E’ l’amore, non il sesso, il vero tabù della società contemporanea!

Oggi, se due persone adulte fanno l’amore dopo poche ore dal loro primo incontro, è un fatto assolutamente normale. Gli adolescenti cominciano ad aver rapporti sessuali solitamente prima della maggiore età e questo, pur preoccupando legittimamente i loro genitori, non li scandalizza. A quarant’anni molte persone hanno alle spalle uno o più unioni fallite, spesso costellate da uno sciame di avventure erotiche, o accompagnate da storie parallele, ma neppure questo desta stupore.

Perfino i privè, (i locali frequentati dalle coppie che praticano lo scambismo sessuale) sono guardati dalla maggior parte delle persone con curiosità, sorpresa, forse diffidenza, ma sempre più di rado con biasimo. Trovare il piacere sensuale libero da ogni barriera ed esente da ogni impegno oggi è lecito e moralmente accettato; unire invece il piacere dell’eros ad una relazione stabile e duratura, questa sì che è diventata un’impresa ardua. Il tabù della società contemporanea, infatti, non è rappresentato dal sesso, ma dall’amore! Nella nostra epoca, le persone hanno nei confronti dell’eros un atteggiamento disinibito e libertino, ma un comportamento parsimonioso, schivo e prudente, se si tratta di abbandonarsi alla totalità del sentimento amoroso. In passato, quando si parlava d’amore, lo si intendeva in senso totale e le donne puntualmente arrossivano, nella società contemporanea invece si vergognano molto di più quando devono ammettere un sentimento profondo nei confronti del loro nuovo partner, piuttosto che parlare di sesso in modo esplicito. Varie teorie tendono a spiegare questa peculiare condizione della società moderna, che di fatto ha visto negli ultimi cinquant’anni trasformare il tabù sessuale in uno legato all’amore.

Tra quelle più accreditate ricordiamo la teoria. Lo studioso britannico di origini ebraico-polacche, Zygmunt Bauman (uno dei sociologi contemporanei più apprezzato e qualificato) ritiene invece che la scissione avvenuta tra sesso e amore sia una conseguenza dell’homo consumens, il risultato di una società liquido-moderna, in cui i rapporti sessuali devono essere vissuti come “episodi piacevoli”, ma in modo consumistico e senza complicazioni sentimentali. In un mondo dove tutto deve essere esperito e rinnovato velocemente, non c’è tempo per l’amore profondo, per le relazioni stabili, per progetti a lungo termine, ma ne resta solo per incontri fugaci e senza impegni. Al di là delle ragioni psicologiche e sociologiche, è paradossale osservare che l’erotismo scisso dall’amore spirituale, comporti non solo frustrazione ed infelicità, ma anche l’insoddisfazione sessuale.

Una recente indagine della SIMG (Società Italiana di Medicina Generale) ha evidenziato che più del 50% degli italiani è sessualmente inappagato. Ma non è tutto. L’amore libero “predicato” dai Sessantottini, come condizione risolutiva a tutti i problemi sentimentali, si è rivelato un vero e proprio disastro. Infatti non solo il desiderio sessuale si è globalmente affievolito, ma perfino alcune disturbi psichici di origine sessuale, come il sex-addict, la disfunzione erettile (non dovuta a cause organiche), sono aumentati in modo esponenziale.

Infine, le ripercussioni della scissione tra sesso e amore, hanno anche influito sulle nascite e sulle unioni in generale. L’Eurispes in Italia conferma che circa il 20% delle persone preferisce restare single, mentre la durata dei matrimoni e delle convivenze è sempre più breve. In base a questi dati, i sociologi più pessimisti temono che se in futuro in Occidente l’amore fisico non si ricongiungerà con quello spirituale si corre il serio rischio che le future generazioni diventino philofobiche, fenomeno che esporrebbe a serio rischio i rapporti sentimentali di coppia.

Enza Iozzia

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Enza Iozzia modicana di origini, dal 2001 vive a Piacenza. Nello stato di famiglia risulta sposata con 2 figli. Professionalmente è impegnata nel sociale. Per apparire nelle varie testate giornalistiche si è “inventata” un nuovo modo di fare cultura Il suo motto: Non è l’arte a rendere la donna diva, ma è la DONNA a rendere l’arte divina.

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