La conoscenza: missile di emancipazione sociale

Vent’anni di rivendicazioni non sono, forse, stati sufficienti per dare centralità alla questione, ancora aperta, riguardante il diritto allo studio. Per capire la fondamentale importanza di questo diritto all’interno del panorama non solo della formazione scolastica ed universitaria, ma più in generale della democrazia, procediamo ad analizzare in cosa esso consista. Secondo la dottrina del ‘900 tutti i cittadini di un Paese possono dirsi tali in quanto hanno dei diritti e dei doveri. Nella fattispecie vi sono i diritti di cittadinanza che rispondono alle esigenze insopprimibili dell’essere umano, in quanto senza di essi non si potrebbe parlare di reale cittadinanza. Posto che la nostra società si fonda sul diritto e non sul privilegio, risulta appropriato delineare il diritto allo studio come reale diritto di cittadinanza, da concepire, inoltre, in un’ottica universale di ampio respiro che garantisca a tutti i cittadini (italiani e non) di accedere liberamente ai saperi senza vincoli di natura sociale, culturale, materiale o economica. La formale tutela di tutela di tale diritto, molto generale e poco incisiva, risiede nei seguenti articoli della Costituzione:

Dall’articolo 3 della Costituzione Italiana:

“É compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando la libertà e l’uguaglianza, impediscono il pieno sviluppo della persona umana (…)”

Dall’articolo 33 della Costituzione Italiana:

“La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione (…)”

 Dall’articolo 34 della Costituzione Italiana:

“La scuola è aperta a tutti (…)”

Ergo, ogni qual volta si leda il diritto allo studio, sono questi gli articoli ai quali riferirsi. In secondo luogo, mediante il seguente articolo (riformato dalla legge costituzionale n.3/2001) si deduce che se da un lato l’istruzione ed il diritto allo studio sono competenze di Stato e Regioni, resta ferma la potestà statale di determinare i livelli essenziali delle prestazioni (LEP) in materia di diritti civili e sociali:

 Dall’articolo 117 della Costituzione Italiana:

“Lo Stato ha legislazione esclusiva nelle seguenti materie:

(…)

m) determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale;

n) norme generali sull’istruzione; (…)

Sono materie di legislazione concorrente quelle relative a: (…) istruzione, salva l’autonomia delle istituzioni scolastiche e con esclusione della istruzione e della formazione professionale (…)”

In particolare la determinazione dei LEP riguarda in modo prioritario gli ambiti della sanità e dell’istruzione. Se però il legislatore statale si è mosso sin da subito per i LEP di sanità, ciò non è accaduto per l’istruzione. Sostanzialmente lo Stato ha il mandato costituzionale di fissare i LEP all’interno dei quali le Regioni possono espletare pienamente le proprie funzioni. Quindi un intervento serio in questo senso costituirebbe la soluzione verso l’eliminazione della forte sperequazione che vi è tra le varie leggi regionali sul diritto allo studio, che ad oggi sono addirittura venti. Tirando le somme, è innegabile che la Repubblica Italiana non garantisca a tutti il libero accesso ai canali formativi, ma bensì leghi l’apprendimento alle condizioni economiche e sociali di partenza. A dimostrazione di ciò, il tasso di scolarizzazione e di frequenza ai percorsi formativi nettamente inferiore rispetto a quello di Paesi come la Germania, la Gran Bretagna o i paesi Scandinavi. Proprio per questo all’interno del progetto di rivendicazione di una legge nazionale sul diritto allo studio, si inserisce l’esigenza di uno strumento efficace per gli studenti, che si identifica con il reddito di formazione, ossia un sistema integrato che punti a garantire a tutti i soggetti in formazione la possibilità di accesso ai canali formativi, alle borse di studio, ad una fitta rete di servizi sul territorio e alle agevolazioni sui consumi culturali. Tutto ciò manca in Italia e denota una forte insufficienza della governance odierna. Nemmeno questo ennesimo progetto (distruttivo per la scuola pubblica) divenuto legge, accenna alla questione così fondamentale ma così progressivamente ignorata dai vari governi che si sono succeduti e che in materia di istruzione hanno compiuto delle manovre quasi sempre distruttive, verso la privatizzazione dei saperi.

Ciò che è certo è che il movimento studentesco in questi anni è cresciuto a dismisura, collettivizzando la capacità di trasformare la delusione in forza di lottare. Di fronte all’approvazione di questa legge contro il volere del popolo, contro il concetto di partecipazione e democrazia, le rivendicazioni al diritto allo studio non cesseranno. Anzi, saranno sostenute con più fermezza e determinazione. Gli studenti saranno un mare in tempesta!

 

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Studentessa del Liceo Scientifico di Vittoria, sono Coordinatrice del sindacato studentesco Unione degli Studenti nel quale milito attivamente e con molta passione. Sono impegnata nelle questioni relative alla realtá studentesca sia sotto un punto di vista politico che sociale. Convinta che la scuola costituisca il primo mezzo (e anche il piú efficace) per liberare i saperi e formare il nuovo modello di societá, di politica e di sistema alternativo, mi trovo completamente d’accordo con uno dei pensieri piú celebri di Enrico Berlinguer: “Se i giovani si organizzano, si impadroniscono di ogni ramo del sapere e lottano, non c’è scampo per un vecchio sistema fondato sul privilegio e l’ingiustizia.”

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