La guerra senza religione…

Oggi non posso restare chiuso tra le tranquille mura dei fatti modicani. Permettetemi di prendere un treno virtuale e correre, almeno con il cuore e con il pensiero, fino a Parigi, lì dove si è consumata una strage che difficilmente riusciremo a dimenticare.

Mi sembra quasi di vedere gli occhi sbalorditi delle vittime, morte mentre stavano solo cercando di vivere una normalissima vita quotidiana, un po’ di svago dopo una settimana di duro lavoro, persone come me e come voi cadute nella rete mortale dell’odio.

L’Isis ha sostanzialmente rivendicato l’eccidio, mentre i testimoni raccontano che gli attentatori inneggiavano ad Allah.

Allora questo odio è religioso? Possiamo veramente ritenere che un credente islamico possa odiare l’occidente a tal punto da uccidere?

Io Credo di no, perché l’islam esige il rispetto per le altre religioni e non costringe nessuno a credere nel suo messaggio: “Non vi sia costrizione nella fede”, dice la sura II, versetto 256.

La religione di Maometto non predica la violenza ma l’amore, il culto della Madonna, la fratellanza e la solidarietà. Basti pensare che il quarto, dei cinque pilastri su cui si regge l’insegnamento del Profeta, è la zakat, cioè l’elemosina. Il bravo musulmano è colui che “discretamente” distribuisce ai poveri e ai bisognosi una parte del denaro che ha guadagnato durante l’anno. Il bravo musulmano, quindi, non è colui che imbraccia il fucile e spara a tradimento contro altri uomini, donne e bambini, ma è colui che rispetta la vita e condivide la propria fortuna per un principio di Giustizia che promana da Dio. E, badate bene, dice la Parola che il denaro guadagnato viene distribuito ai poveri, senza specificare la loro fede religiosa. Questo deve pur significare qualcosa, no?

Ma allora da dove nasce tutto questo odio? Perchè la c.d. jihad?

Bene, per prima cosa chiariamo subito che Jihad in arabo significa sforzo. Nella tradizione musulmana classica si parla di sforzo su se stessi, nel senso di resistenza contro le tentazioni. Solo in un secondo momento il termine jihad è stato usato con il significato di guerra, nel senso di resistenza ad una minaccia esterna. Oggi questo termine è usato da qualcuno per inculcare un pensiero che, in realtà, non esiste affatto tra gli insegnamenti di Maometto. Questo pensiero, frutto di una forzatura interpretativa del Corano, predica la guerra contro tutti coloro che non credono in Allah, perché essi rappresentano una minaccia alla fede, per il solo fatto stesso di esistere.

Questo concetto è stato creato ad arte e abilmente instillato negli ambienti più poveri e disagiati dell’immenso e variegato mondo islamico, dove minore è il livello di alfabetizzazione e di cultura e dove maggiore è il bisogno materiale, per inculcare l’idea che l’occidente infedele è la causa dei mali del mondo, è il demonio che va combattuto e distrutto.

In realtà, dietro questo folle insegnamento, ci sono solo interessi di alcuni potentati economici e spregevoli ambizioni di altri potentati politici. Alla base di questi interessi c’è anche un cinquantennio di scambi economici tra occidente ed oriente, un mercato delle armi che ha ingrossato la pancia di molti imprenditori europei e statunitensi e che ha avuto come obiettivo comune la vittoria della guerra fredda contro l’ex Unione Sovietica.

Queste cose dobbiamo dircele chiaramente, perché non possiamo dimenticare l’appoggio americano ai talebani durante l’invasione URSS in Afghanistan, come non possiamo dimenticare i rapporti economici della famiglia Bush con i Bin Laden.

Nel famoso documentario di Michael Moore, Fahrheneit 9/11, il regista ha spiegato in modo assolutamente chiaro come le società dell’ex presidente USA, Bush senior, hanno lucrato per mezzo della guerra in Afghanistan e in Irak. Anzi, proprio mentre il figlio George W. bombardava le montagne abitate da Osama, George senior si recava in medio oriente per stringere accordi commerciali con le società appartenenti alla famiglia del capo terrorista.

L’occidente ha armato, per meri interessi politici ed economici, la frangia estrema di un terrorismo che di islamico non ha nulla, se non i proclami, ma che in realtà ha obiettivi ben diversi da quello di acquistare un posto in paradiso.

In questo spregevole gioco tra plutocrati a pagarne le conseguenze sono i più poveri, le persone comuni, le popolazioni dei paesi orientali, bombardate e ridotte in ginocchio economicamente, socialmente, umanamente. Ne paghiamo le conseguenze noi occidentali, perché subiamo gli attentati, ma anche perché diventiamo vittime della speculazione politica degli sciacalli locali, i vari Salvini e Le Pen che cercano di accaparrasi qualche voto sfruttando ignobilmente il nostro comune senso di paura.

Ieri ho sentito qualcuno sostenere che i fatti di Parigi sono dovuti alla straordinaria ondata migratoria proveniente dalla Siria. Sono rimasto sgomento di fronte ad una simile idiozia!

Ho immaginato, mentre questo qualcuno lo diceva, che un bambino siriano, di cui non conosceremo mai il nome perché non ha avuto la “fortuna” di essere fotografato nel posto giusto e nel momento giusto, chiudeva i suoi piccoli occhi, sotto il fragore immenso di una bomba e poi il silenzio, un silenzio marziano, inumidito dal rivoletto di lacrime e sangue, tra le braccia di una mamma dal cuore infranto.

Una mia amica di facebook ha detto che non possiamo parlare della grande guerra se prima non vinciamo la nostra piccola guerra interiore.

Ecco, forse sarebbe meglio vincerla questa guerra interiore, la stessa che ci ha convinto di essere migliori, la stessa che ci ha fatto credere nell’intelligenza delle nostre bombe, nella necessità di esportare la nostra democrazia.

Dobbiamo vincere la guerra interiore che ci spinge a considerare come religioso un conflitto che invece è solo politico ed economico e dobbiamo aprirci al prossimo con il cuore aperto al dialogo e all’amore, porgendo l’altra guancia, perché è questo che Gesù ci ha insegnato morendo sulla Croce.

Spero che le vittime di Parigi e quelle che ogni giorno cadono per mano della guerra, possano guardarci, tutte insieme da lassù, e pregare per noi abitanti dello stesso mondo, della stessa casa comune, per darci il coraggio di dire SI’, almeno una volta e per sempre…

E a chi si ostina a dire che il problema nasce dalla religione mi permetto di ricordre che, secondo gli insegnamenti islamici, Dio raccomanda la tolleranza e l’indulgenza di fronte a coloro che non credono nell’Islam.

La sura V, versetto 32 dice che “chiunque avrà vivificato una persona sarà come se avesse dato vita all’umanità intera”.

Come non condividere?

NESSUN COMMENTO

LASCIA UN COMMENTO

Aggiungi una immagine