Occhi mani e piedi, l’importanza della comunicazione non verbale

Pur sapendo che non si giudica un libro dalla copertina, spesso creiamo le nostre prime impressioni su persone incontrate per la prima volta basandoci su ciò che possiamo inizialmente vedere e sentire. I nostri giudizi sugli altri sono infatti molto influenzati dai tratti fisici e dal linguaggio, sia verbale che non verbale. La comunicazione non verbale si basa sulle espressioni del volto, sul tono di voce, sui gesti, sulle posizioni e i movimenti del corpo. Questo tipo di comunicazione assolve a molte funzioni, come:

esprimere emozioni (ad es., aggrottando le ciglia, stringendo gli occhi e serrando la bocca si comunica rabbia).

comunicare atteggiamenti (ad es., verso chi ci piace sorridiamo e rivolgiamo spesso lo sguardo).

facilitare la comunicazione verbale (ad es., per segnalare la fine della nostra conversazione alla persona con cui stiamo parlando, abbassiamo la voce e iniziamo a guardare altrove).

Principalmente a dominare la comunicazione sono le espressioni del volto. Darwin con i suoi studi sull’evoluzione ci dice che le espressioni del volto hanno assunto un significato evolutivo: riuscire a comunicare con il viso uno stato emotivo (disgusto per un cibo,  paura per una persona o situazione) ha avuto per i nostri predecessori valore di sopravvivenza. Le emozioni che sono state riconosciute  come emozioni primarie principali sono sei: rabbia, felicità, sorpresa, paura, disgusto e tristezza, tutte riconoscibili da precise espressioni/ “smorfie” del volto. Altri canali di comunicazione non verbale sono i gesti delle mani e delle braccia; ogni cultura ne crea propri, e non sono quindi universali come le espressioni del viso (ad esempio, il pollice all’insù non in tutte le società ha il valore di comunicare “ok/va bene”). Interessante è sapere che ci sono differenze di genere nella comunicazione non verbale, per cui le donne risultano migliori sia nella capacità di codificarla che di decodificarla. Sono molto più brave degli uomini a scoprire una persona che mente ma, di contro, cadono più facilmente nel tranello delle comunicazioni ingannevoli (culturalmente hanno appreso a riporre più facilmente fiducia verso chi usa un linguaggio gentile e adulante). Nonostante la comunicazione non verbale possa aiutarci molto a conoscere alcuni tratti caratteristici di una persona, spesso comunque formuliamo giudizi sbagliati. Questo spesso accade perché troppo facilmente attribuiamo le azioni degli altri alla loro personalità, senza valutare l’importanza del contesto o della situazione, che possono esercitare un grande potere sulle persone. Inoltre, non ci accorgeremo mai che le nostre impressioni sono errate se le facciamo “avverare”. Questo è il caso della Profezia che si realizza: anche se un’impressione iniziale è imprecisa, spesso facciamo sì che si avveri con il nostro modo di trattare quella persona, spianando la strada quindi al nostro pregiudizio o giudizio errato. Diventiamo più precisi nel percepire gli altri solo nella misura in cui li conosciamo meglio e quindi, siamo capaci di giudicare gli altri sia con incredibile precisione, sia con tremendi errori di attribuzione.

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Nata a Ragusa e vissuta a pochi passi dal mare… cresco a Pozzallo. Dopo la maturità classica mi trasferisco nella bella Palermo, iscrivendomi al corso di laurea di psicologia, la grande Passione. Palermo è certamente una città per me del cuore, dalla quale ho preso il suo meglio, cercando anche di donarle il mio di meglio: la spensieratezza, la gioventù, la curiosità intellettuale, la vitalità. Oggi sono specializzanda in psicoterapia familiare e sistemica del CTR di Catania e radicata nell’ibleo, dove svolgo la libera professione con un’unica certezza per me e per chi confida nel mio sostegno: “Non è mai troppo tardi per essere felici”.

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