La mafia non esiste (per qualcuno) a Roma…

La mafia non esiste.

Questo ritornello ogni tanto esce… Con troppi che alla prima occasione lo ripetono contenti.

Partiamo dall’ultimo caso, che da oggi possiamo definire “mazzetta capitale” in sostituzione del termine usato prima per non offendere le orecchie sensibili di alcuni, che ha visto condannare decine di persone a Roma ma senza aggravante mafiosa con pene che arrivano a 20 anni.

E partono i cori felici che dicono che per questo la mafia a Roma non c’è.

Il 416 bis prevede che:

“Chiunque fa parte di un’associazione di tipo mafioso formata da tre o più persone,, è punito con la reclusione da dieci a quindici anni.
Coloro che promuovono, dirigono o organizzano l’associazione sono puniti, per ciò solo, con la reclusione da dodici a diciotto anni.
L’associazione è di tipo mafioso quando coloro che ne fanno parte si avvalgono della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva per commettere delitti, per acquisire in modo diretto o indiretto la gestione o comunque il controllo di attività economiche, di concessioni, di autorizzazioni, appalti e servizi pubblici o per realizzare profitti o vantaggi ingiusti per sé o per altri, ovvero al fine di impedire od ostacolare il libero esercizio del voto o di procurare voti a sé o ad altri in occasione di consultazioni elettorali.
Se l’associazione è armata si applica la pena della reclusione da dodici a venti anni nei casi previsti dal primo comma e da quindici a ventisei anni nei casi previsti dal secondo comma.
L’associazione si considera armata quando i partecipanti hanno la disponibilità, per il conseguimento della finalità dell’associazione, di armi o materie esplodenti, anche se occultate o tenute in luogo di deposito.
Se le attività economiche di cui gli associati intendono assumere o mantenere il controllo sono finanziate in tutto o in parte con il prezzo, il prodotto, o il profitto di delitti, le pene stabilite nei commi precedenti sono aumentate da un terzo alla metà.
Nei confronti del condannato è sempre obbligatoria la confisca delle cose che servirono o furono destinate a commettere il reato e delle cose che ne sono il prezzo, il prodotto, il profitto o che ne costituiscono l’impiego.
Le disposizioni del presente articolo si applicano anche alla camorra, alla ‘ndrangheta e alle altre associazioni, comunque localmente denominate anche straniere, che valendosi della forza intimidatrice del vincolo associativo perseguono scopi corrispondenti a quelli delle associazioni di tipo mafioso”.

Tale articolo dovrebbe bastare ma visto che troppo spesso non basta occorerebbe fare in modo che si applichi pure alle mafie di ultima generazione, molto imbastardite con i c.d. colletti deviati, con dei ritocchini semplici semplici.

A prescindere dal caso di “mazzetta capitale”,  quando non viene riconosciuta la presenza della mafia solitamente è per automertà collettiva spesso involontaria: la paura di riconoscere in un territorio la presenza di una nuova forma di mafia o la presenza di una vecchia che si comporta in modo diverso.

Vorrei comunque tranquillizzare i romani…  Dopo il caso di “mazzetta capitale” siete lo stesso pieni di mafia. E’ sotto gli occhi di tutti ed i numerosi sequestri lo dimostrano.
Roma è una città in cui la mafia, la criminalità organizzata c’è. Mettetevi l’anima in pace.

NESSUN COMMENTO

LASCIA UN COMMENTO

Aggiungi una immagine