“Inciminati” della SS 514 Ragusa-Catania

Nell’ultimo quarto di secolo ai protagonisti che si sono succeduti a discutere, promettere e rassicurare sulla trasformazione in moderna autostrada della vecchia, sporca e pericolosa Strada Statale 514 che collega Catania a Ragusa gliene sono state dette di tutti i colori. Membri più e meno autorevoli del Parlamento nazionale e dell’Assemblea regionale siciliana, ministri, sindaci, assessori, presidenti, consiglieri, sindacalisti, industriali, dirigenti e funzionari di ogni ente: i fatti dimostrano che (con qualche rara eccezione) critiche, disappunto, scetticismo e delusione se li sono meritati tutti. Almeno 500 morti nel passato, condizioni da terzo mondo nel presente, ancora nulla di concreto nel futuro: la strada è lì, sempre uguale a se stessa, il CIPE (Comitato Interministeriale per l’Economia) da mesi dovrebbe dare il via libera definitivo ma anche nell’ultima seduta, fissata per l’11 di luglio, dall’ordine del giorno il raddoppio della Ragusa-Catania è scomparso per incanto e per l’ennesima volta. A Modica, uno dei comuni più belli del sud est siciliano che vanta l’unica provincia d’Italia senza un chilometro di autostrada (Ragusa) c’è un nome particolare per la pagnotta che si condisce con olio, origano e pomodori secchi e che, servita calda, è una prelibatezza assoluta: “inciminata”. Se parlate con qualche anziano con memoria storica e umorismo ancora pimpanti vi potete far raccontare l’origine della “inciminata”, l’etimologia e la filologia del termine.

 Ebbene vi fu un tempo in cui alcune anziane massaie stavano preparando le pagnotte e volevano spiegare al meglio alle loro figliole e nipoti la consistenza che doveva avere l’impasto manipolato nello “scaniaturi”; una consistenza molto particolare, ancora più morbida del pane di casa, più soffice ed elastica, quasi spugnosa ma senza eccedere altrimenti la pagnotta casalinga non avrebbe retto alla cottura nel forno a legna … le figlie e nipoti erano in età da marito o quasi e fu allora che alla più spavalda delle vecchiette venne in mente la similitudine e metafora perfetta per l’impasto delle pagnotte. Lo scrivente ammette, a questo punto, di essere un po’ imbarazzato ma alla fin fine è di etimologia e filologia che stiamo parlando quindi bando all’imbarazzo e andiamo al sodo. 

Il membro maschile a Modica si chiama “mincia” ovvero la classica minchia del dialetto siciliano che perde un’acca. Quando la mincia viene “minata” ovvero è sottoposta a masturbazione, avviene l’eiaculazione e di conseguenza,  per qualche minuto almeno, l’organo maschile si affloscia inesorabilmente. Quella è la “mincia minata” e la sua consistenza, la sua serenità, la sua morbidezza, la sua inerzia che già la facevano metafora, a Modica, per le persone apatiche, accidiose e incapaci la portarono ad essere pure spiegazione e suggerimento prezioso alle giovani leve della panificazione. Affinchè le nipoti raggiungessero la consistenza perfetta nell’impasto della pagnotta le nonne dunque le incalzarono ricordando e descrivendo la “mincia minata” … infine anche le stesse pagnotte presero il nome di “minciminati”. Al nome, per non eccedere in malizia, venne tolta la “m” iniziale e furono definitivamente “inciminati”. 

Nello specifico del raddoppio della Ragusa-Catania recentemente posticipato per l’ennesima volta, così come è accaduto anno dopo anno, decennio dopo decennio, questa storiella è utile per salutare simpaticamente tutti coloro i quali hanno promesso e assicurato dal secolo scorso che la nuova superstrada a 4 corsie fosse praticamente cosa fatta. A riverire tutti lorsignori che dagli scranni di Senato, Camera, ARS, ministeri, assessorati, consigli provinciali e comunali, poltrone dirigenziali all’ANAS, al CIPE, a CIP e CIOP, CGIL, CISL e UIL, RIC e GIAN, QUI, QUO E QUA, Confindustria, Confcommercio, Confartigianato, Confettura, Confraternita e ogni associazione, sigla e acronimo che vogliate. Vi salutiamo e riveriamo per quel che avete fatto e per la consistenza delle vostra retorica e delle vostre promesse, vi salutiamo per quel che siete stati e ancora, fino a prova contraria, siete: pagnotte modicane o meglio “inciminati”!

Emiliano Di Rosa

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43 anni, giornalista da 20 e professionista da 12, una lunga esperienza di cronista parlamentare alle spalle, tanto a Roma quanto a Palermo, assieme alla passione per tutte le vicende politiche che riguardano, in particolare, gli enti locali siciliani.

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