera delle Regioni e molte altre. Ma quella che più di ogni altra avrebbe dovuto destare sorpresa e scalpore è la proposta di revisione dell’art.117 della Costituzione, ovvero l’articolo che assegna la potestà legislativa allo Stato e alle Regioni “nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali”, indicando molto esplicitamente quali sono gli ambiti di applicazione del potere legislativo dello Stato. In altre parole, i “saggi” hanno proposto di modificare interamente il nostro modo di essere Stato e “res pubblica”. E quando lo hanno fatto nessuno ha aperto bocca.

Ma non è finita qui. Per poter dire “Ve l’avevamo detto. Ora non prendetevela con noi”, come detto prima, il 5 luglio scorso il ministro per le Riforme costituzionali, Gaetano Quagliariello, ha attivato lo “strumento di democrazia partecipativa complementare ai cosiddetti canali tradizionali”. Pur sapendo che lo stesso non avrà alcuna valenza statistica (e allora perché farlo e spendere i soldi degli italiani?). Agli italiani è stato chiesto un parere (ma non bastavano per questo il governo di larghe intese e il gruppo dei “saggi”?) su forma di governo e parlamento, strumenti di democrazia diretta e autonomie territoriali. L’8 ottobre scorso è scaduto il termine per la consultazione pubblica. Cosa accadrà non è dato saperlo, ma se queste sono le premesse, le prospettive per gli italiani e per la Costituzione non sono certo rosee….

Pochi giorni fa Letta, dopo la decisione della commissione sulla sorte di Berlusconi ha detto che si chiudeva il ventennio di un certo “governo dell’Italia”, quello gestito da colui il quale Philip Ridet, giornalista di Le Monde, ha definito, nel suo libro “L’Italie , Rome et moi Le Monde del 4 ottobre 2013”, “imprevedibile, fuori legge, ridicolo, patetico….” con “una sete di potere senza fine e problemi giudiziari […] un conflitto di interessi permanente, che sono una fonte di lavoro per giornalisti di tutto il mondo”. La domanda ora è questa: siamo davvero sicuri che sia cambiato qualcosa o che non si sia trattato solo di un passaggio di consegne? Letta parla di “difesa della Costituzione”, ma, esattamente come hanno fatto i suoi predecessori, si guarda bene dal discutere problemi come quelli del gettito fiscale enorme o del conflitto di interessi o dello stravolgimento della Costituzione (non dimentichiamo che già nel 2003 ci aveva provato Berlusconi e che il suo tentativo era fallito nel 2006) e incarica i suoi esperti di modificarla. Allora Napolitano commentò dicendo: “Non sarà facile la battaglia per il rigetto della riforma costituzionale del centro destra” (G. Napolitano, 25 novembre 2004 ass. ex parlament). Oggi ci si sta provando di nuovo e lo si sta facendo senza tenere conto dell’art. 138 della Costituzione ma basandosi sul consiglio di “saggi” e di suggerimenti popolari non rappresentativi della maggioranza della popolazione…..

C.Alessandro Mauceri

 

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