La mia Sicilia fra dieci anni…

Alice rise: “è ’inutile che ci provi, non si può credere a una cosa impossibile.
Oserei dire che non ti sei allenata molto, ribatté la Regina. Quando ero giovane, mi esercitavo sempre mezz’ora al giorno. A volte riuscivo a credere anche a sei cose impossibili prima di colazione”. Così recita uno dei passaggi più belli di “Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò”, lo splendido romanzo scritto nel secondo Ottocento dal matematico inglese Charles Lutwidge Dodgson, per tutti Lewis Carrol. La Sicilia, parafrasando il titolo del suo volume più amato, è e resterà sempre il “mio” paese delle meraviglie. Baciata dal sole e cullata dal mare, è già un paese meraviglioso. Ma è anche una terra soffocata da emergenze civili, economiche e sociali, che come lacci rendono ogni sua tinta più cupa. Immaginarla finalmente sciolta da quei cappi sembra una cosa impossibile da credere, parafrasando Alice: quantomeno serve allenarsi molto, esercitarsi almeno mezz’ora al giorno. Facciamolo insieme. Proviamo a credere anche a meno di sei cose impossibili, prima di colazione. Pensiamola, anzitutto, libera dalla presenza ammorbante della criminalità mafiosa, capace di essersi finalmente riscattata da quel peso. Anni fa decisi che oltre che a scrivere dei problemi della nostra Terra, se mi fosse stata data la possibilità, avrei voluto parlarne tra i banchi delle scuole, non tanto per spiegare come vive un giornalista sotto scorta come me, ma per raccontare ai ragazzi le storie di tutti quegli uomini e di quelle donne che hanno sacrificato la loro vita combattendola, pur di difendere la legalità e consegnare loro un paese di cui da adulti avrebbero potuto essere solo fieri. Ecco, la mia Sicilia è una terra di cui tra qualche anno ognuno potrà andare fiero. Come diceva Antonino Caponnetto, “la mafia teme la scuola più della giustizia, l’istruzione toglie l’erba sotto i piedi della cultura mafiosa”. Quanta ragione aveva. La mafia, come cerco sempre di dire ai ragazzi che incontro, non è fatta solo dalla sua violenza e dalla scia di sangue che lascia, per questo non è possibile combatterla solo con il coraggio di uomini in divisa. Così come la legalità non è solo un concetto astratto, legato alla giustizia o alla morale, ma è un percorso fatto di impegno quotidiano e costante nel rispettare le regole e acquisire dei principi. Amo ricordare loro Peppino Impastato. Diceva che educare alla legalità è educare alla bellezza, perché la bellezza, quella che trabocca dalle nostre piazze, dalle strade, dal mare, dalle chiese, dai palazzi, dalle tradizioni e dalle memorie della nostra terra è potente. Pur calpestata e violata in mille forme, se conosciuta la bellezza è in grado di infiammare i cuori: si trasforma in un’arma potentissima contro la rassegnazione, la paura, l’omertà. La più potente di cui disponiamo per ribellarci e per smascherare la violenza, l’arroganza, le ingiustizie e i soprusi di chi privo di onore e di rispetto ha sfregiato e ingabbiato da troppi anni le meraviglie del nostro paese, cercando di ridurci al silenzio e all’indifferenza. Alla bruttezza ci si abitua, ma chi quella bellezza l’ha conosciuta non potrà più restare in silenzio, questo è ciò che credo anch’io. Perciò penso che serva indignarsi e una coscienza civile nuova, una decisa presa d’atto da parte di tutti noi, che serva una personale e coraggiosa assunzione di responsabilità. Come spesso dico, al nostro Paese non servono eroi ma cittadini che facciano il loro dovere: peggio delle mafie c’è solo la cultura mafiosa. La prima cosa impossibile a cui mi piace pensare oggi è che proprio grazie alle scuole la mafia possa un giorno essere messa in ginocchio. Battuta da un esercito di ragazzi, intraprendenti, ricchi di valori e di competenze, sconfitta dalla loro grinta e dal loro entusiasmo. Da quei ragazzi che abbiamo il dovere di valorizzare e gratificare, che dobbiamo smettere solo di piangere, ma far sentire importanti. Perché lo sono: non solo sono il futuro, ma il presente del nostro paese. Oltre lo specchio, la mia terra è fatta da loro, da una nuova generazione di cittadini capaci di guardare con fiducia e ottimismo alle sue potenzialità, di scegliere e di essere una classe dirigente nuova. Perché, ed ecco la seconda cosa, solo con una nuova politica che abbia il coraggio di prendere le distanze dalle paludi mafiose e smetta di scendere a compromessi la Sicilia può cessare di essere uno dei principali nodi irrisolti della storia nazionale. Vedo un’isola governata da una politica di ampio respiro, coraggiosa, che sappia pensare in grande, che non sia sempre in eterna campagna elettorale, senza progettualità, senza futuro, che non demandi sempre ad altri la possibilità di un riscatto, o sia governata da accordi sottobanco da piccola bottega. Corrotta, scarsa, incapace, saccheggiatrice. Nella mia Sicilia non ci saranno più amministrazioni locali sciolte per mafia perché saranno gli eletti e gli elettori a lottare contro il suo degrado e ad impedire che a casa loro vi siano infiltrazioni della criminalità, non i decreti. E sarà stata finalmente avviata una più decisa e risoluta politica economica di rigenerazione, logistica, ambientale, di innovazione tecnologica, di ricerca e valorizzazione dei tanti beni culturali e delle perle di eccellenza che arricchiscono il nostro territorio, in grado di superare le fragilità del nostro sistema produttivo sostenendo e sfruttandone le potenzialità con piani di sviluppo rigorosi, capaci di aprire a politiche che finalmente riescano ad incidere sulla ricchezza e l’occupazione superando inefficienze, lentezze, e arricchimenti lasciati a pochi a danno di molti, che oggi impoveriscono il nostro paese delle meraviglie anche del suo capitale umano più formato e qualificato. Immagino una terra senza più scandali, parole al vento, impegni presi e non mantenuti dalle classi dirigenti locali. Strappata alle mafie, alle clientele, alla mal politica. Penso a una classe di nuovi politici e imprenditori che non si sentano più abbandonati a loro stessi, penso a un nuovo capitale sociale e civico, a quei giovani che una volta diventati uomini non si debbano più sentire costretti ad andarsene, quasi in silenzio, senza possibilità di ritorno, consegnando la loro terra nelle mani di chi è interessato solo a spolparla. A morire di mafia non sono solo le vittime che cadono per strada, ma tutti coloro che si rassegnano a vivere nell’ingiustizia e nell’illegalità, chi è stato costretto ad andarsene o se è restato a chiudere gli occhi, a girarsi dall’altra parte, a fare affari con i mafiosi, a chiedere favori ai potenti. Nella mia Sicilia, attraverso lo specchio, vedo uomini e donne che non hanno perso il coraggio o la speranza e che lottano per le tante verità di cui siamo alla ricerca. Uomini e donne che hanno deciso di stare alle parole della Regina: perché nulla è impossibile da credere.

(FONTE: LA SICILIA)

 

 

 

 

 

 

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Nato a Ragusa il Primo febbraio del 1983 ma orgogliosamente Modicano! Studia al Liceo Classico “Tommaso Campailla” di Modica prima, per poi laurearsi in Giurisprudenza. Tre grandi passioni: Affetti, Scrittura e Giornalismo.
“Il 29 marzo del 2009, con una emozione che mai dimenticherò, pubblico il mio primo romanzo: “Ti amo 1 in più dell’infinito…”. A fine 2012, il 22 dicembre, ho pubblicato il mio secondo libro: “Passaggio a Sud Est”. Mentre il 27 gennaio ho l’immenso piacere di presentare all’Auditorium “Pietro Floridia” di Modica, il mio terzo lavoro: “Blu Maya”. Oggi collaboro con: l’Agenzia Giornalistica “AGI” ed altre testate giornalistiche”.

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