“L’Aquila e la Piovra” del poliziotto Gianni Palagonia “sbarca” a San Marino. Tanti gli aneddoti raccontati…

Si è svolta dell’Ambasciata italiana di San Marino la presentazione dell’ultimo libro di Gianni Palagonia, nome falso di un poliziotto vero, “L’Aquila e la piovra”.

Alla presenza dell’Ambasciatrice italiana a San Marino, Barbara Bregato, e delle istituzioni di San Marino, abbiamo presentato – come Fondazione Caponnetto – il libro del poliziotto.

Presentazione libro Palagonia a San Marino 2A presentarlo Paolo Borrometi, giornalista dell’Agi e direttore de “La Spia.it” e Michele Capasso, Presidente della Fondazione Mediterraneo.

Capasso si è concentrato sugli aspetti internazionali della vicenda, fornendo la sua grande esperienza come Presidente della Fondazione Mediterraneo.

Paolo Borrometi ha recensito il libro ed è stato invitato dalla Ambasciatrice italiana, Barbara Bregato, a raccontare la propria storia. Dopo un saluto al collega David Oddone, Paolo ha fato un veloce excursus fra le tante inchieste giornalistiche che Borrometi ha condotto con un particolare inedito: le telefonate ricevute dalla Brandimarte, figlia del boss ucciso della ‘Ndrangheta a Vittoria ed il racconto della faida calabrese fra i Brandimarte ed i Priolo che ha visto al centro la figlia più piccola del boss ucciso, Damiana Brandimarte, sposata con Vincenzo Priolo che poi è stato ucciso dal cugino della stessa Brandimarte, Vincenzo Perri.

I particolari delle inchieste sulla criminalità organizzata nella Provincia di Ragusa, sull’affare del gas con Italgas e, soprattutto, delle telefonate della Brandimarte, hanno appassionato i presenti.

Gianni Palagonia ha raccontato la sua esperienza in Polizia, prima a Catania e poi in giro per il nostro Paese, per affrontare molteplici indagini. Da Catania a Roma, sino all’Albania, con aneddoti “gustosissimi”, in un libro che è tutto da leggere. Dal Kanun, alle strade albanesi, un viaggio alla scoperta del Paese più italiano fuori dall’Italia: l’Albania.

IMG-20150717-WA0014La storia catapulta subito il lettore nell’atmosfera di un’avventura reale descrivendo gli usi, le tradizioni e lo sfondo sociale e territoriale dell’Albania di inizio millennio, dove fatti possono sembrare assurdi e sconvolgenti rappresentano invece la realtà di una popolazione dalla storia travagliata. Il regime dittatoriale di Enver Hoxha, infatti, è durato oltre quarant’anni, fino alla sua morte nel 1985. Dopo di  lui ha governato il suo braccio destro, Ramiz Alia,  che ha concesso le  libere elezioni soltanto nel 1991. Il paese è disseminato di bunker installati da Hoxha nella convinzione di un’imminente invasione occidentale.

Tutto questo, una volta messo piede a Tirana, contribuisce a proiettare il nostro poliziotto in un ambiente surreale e anacronistico come in un viaggio a ritroso nel tempo. Le relazioni sociali  sono regolate ancora dal Kanun,  un codice millenario che ha resistito allo scorrere del tempo e che in Albania non sembra aver generato rivoluzioni culturali. Questo codice ha vastissimi ambiti di applicazione, tanto nella vita quotidiana quanto negli aspetti più complessi della società: fidanzamenti, matrimoni, proprietà, lavoro, donazioni, ma anche giuramenti, onore e vendette, comprese quelle tra clan criminali.

Spesso l’esistenza di questo codice offre un’ipotesi investigativa agli inquirenti stranieri per comprendere omicidi o tentati omicidi che coinvolgono bande di albanesi, le cui cause non sembrano essere direttamente collegate a traffici di droga, prostituzione o armi.

“Ho incontrato bambini e ragazzi segregati in casa per le vendette di sangue. Non possono andare a scuola – ha concluso Palagonia -, stare all’aperto. In alcune zone del paese esistono ancora queste realtà”.

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