La Finanza nella sede della Popolare agricola di Ragusa

La Guardia di finanza nella sede centrale della Banca agricola popolare di Ragusa. Un accesso nella sede di viale Europa che non è passato inosservato. Alla base dell’indagine aperta dalla procura ci sarebbero diverse decine di denunce di risparmiatori. In particolare, la questione al vaglio della magistratura riguarderebbe i titoli della Banca. Dal 2016, sostengono i comitati dei risparmiatori, la Banca agricola popolare di Ragusa avrebbe posto un limite al riacquisto delle proprie azioni, motivandolo con disposizioni della Banca d’Italia. Gli effetti riportati nelle denunce, riguardano l’impossibilità di disinvestire i soldi che i risparmiatori hanno investito nelle azioni della banca, dal momento che l’istituto di credito avrebbe appunto stoppato di fatto il riacquisto dei suoi stessi titoli. L’indagine punterebbe a comprendere se per la compravendita dei titoli, siano stati adeguatamente informati del rischio di mercati.

L’accesso alla sede della banca avrebbe come scopo l’acquisizione di documenti dal gruppo dirigente dell’istituto di credito utili all’indagine. Qualche giorni fa, è stata la stessa Banca agricola popolare di Ragusa a comunicare di avere ricevuto una convocazione in audizione, da parte della Commissione parlamentare sul sistema bancario e finanziario, e di avere accolto con favore “l’invito formulato dall’onorevole Carla Ruocco”, presidentessa della commissione, “ritenendo questa nuova occasione un’importante opportunità di chiarezza e di confronto, com’è già avvenuto nel recente passato allorquando Bapr ha partecipato a vari incontri istituzionali, tra cui alcuni tenutisi sin dal 2019 presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze”.
    L’istituto bancario nella nota sottolineava che “negli ultimi anni Bapr, oltre ad intraprendere varie iniziative, anche innovative, a beneficio dei quasi 20 mila soci della banca, ha mostrato ampia disponibilità al dialogo costruttivo nei confronti dei vari comitati di azionisti nel tempo costituitisi” e sosteneva che nonostante “tutte le azioni intraprese”, alcune “sparutissime frange di azionisti che, per il vero, non hanno mai voluto un confronto, tecnico e leale, con la Banca”, permanessero in “una conoscenza della normativa di settore parziale e non corretta”. Ed è dalle denunce dei risparmiatori e sulla chiarezza della normativa sul riacquisto dei titoli, che si incentra l’inchiesta odierna.

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