“Italgas”, chiesti altri sei mesi di commissariamento. Intanto emergono nuovi dettagli legati ai Cavallotti

La Procura di Palermo ha chiesto la proroga di sei mesi dell’amministrazione giudiziaria per Italgas, cioè l’azienda di Stato (quotata in borsa) e commissariata per infiltrazioni mafiose dal Tribunale del capoluogo siciliano e per Gas Natural, altra azienda che gestisce le attività di distribuzione del gas naturale sulle reti urbane.

Entrambe le società, da luglio scorso, sono guidate da amministratori nominati dalla sezione misure di prevenzione del tribunale di Palermo presieduta da Silvana Saguto. I giudici hanno fissato al 18 dicembre prossimo l’udienza in cui si valuterà se prorogare o meno il commissariamento. 

E proprio nell’affare “Italgas”, continuano ad emergere particolari sempre più inquietanti e collegamenti con le aziende dei fratelli Cavallotti, Vincenzo, Gaetano e Vito, imprenditori di Belmonte Mezzagno (LEGGI LA NOSTRA INCHIESTA).

Belmonte Mezzagno, paese del palermitano di poco più di 11 mila anime, ha dato i natali – non va dimenticato – a Benedetto Spera, boss mafioso della famiglia che prende il nome dal Paese e che è stato un uomo di assoluta fiducia dell’ex capo di Cosa Nostra, Bernardo Provenzano.

Così si viene a scoprire – a seguito dalla audizione in Commissione Antimafia del procuratore aggiunto della Repubblica di Palermo, Bernardo Petralia, del sostituto procuratore Dario Scaletta, e del sostituto procuratore della Direzione nazionale antimafia, Maurizio De Lucia -, per esempio, attraverso l’accesso ad alcuni cantieri a Chiavari (in Liguria), che il personale che ci lavorava fossero operai di Belmonte Mezzagno, trasferiti al nord. 

Il sostituto Scaletta ne spiega il motivo: “Nonostante, i costi della gestione del personale non consentiva di essere coperto dal corrispettivo percepito e continuavano a lavorare perché avevano la convenienza economica nella misura in cui riuscivano a ottenere l’affidamento di lavori in altri territori e in altre zone”. 

E non solo, poiché la stessa scena la si ritroverà in un cantiere della “Crm snc” di Alfredo Curatola a Reggio Calabria, dove dall’accesso ai cantieri si verificò come i mezzi fossero della “Euro Impianti Plus” ed il personale, appunto, fosse originario di Belmonte Mezzagno

Ritornando alla questione dell’Italgas emerge (dall’audizione) che i fratelli Cavallotti con le loro aziende avevano costituito, a proposito della rete gas, una rete operativa concreta attraverso dei manicotti in ottone, che si sono rivelarono poi difettosi.

Nel gennaio 2010, questi difettosi manicotti di ottone erano riscontrati da Italgas, che ottiene un indennizzo da Comest (società dei fratelli Cavallotti, poi in amministrazione giudiziaria) e aveva ottenuto anche degli interventi riparatori di bonifica, che Italgas tuttavia volle affidare alla società Euro Impianti Plus

Da qui il problema, in quanto si scopre che la “Euro Impianti Plus” fosse un’impresa a cui partecipavano, come dipendenti e come sostanziali amministratori, alcuni figli e affini di alcuni dei Cavallotti

Questo fa sorgere il sospetto – secondo i Giudici del Tribunale di Palermo -, che giustificherà poi anche la richiesta di amministrazione giudiziaria e di sequestro di Euro Impianti Plus, di un riciclo, attraverso rapporti con una ditta che, attraverso le indagini di polizia giudiziaria, si riconduce allo stesso ceppo che costituisce il referente di quell’amministrazione, con il rischio quindi di vedere nascere un rapporto identico.

“Potremmo dire che Italgas – dichiara il Procuratore Bernardo Petralia – vuole a tutti i costi questo rapporto con Euro Impianti Plus per l’assistenza e manutenzione delle reti”.

In modo particolare, i profili di gravi anomalie riscontrati nella vicenda “Italgas”- secondo i Magistrati – possono essere racchiusi in due concetti più specifici: distacco di personale e nolo a freddo

L’anomalia emersa dagli accertamenti è che, attraverso l’esistenza di patti di distacco di personale dipendente, di fatto la gara d’appalto è vinta solo formalmente da società con cui è stipulato il contratto, ma l’esecuzione dei lavori è concretamente svolta da un soggetto che distacca, appunto, il personale, fornisce i mezzi, noleggia le attrezzature e che non è idoneo a ricevere direttamente affidamenti da Italgas poiché sprovvisto delle qualifiche necessarie per partecipare alla gara.

Ma non solo, poiché (sempre secondo il dottor Scaletta) “I fratelli Cavallotti avevano viste sequestrate le loro società ed erano stati destinatari del provvedimento di sorveglianza speciale con obbligo di controllo, quindi erano soggetti la cui pericolosità sociale era ormai attestata. 

Ciononostante, partecipano e sono ricevuti alle riunioni Italgas, presso la sede della SNAM Rete Gas” (in particolare si presenterà Vincenzo). “In questo modo, oltre a svilire il provvedimento dell’autorità giudiziaria, si finisce per rafforzare di fronte alla comunità il potere criminale di questi soggetti che, nonostante risultino destinatari di provvedimenti giudiziari, continuano a operare e a svolgere l’attività”.

Infine è il sostituto procuratore Nazionale antimafia, Maurizio De Lucia, a spiegare come, nonostante un’assoluzione, i Cavallotti siano coinvolti. 

“Vi è stata poi una serie di alterne vicende processuali, la cui conclusione processuale penale è stata una sentenza di assoluzione. Come tutte le sentenze di assoluzione, però, deve essere letta. Una serie di dati processuali lì non hanno trovato, per una serie di questioni di natura formale, soddisfazione. Della documentazione riferibile a Bernardo Provenzano, che parla di appalti all’epoca di natura miliardaria, che riguardavano il gruppo Cavallotti, ha avuto una valorizzazione diversa in sede processuale, ma questo non toglie che quel materiale trova nuovo utilizzo nella misura di prevenzione attualmente pendente.

Un gruppo che lavora da anni sul territorio siciliano, quindi, davvero non poteva non conoscere l’entità di soggetti di questo tipo, che peraltro nella realtà da cui vengono, Belmonte Mezzagno, un paese di poche migliaia di anime, sono ben noti sia per le capacità imprenditoriali sia per il tipo di rapporti che hanno con la criminalità mafiosa in quel territorio, che è stata per anni rappresentata dal braccio destro di Bernardo Provenzano, Benedetto Spera”.

 

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