La vedova Montinaro sulla strage di Capaci: “l’auto è un simbolo, la mafia ha perso”

Nel ricordo lasciato ai ragazzi, le parole della vedova Montinaro: “Quell’auto – ha detto – per me e per i miei figli rappresenta la tomba di Antonio dove sono racchiusi i suoi ultimi pensieri e il suo sangue” “e continuare a farla camminare e’ il simbolo che la mafia ha perso, perche’ dopo 25 anni noi siamo qui a ricordare gli uomini dello Stato, mentre i mafiosi non sono nessuno e non meritano neanche di essere nominati”.

Cosi’ e’ stata ricordata, in un incontro a Riccione con gli studenti del Liceo Volta e dell’Istituto Savioli, moderato dal giornalista Andrea Purgatori, la strage di Capaci 3 maggio 1992, quando sull’autostrada che collega Palermo a Mazara Del Vallo, salto’ in aria l’auto blindata color marrone con a bordo il capo scorta, Antonio Montinaro e i due agenti, Vito Schifani e Rocco Dicillo.

Scortava la Croma bianca sulla quale morirono il Giudice Giovanni Falcone e la moglie Francesca Morvillo. L’occasione del ricordo, la visita a scuola delle teca con i resti della “Quarto Savona 15” (sigla radio dell’auto della questura di Palermo), che ha fatto tappa a Riccione nel viaggio itinerante “La Memoria in marcia” che in occasione dell’anniversario, a 25 anni dalla strage, riportera’ la vettura da Peschiera del Garda, dove e’ custodita , a Palermo per le cerimonie finali. A ricordare quel giorno,a scuola, proiezioni di video realizzati pochi minuti dopo la strage, interviste ai protagonisti dell’epoca, le concitate comunicazioni radio originali partite e arrivate dalla Sala Operativa della Questura di Palermo subito dopo l’esplosione. Alcuni studenti hanno poi letto una lettera scritta da Camilleri e alcuni brani dell’intervista radiofonica all’agente Montinaro.

Tra i vari interventi della mattinata, che hanno visto il saluto del questore di Rimini, Maurizio Improta, il ricordo commosso dell’ispettore Dario Falvo, gia’ componente di quella scorta e attualmente in sevizio presso la locale Digos: l’impegno nella lotta a quella mafia non e’ andato perso con quell’attentato, ha spiegato agli studenti, ma considerato l’impegno dei vari colleghi nei vari uffici delle Questure d’Italia si puo’ dire che “c’e’ un po’ di Qs15 dappertutto”. Falcone e Borsellino sono stati definiti eroi dal procuratore capo di Rimini, Paolo Giovagnoli, cosi’ come coloro che hanno fatto e continuano a fare il proprio dovere sempre e comunque.

Il Procuratore distrettuale di Bologna, Giuseppe Amato, ha poi voluto ricordare il processo Aemilia, contro le infiltrazioni mafiose in E.Romagna, attualmente in corso dinanzi al Tribunale di Reggio Emilia, e l’importanza di un tessuto sociale sano in grado di respingere questi tentativi. Il procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti, ricordando un viaggio in Germania con Falcone per individuare alcuni mafiosi responsabili di delitti avvenuti in Sicilia, ha voluto infine sottolineare le intuizioni di Falcone sull’istituzione della procura Nazionale Antimafia. Nel pomeriggio, la teca-monumento e’ stata portata in Piazza Cavour:, a Rimini: numerose le persone che si sono avvicinate per poter vedere i resti della Croma blindata saltata in aria nella strage di Capaci.

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