Ivano Inglese: da tre anni non ci sei, ma il tuo ricordo vive! Chi ha visto e non parla è complice…

Ivano Inglese era un ragazzone, trentaduenne, pieno di vita. Meritava una vita, con i suoi sbagli (che certamente ci saranno stati) ma pur sempre vita. Una vita coi suoi sogni, con la sua relazione sentimentale. Con la sua splendida famiglia.

La stessa vita che ancora oggi, a distanza di tre anni, stanno continuando a fare tranquillamente quei killer criminali che lo freddarono con sei colpi d’arma da fuoco.

Sei colpi calibro 7,65, nella Contrada Pozzo Ribaudo a Vittoria, tristemente nota per essere il “regno” dei Piscopo (famiglia mafiosa locale).

Un omicidio avvolto nel mistero più fitto quello di Ivano Inglese. Poco prima di chiudere il distributore, alle 19,30 di quel maledetto 20 settembre, Ivano telefonò alla sua ragazza, Valentina, preannunciandole il suo arrivo a casa.

Ma in quella casa Ivano non arrivò mai.

L’auto di Ivano era una Volkswagen Golf, parcheggiata sul dosso di una strada inter-poderale di Contrada Pozzo Ribaudo a Vittoria in provincia di Ragusa. Entrambi gli sportelli anteriori erano aperti. 100 metri più avanti giaceva il corpo, senza vita, di Ivano, crivellato da 6 colpi di arma da fuoco.

Sembra che il suo assassino abbia inseguito il giovane per diversi metri, sparandogli più volte contro, fino a raggiungerlo ed esplodere il colpo mortale.

Fu il padre, allarmato per il mancato rientro del figlio (Ivano era abitudinario nelle sue azioni e avvisava sempre la madre sui suoi ritardi, spostamenti, contrattempi) a chiamare la Polizia.

Così, alle 22,40 circa, le Forze dell’Ordine individuarono prima la Volkswagen Golf della vittima parcheggiata sul dosso di una strada interpoderale e, 100 metri più avanti, il corpo privo di vita di Ivano.

Eppure qualcuno ha visto, qualcuno ha sentito. Ma nessuno parla. Una omertà paurosa che, prima o poi, verrà squarciata dal coraggio. Dal coraggio di qualcuno che non ci sta a vivere in quella merda di omertà.

Le forze dell’ordine continuano ad indagare. La magistratura non “molla” il caso.

Si deve far luce: chiunque sappia, parli. Altrimenti sarete complici. E lo avrete ucciso anche voi.

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Nato a Ragusa il Primo febbraio del 1983 ma orgogliosamente Modicano! Studia al Liceo Classico “Tommaso Campailla” di Modica prima, per poi laurearsi in Giurisprudenza. Tre grandi passioni: Affetti, Scrittura e Giornalismo.
“Il 29 marzo del 2009, con una emozione che mai dimenticherò, pubblico il mio primo romanzo: “Ti amo 1 in più dell’infinito…”. A fine 2012, il 22 dicembre, ho pubblicato il mio secondo libro: “Passaggio a Sud Est”. Mentre il 27 gennaio ho l’immenso piacere di presentare all’Auditorium “Pietro Floridia” di Modica, il mio terzo lavoro: “Blu Maya”. Oggi collaboro con: l’Agenzia Giornalistica “AGI” ed altre testate giornalistiche”.

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