La nascita dell’isola rossa: ossia la storia di Pietro Gentile e Giovanni Bennice, precursori e protagonisti del miracolo economico vittoriese e della fascia trasformata

Si racconta che #Vittoria, in provincia di #Ragusa, originariamente, era circondata da terre incolte e inospitali. Poi un bel giorno, ai primi del 1600, arriva la contessa #VittoriaColonna #Enriquez, moglie del viceré di #Spagna, che decide di trasformare quelle sue terre siciliane in zone ospitali. Attorno c’era ancora la Sicilia dei grandi feudi e del latifondo, dove i contadini dovevano consegnare il 50 per cento di quello che la terra produceva.

Così Vittoria Colonna per rendere ospitali quelle terre e attirare i contadini ordina ai suoi architetti di progettare una città con strade dritte e perpendicolari e ai suoi collaboratori dice di studiare un modo per eliminare la servitù del 50 per cento e sostituirla con un basso canone fisso. Insomma Vittoria nacque da un patto rivoluzionario tra la feudataria e i suoi contadini, che trasformarono in giardino la Grande Selva inospitale. Sarà per questo che un po’ rivoluzionari i suoi abitanti lo furono sempre.

Per 300 anni hanno esportato vino in tutta Italia, fino in Francia. Poi, quando la filossera distrusse le viti, iniziarono a piantare gli agrumi, dimostrando una grande capacità di adattamento e di cambiamento. A Vittoria, intanto, all’inizio del secolo scorso cresceva un forte partito socialista e un forte movimento contadino, che all’indomani della seconda guerra mondiale, farà nascere un fortissimo partito comunista che ben presto diventerà il partito comunista più forte della #Sicilia. Così Vittoria diventa un’isola rossa in una Sicilia irrimediabilmente #democristiana.

Il Consiglio Comunale viene perfino sciolto, per la prima volta, negli anni cinquanta, dal prefetto che lo giudica troppo sovversivo. Però, mentre nella Sicilia democristiana i #braccianti occupavano le #terre per migliorare le condizioni di lavoro e uscire dalla miseria, a #Vittoria, le terre i contadini le compravano. Migliaia di persone invece di sconfiggere i padroni divennero loro stessi padroni. Di dune costiere, di sabbioni. Poca terra, e per di più dura da coltivare, che sembrava valere poco e produrre niente.

Nei primi anni sessanta, invece, successe il miracolo gazie all’ingegno di alcuni contadini vittoriesi come Pietro Gentile e Giovanni Bennice. Due autentici rivoluzionari con una cultura profonda e una mente che li portava a osservare e a pensare fuori dagli schemi tradizionali. Ed è grazie al loro acume e a quello di tantissimi altri che nasce il miracolo vittoriese.

Qualcuno il miracolo delle serre lo racconta narrando di vittoriesi che erano stati in Africa e avevano visto, durante il viaggio di ritorno, i kibbutz #israeliani. Altri favoleggiano di un pezzo di plastica abbandonato in campagna, sollevato da terra da un masso, sotto il quale la vegetazione cresceva più rigogliosa. Altri ancora giurano che fu ad Alassio, in Liguria, che tre braccianti comunisti vittoriesi hanno visto che qualcuno produceva ortaggi fuori stagione sotto ripari di vetro e ferro. Le serre appunto. Tornarono e sperimentarono.

Così Pietro Gentile e altri suoi compagni di partito e di fatica iniziarono a piantare pali di legno al posto dei tubi di ferro e per copertura usarono la più economica plastica, perché il vetro costava troppo. E il miracolo si compie. Così le dune sabbiose, che sembravano valere poco e produrre niente, produssero ogni genere di primizia, peperoni, zucchine, melanzane, frutta.

Ed è in questo contesto che si inserisce la storia di Giovanni Bennice, agricoltore e dirigente comunista. Siamo all’inizio degli anni settanta e Giovanni Bennice invita in campagna alcuni amici per parlare di politica e delle nuove realtà agricole che si stavano formando in Sicilia e in Italia. Durante la riunione si presenta un rappresentante di macchine agricole. Gliene propone una che era in grado di dosare esattemente la quantita di fertilizzanti e nutrienti per le piante. Bennice rifiuta l’offerta di acquisto perchè i costi erano troppo elevati. Si parlava di sette milioni di vecchie lire.

Ma lui non si perde d’animo e inizia a pensare e tra se dice: e se la costruissi io? Detto fatto. Inizia a studiare. Siamo di fronte ad un raro caso dove pensiero e azione coincidono. Compra il motore di una lavatrice, tre vasche di plastica e delle serpentine in plastica. Inizia ad assemblare i pezzi e alla fine viene fuori un macchinario rudimentale ma efficace che era in grado di mescolare le giuste quantità di fertilizzanti e nutrienti.

Ma non si ferma solo a quello. Si inventa un sistema che, attraverso le serpentine, riusciva a portare i feritilizzanti e i nutrienti direttamente sulle piante. Lo chiamerà fertirrigazione. Il metodo era semplice. Le serpentine partivano dal macchinario, si snodavano lungo le piante e ad una distanza predefinita c’era un foro dal quale fuoriuscivano i nutrienti quando si accendeva il macchinario.

I pochi sopravvissuti di quella epopea contadina, che cambió i destini di un intero territorio, lo ricordano ancora oggi. E fu così che Vittoria la rossa divenne una delle zone più ricche della Sicilia.

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