Lavoro e sfruttamento nelle campagne: “Vite sottocosto”, focus su Ragusa e Siracusa

Duemila lavoratori agricoli, (mille circa le donne) ed in gran parte sono cittadini stranieri. Si tratta dei lavoratori assistiti dalle Caritas di Ragusa e Noto nella fascia trasformata che attraversa le provincie di Ragusa e Siracusa, da Marina di Acate a Pachino, nell’ambito del Progetto presidio Caritas. I dati sono contenuti nel rapporto “Vite sottocosto” presentato a Ragusa. Tra questi 2000 lavoratori, il trenta per cento lavora in nero, ma la percentuale sale fino al 50% tra i lavoratori rumeni. Meno persone sono disposte a lavorare e le paghe per questa ragione sarebbero in lieve aumento. Un capitolo è dedicato al lavoro dei due ‘punti’ Presidio nelle diocesi di Ragusa e Noto, impegnati proprio nel settore agricolo. Per la diocesi ragusana il progetto opera a Marina di Acate, per quella netina, invece, a Pachino. Grazie a una presenza costante sul territorio, il risultato dell’indagine abbraccia più settori: dal lavoro alla questione abitativa, dalla situazione dei minori all’assistenza legale e amministrativa. “Prima, erano gli autoctoni del boom economico, talora emigrati di ritorno dal Nord-Italia o dai Paesi del Nord-Europa, a fare da protagonisti; poi, sono arrivati i tunisini degli anni ’80 e ’90 del Novecento; infine, è stato il turno dei rumeni degli anni Duemila, alla vigilia della crisi economica”, scrive nel rapporto Piera Campanella coordinatrice della ricerca scientifica. Ma c’è un altro dato che si sta registrando nel periodo più recente: si sta assistendo all’allontanarsi dei rumeni. Si spostano in altre zone d’Europa dove vivono meglio e guadagnano di più. Al loro posto arrivano gli albanesi. Dal Presidio di Ragusa per gli anni 2016/2017 la larga maggioranza degli accessi e delle richieste di assistenza proviene da parte di lavoratori rumeni: su 1083 utenti registrati, 637 provengono dalla Romania, 230 dalla Tunisia, 80 dal Marocco, 29 dall’Albania; mentre le schede restanti riguardano utenti di differenti nazionalità. Tra gli utenti del Presidio di Ragusa sono stati registrati 691 uomini e 400 donne di cui 349 rumene. Con riguardo alla popolazione lavorativa femminile impiegata nelle serre del ragusano, è stata oggetto di ricerca e studi la commistione tra fenomeni di sfruttamento lavorativo e sessuale. «Il primato della marginalità – si legge nel Rapporto – spetta ancor oggi ai Rom; a seguire si collocano i rumeni, poi i tunisini e, infine, in coda, gli italiani, non certo immuni da pratiche di sommerso, semi-sommerso, dequalificazione professionale, flessibilità economica e normativa».

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