La Polizia di Ragusa arresta padre e figlio napoletani: truffatori seriali che agivano in tutta Italia

Durante la scorsa estate la Polizia di Stato ha iniziato a registrare diverse denunce di truffa consumate in provincia di Ragusa con lo stesso modus operandi, appurando che si trattava di più gruppi criminali.

Raccolti i primi elementi, già nel mese di giugno 2018 gli uomini della Squadra Mobile iblea davano avvio ad un’intensa caccia all’uomo, considerato che le vittime erano tutte donne anziane ed i malfattori creavano un danno non solo economico ma soprattutto psicologico.

Partendo proprio dai luoghi delle truffe consumate, le indagini si sono concentrate sugli impianti di videosorveglianza poiché le vittime riferivano di aver ricevuto in casa il truffatore e di essere in grado di riconoscerlo.

Dopo indagini senza sosta e grazie alla collaborazione delle vittime, gli investigatori riuscivano a cogliere qualche elemento utile per poter proseguire le indagini, come la macchina utilizzata dai truffatori oggi arrestati. La macchina era stata noleggiata ma le tecniche investigative in uso alla Polizia di Stato hanno permesso ugualmente di risalire agli effettivi utilizzatori dei veicoli “catturati” dalle telecamere.

Le vittime raccontavano, tutte in modo dettagliato, quanto a loro occorso; gli investigatori hanno così avuto la certezza che si trattasse di un unico gruppo di truffatori e con l’aiuto delle anziane vittime è stato possibile far riconoscere loro gli autori. Solo successivamente è stato appurato che in provincia di Ragusa erano giunti più gruppi di truffatori; difatti pochi mesi fa un altro delinquente è già stato arrestato per fatti analoghi a quelli commessi dagli odierni arrestati e utilizzando lo stesso modus operandi.

IL FINTO INDICIDENTE

Il modus operandi era il seguente e si può evincere da uno stralcio delle tante denunce ricevute e di seguito riportate (con le modifiche e le omissioni del caso):

sono stata contattata sull’utenza telefonica di casa da una persona di sesso maschile il quale si qualificava come l’avvocato <<Tizio>>; lo stesso mi spiegava che mio figlio (o nipote) aveva avuto un incidente stradale e che aveva causato delle lesioni ad un ragazzo che viaggiava con un motorino; detto ciò, il sedicente avvocato passava il telefono ad un’altra persona che si qualificava come il Maresciallo <<Caio>>. Il sedicente maresciallo mi confermava che mio figlio era stato trattenuto in caserma in stato di fermo perché aveva investito un ragazzo che era in ospedale; a dire dell’interlocutore, il danno provocato da mio figlio era ammontante a euro 25.000,00 ma, essendo la nostra una famiglia per bene, il nostro avvocato e l’avvocato del ragazzo si erano accordati per un risarcimento di euro 10.000,00; l’interlocutore mi riferiva che era stato lo stesso mio figlio a chiedere di contattarmi per procurare il denaro; a quel punto mi chiedeva di recarmi in banca a prelevare del denaro, raccomandandomi l’urgenza; credendo in ciò che mi avevano raccontato mi sono subito recata presso la mia banca ed ho prelevato il denaro; ricevevo diverse telefonate ed il sedicente avvocato <<Tizio>> mi chiedeva se avessi preso i soldi e a quanto ammontava il denaro; riferivo di aver preso euro 5.000,00; l’interlocutore mi esortava a sbrigarmi perchè l’avvocato era sotto casa; ho aperto il portone e ho trovato un uomo al quale ho consegnato i soldi. Dopo l’accaduto chiamavo mia nuora alla quale raccontavo i fatti e insieme a lei capivo di essere stata vittima di una truffa in quanto mio figlio non aveva avuto alcun incidente”.

Questo è lo stralcio di una delle tante denunce ricevute, praticamente identica alle altre.

Le indagini in questo caso hanno permesso di risalire all’identità dei due complici (padre e figlio) che agivano in perfetta sinergia; uno effettuava la telefonata e l’altro si presentava dalle anziane vittime per ricevere il denaro; mentre il finto avvocato ritirava il denaro, il complice attendeva in auto l’eventuale arrivo di familiari, per poi dileguarsi frettolosamente con il bottino. Fondamentale, ancora una volta, la collaborazione delle vittime che mediante il riconoscimento dei delinquenti hanno reso possibile individuare i due truffatori seriali.

I malfattori, anche in questo caso, fingevano una chiamata da parte di un avvocato con un cognome comune nei luoghi dove operavano e poi chiamando le vittime per nome (dopo averlo scovato sugli elenchi telefonici) riuscivano ad ottenerne la fiducia.

Oltre al riconoscimento fotografico da parte delle vittime gli agenti della Polizia di Stato hanno raccolto numerosi altri indizi grazie a sofisticate tecniche investigative.

IDENTIKIT DELLE VITTIME

La Polizia di Stato di Ragusa rende noti il contenuto delle denunce e le foto dei truffatori così da poter individuare altre vittime sull’intero territorio nazionale. È quasi certo che gli arrestati hanno agito di in altre città.

Sembra quasi impossibile credere ad un sedicente avvocato che per telefono fa richieste di denaro ed ottiene queste ingenti somme. Purtroppo l’età avanzata e l’amore per i figli o nipoti ha spinto le anziane signore ad esaudire subito le richieste dei truffatori al fine di proteggere i propri cari. Quando i truffatori non sono riusciti nel loro intento è stato solo per fortuite coincidenze: telefonate dei congiunti durante le fasi della truffa, visite dei familiari o mancanza di denaro contanti.

Le vittime sono quasi tutte donne, ultrasettantenni, registrate su elenchi telefonici, spesso sole in casa, madri e nonne.

LA CONCLUSIONE DELLE INDAGINI E LA CATTURA

La Procura della Repubblica di Ragusa, a seguito dell’informativa di reato redatta dalla Squadra Mobile, ha subito richiesto una misura cautelare a carico dei pregiudicati, truffatori professionisti. A metà febbraio, i poliziotti ricevevano l’ordinanza di custodia cautelare a carico dei De Martino, con la quale il GIP contesta ben 8 capi di imputazione tra truffa e tentata truffa aggravata. Gli uomini della Squadra Mobile di Ragusa si sono messi subito in contatto con i colleghi di Napoli ma, così come immaginavano, i truffatori avevano anche un indirizzo falso come luogo di residenza pertanto venivano diramate le ricerche su tutto il territorio nazionale. I poliziotti napoletani non hanno interrotto le ricerche continuando ad investigare per risalire all’abitazione dei ricercati e ieri, dopo quasi un mese di intensa attività investigativa, hanno catturato i due soggetti. Uno dei due truffatori ha tentato di eludere le indagini fornendo altre generalità ma l’abilità degli uomini della Squadra Mobile partenopea ha reso il tentativo vano. Dopo la notifica degli atti di Polizia Giudiziaria, i due truffatori sono stati condotti in carcere a disposizione dell’Autorità Giudiziaria che procederà al loro interrogatorio nei prossimi giorni.

POTENZIALI VITTIME

La Polizia di Stato iblea è certa che i soggetti hanno colpito in altre zone dell’intero territorio italiano pertanto è fondamentale divulgare le fotografie dei truffatori così da permettere ad altre potenziali vittime di poterli riconoscere e di recarsi presso gli uffici della Polizia di Stato più vicini al luogo di residenza. Sarà poi cura dei poliziotti contattare la Squadra Mobile di Ragusa per un raccordo investigativo.

“La Polizia di Stato di Ragusa, ancora una volta grazie alla collaborazione fattiva delle vittime, ha potuto assicurare alla giustizia due pericolosi criminali pronti ad approfittare di anziane signore facendo temere un male immaginario di un familiare”.

“Quando si ritiene di aver semplicemente un sospetto su chi richiede denaro o altre utilità, è necessario confrontarsi subito con parenti o direttamente con la Polizia di Stato. Nessun appartenente alle Forze di Polizia o alla classe forense potrebbe mai chiedere somme di denaro in caso di incidente stradale”.

“E’ altresì importante istruire le persone anziane dal diffidare degli sconosciuti; purtroppo i criminali approfittano proprio della solitudine, facendo leva sugli affetti più cari dei nostri anziani, pronti a tutto pur di andare in soccorso dei figli e dei nipoti”.

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