“La mia casa era un’oasi, il terremoto me l’ha distrutta”. La storia (sofferta) di Antonello Quartararo

Antonello Quartararo

“La mia casa era un’oasi, il terremoto me l’ha distrutta” sono parole di Antonello Quartararo, residente a Pisano ma spesso a Catania per motivi di lavoro. Attendeva il suo pensionamento per potersi trasferire definitivamente nella sua villa situata vicino Fleri che dista pochi chilometri dall’epicentro del terremoto avvenuto la notte tra il 25 e il 26 dicembre alle 3.15. Adesso,  Antonello, aspetta solo di capire quando potrà nuovamente tornare nella sua casa che è stata appena dichiarata inagibile. Un percorso lungo questo, che ancora non sembra prendere forma.

Abbiamo parlato molto, il suo dispiacere traspare in modo contenuto, ma pur sempre evidente.

I suoi ricordi partono dal 1973, anno in cui i suoi genitori hanno costruito 200 metri quadrati di villa su oltre 1500 di terreno. Una casa sopravvissuta al terremoto del 1984 ma che non ha avuto scampo quest’ultima volta quando il moto ondulatorio del sisma ne ha irreversibilmente danneggiato la struttura. Mi racconta della sua adolescenza trascorsa là  e di come, ogni anno, aspettasse il mese di Aprile per trasferirsi e scappare dalla frenesia della città. Il terreno della casa era molto grande così lui aveva deciso di curare solo 400 metri quadrati di giardino e in quei 400 metri quadrati aveva costruito un muretto con le sue mani, pochi metri di lunghezza e larghezza che sono sopravvissuti alla violenza del terremoto. Quel muretto e la sua cantina, per il resto, la casa  si può solo demolire.

Domando cosa accade in situazioni simili, quali prassi i terremotati devono adempiere per ricevere il giusto sostegno. Lui ripercorre in modo dettagliato ogni attimo che lo separa da quel 26 dicembre, ricorda tutto con dovizia di dettagli. Nel momento in cui cerca di recarsi a Pisano passando per Acireale viene fermato da una pattuglia dei vigili urbani che gli impediscono di percorrere la strada usuale ma non sono in grado di indicargli quella alternativa. Quando riesce finalmente ad arrivare nella sua casa, seguendo intuitivamente un’auto che viaggiava davanti a lui, si rende subito conto della situazione disastrosa. Il piano di sopra della sua abitazione è intatto, ma il pian terreno ha subito dei grossi danni ed è necessaria una perizia che ne valuti l’agibilità. Si reca al comune di Zafferana ma viene mandato a Fleri dove i vigili del fuoco raccolgono le richieste di sopralluogo .

C’è stata una grossa tempestività di intervento, ma gravi intoppi nella raccolta dati”, continua raccontandomi il grande lavoro dei volontari provenienti da tutta la Sicilia e della mobilitazione generale che ha coinvolto protezione civile, vigili del fuoco e forze dell’ordine. Ma se c’è una cosa che è mancata nonostante l’indiscussa celerità d’azione è stato l’aspetto comunicativo fra i gruppi d’intervento che ha inevitabilmente causato un allungamento dei tempi previsti per i sopralluoghi e, conseguentemente, per ottenere il decreto d’inagibilità, requisito indispensabile per intervenire sulle case distrutte. Un decreto che nel suo caso, infatti, non è ancora arrivato.

Si deve istituire un centro di coordinamento funzionante che preveda una sinergia collaborativa fra i gruppi di intervento, in modo da non creare confusione nella raccolta dati e un fondo superiore a quello stanziato che è di soli dieci milioni di euro, troppo poco per coprire i danni subiti, ma soprattutto, è necessario creare una lista organizzata in ordine di priorità dei danni, in modo da accelerare l’intervento per coloro che in questo momento sono realmente impossibilitati a tornare a casa e alloggiano nelle tendopoli.”

E sono certa che tutti noi che il terremoto l’abbiamo sentito e che siamo stati fortunati a non fare la conta delle cose distrutte, ci auguriamo che queste richieste vengano accolte, riconoscendo l’importanza di stabilire un ordine di priorità delle case coinvolte in modo da individuare chi realmente ha un’urgenza di intervento maggiore.

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