La modicanità a pagamento (?)

Permettetemi di condividere il disappunto già espresso sul social dal mio amico Titta Ballarò per la scelta, fatta dall’amministrazione comunale, di attribuire il premio alla modicanità 2015 all’imprenditore Eugenio Guarducci.

Ed infatti, pur senza volere sminuire il sicuro affetto che l’imprenditore umbro manifesta nei confronti della nostra città, bisogna ammettere che la relazione tra lui e Modica, le cui radici affondano nel tempo (anni ’90), si è caratterizzata per le note alterne vicende, talvolta contrassegnate da grande amicalità, come nel periodo della sindacatura Torchi e come oggi accade, talaltra da grande freddezza e distanza, come nel periodo della sindacatura Buscema.

E non è possibile negare, perché sono i fatti storici a ricordarlo, che alla base di questi diversi approcci c’è sempre stata una motivazione di natura commerciale.

In altri termini, se durante il periodo 2002-2008 Eurochoccolate e Modica hanno intensamente collaborato, non senza polemiche politiche sui costi di questa collaborazione, viceversa, durante la scorsa legislatura, le ristrettezze economiche hanno spinto l’amministrazione a tentare un progetto di rivalutazione del cioccolato la cui organizzazione è stata affidata interamente al mondo culturale e imprenditoriale modicano, escludendo, quindi, qualsiasi contatto e contratto con il circuito Eurochoccolate, allo scopo di ottimizzare le risorse e contenere la spesa. Sono state organizzate manifestazioni come ChoccoBarocco e si è dato ampio spazio all’iniziativa locale, che peraltro ha prodotto importanti e partecipatissimi eventi come “la notte bianca”.

In questo periodo di “vacche magre” il rapporto tra Modica e Guarducci non è parso particolarmente vivace. Anzi mi sembra di ricordare anche qualche polemica.

Con l’avvento dell’amministrazione Abbate la relazione precedentemente interrotta è nuovamente germogliata e si è rinvigorita. La manifestazione sul cioccolato modicano, trasformata da ChoccoBarocco a ChoccoModica, è stata ricollocata sotto l’egida organizzativa del circuito Eurochoccolate, mentre il distretto del cioccolato modicano è tornato ad essere (come di incanto) una delle tre punte di diamante della produzione cioccolattiera nazionale, tanto da ottenere uno spazio paritario all’interno del cluster del cacao di Expo 2015, gestito, per l’appunto, da Eurochoccolate, sotto la supervisione espertissima del patron Guarducci.

Per tale partecipazione ad expo Modica ha pagato una cifra che si aggira intorno ai 180.000 euro.

A questo punto occorre riprendere il filo del disappunto manifestato dal mio amico Ballarò e da me condiviso, secondo una riflessione logica, semplice ma sicuramente importante.

Cosa c’entra Guarducci (e il suo rapporto commerciale con Modica) con il premio alla modicanità, cioè il premio che dovrebbe contraddistinguere le caratteristiche più peculiari del talento culturale, della tenace volontà di ottenere risultati nel proprio campo, delle capacità imprenditoriali, tipiche del popolo modicano, e che alcuni nostri concittadini hanno potuto manifestare, portando alto il nome di Modica nel mondo?

Condivido la scelta di Simonetta Cartia, nostra valentissima e apprezzatissima attrice.

Mi sembra più che dovuta la scelta di premiare il maestro Scarso, per quello che ha realizzato a Modica e per avere trasformato la nostra, la sua città, in capitale dello Sport.

Mi sembra molto bella la scelta di premiare un imprenditore come Raimondo Minardo, un figlio d’arte che ha saputo farsi apprezzare per le sue doti umane e personali e che non necessità di vivere di luce riflessa per ottenere grandi risultati nel suo campo lavorativo.

Sinceramente, per quanto sopra ricordato, non capisco la scelta di premiare un imprenditore non modicano, che ha avuto e continua ad avere con Modica dei rapporti di natura prettamente economica e commerciale.

Voi mi direte: ma scusa Antonio, Guarducci sta dando visibilità alla nostra citta!

Ed io rispondo, come del resto ha già fatto Titta Ballarò: certo! Ma noi, come è giusto che sia, lo paghiamo per questo!

Tra il premio e la indiscutibile remunerazione per le prestazioni professionali offerte c’è un abisso incolmabile, un oceano nel quale solo l’approssimativa autoreferenzialità di Ignazio Abbate poteva fare naufragare il concetto stesso di modicanità.

Detto francamente, per Guarducci mi sarei aspettato la cittadinanza onoraria, mentre avrei avuto più piacere se tra i premiati di quest’anno ci fosse stato il Prof. Orazio Galfo, grazie al quale Modica è stata dichiarata patrimonio dell’umanità, grazie al quale la parte antica del nostro cimitero (caratterizzata da vere e proprie opere d’arte) è stata riconosciuta come bene culturale intoccabile e da preservare e grazie al quale Modica può vantare la presenza delle opere del Maestro Assenza, di cui peraltro si è recentemente celebrata la nascita (per inciso, grazie all’interessamento dello stesso Prof. Galfo che ha fortemente voluto tale celebrazione).

Mi sarei aspettato che tra i premiati ci fosse il Prof. Uccio Barone perché, a prescindere dalle spesso opinabili posizioni politiche, a loro modo anch’esse spirito distintivo della nostra modicanità, ci ha portato lustro come storico e accademico non solo a Catania ma a livello nazionale e internazionale. E’ un modicano illustre che porta alto il nome di Modica nel mondo.

Avrei considerato scontata e dovuta la scelta di premiare il nostro caro amico Paolo Borrometi, non solo perché oramai giunto ai vertici della notorietà giornalistica (che è un aspetto meramente estetico del premio) ma perché, con il suo giornalismo di inchiesta, sta dando un’immagine di “Modica antimafia” e coraggiosa che ci onora tutti e ci dovrebbe spronare a fare di più contro il fenomeno malavitoso.

E se poi si voleva premiare un non modicano di nascita, perché non premiare uomini del nord che si sono innamorati di Modica a tal punto da volere diventare essi stessi modicani?

Penso, per esempio, al giornalista Matteo Durante, che Modica la ama tanto quanto la sua stupenda famiglia e che per Modica ha fatto e sta facendo tanto sia dal punto di vista dell’impegno giornalistico quanto dal punto di vista culturale e sociale. Matteo ama a tal punto la nostra terra da essere ossessionato, come un vero amante, dalla nostra cucina e dal nostro dialetto. E questo, credo, dice tutto.

Penso, per esempio, a Simone Sabaini, oramai più modicano di tanti di noi, lui che vive lì dove non arrivano le automobili e dove, per questo, noi modicani autodipendenti non sapremmo resistere più di cinque minuti, in quel cuore del quartiere antico dal quale, come lui stesso dice, si gode di una vista tanto bella da sembrare un sogno.

Insomma, c’erano tante scelte da fare, pur senza nulla togliere al meritorio e più che ricompensato lavoro del patron Guarducci.

Erano tante le alternative assai più valide di quella che appare una premiazione “specchio”, una premiazione che sembra riferita al patron ma che, in realtà, vuole enfatizzare e capitalizzare in termini di consenso elettorale certe scelte amministrative e politiche.

Insomma, speriamo che l’anno prossimo si guarderà più a quello che hanno fatto le persone da premiare piuttosto che alla indiretta ed implicita autocelebrazione del Sindaco Abbate.

Vedremo…

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