Le pagelle ai politici: Matteo Salvini

Ogni estate ha il suo tormentone: l’anno scorso era “Riccione” di Thegiornalisti, nel 2016 fu “Vorrei ma non posto” di J-AX e Fedez e scorrendo ancora indietro nel tempo ricordiamo nel 2008 “Non ti scordar mai di me” di Giusy Ferreri, nel 2000 “Vamos a Bailar” di Paola e Chiara, nel 1985 “L’estate sta finendo” dei Righeira eccetera … Il tormentone dell’estate 2018 invece è il ministro dell’Interno, Matteo Salvini con una sorta di nuovo e personalissimo arrangiamento di “Finchè la barca va”, cantata nel 1970 dalla mitica Orietta Berti e che il titolare del Viminale e segretario della Lega ha preso alla lettera visto che qualsiasi tipo di barca con migranti finchè va lui la lascia andare, non rema e non la fa entrare nei porti italiani. Il ragionamento politico è complesso, ve lo risparmiamo sintetizzandolo con  l’enorme errore di avversari e ex alleati del leader leghista nell’affrontare da almeno 10 anni la questione legata ai migranti non tanto nei numeri quanto nella percezione dell’opinione pubblica … Il punto è che al netto delle polemiche sulle ONG e delle coincidenze con il primo turno e i ballottaggi, a giugno, delle amministrative, ormai non c’è fine settimana in cui qualche nave di qualsivoglia genere (organizzazione Non Governativa tedesca, mercantile battente bandiera liberiana, motovedetta della nostra Guardia Costiera, portaerei della Nato e via dicendo …) non debba restare almeno un paio di giorni nei pressi di un porto siciliano prima di far sbarcare qualche decina di poveri diavoli. E così si crea questa sorta di “suspance” a metà tra il film thriller e la commedia sentimentale con gesto di clemenza finale … il problema è che il protagonista è Salvini ma le comparse sono i poveri diavoli che già hanno attraversato il deserto, sono stati picchiati e stuprati dai malavitosi libici e infine si sono infilati in qualche bagnarola sfidando il Mediterraneo. E allora se un segnale di natura “politica” anche severo e aspro lo si può comprendere, se il conforto dell’opinione pubblica ha un grande valore e se vi sono delle intuizioni obiettivamente corrette nella linea dura sulle migrazioni finchè la coscienza collettiva di tutto il mezzo miliardo di cittadini europei e soprattutto di tutti i loro governanti non si sarà scossa e adeguata alle esigenze italiane … se pure tutto ciò è vero non possiamo comunque più gratificare e nemmeno giustificare i continui tira e molla sulla pelle, sulla dignità e sulla speranza di qualche centinaio di poveracci. Questa storia deve finire! Il ministro, se crede, blocchi davvero i porti e si assuma la responsabilità giuridica ed etica di questa scelta oppure quando c’è qualcuno che ha diritto a sbarcare dia il via libera e risparmi a tutti (e prima agli italiani – così usiamo anche il suo slogan preferito) l’ormai stucchevole teatrino di ogni fine settimana. L’impressione è che la linea di massimo consenso su questo tema Matteo Salvini l’abbia già raggiunta e ora, come capita allo scrivente, parecchi italiani che ne avevano apprezzato la fermezza iniziale stiano cominciando a essere stanchi, stizziti e indispettiti dalle barche a mollo nelle rade dei porti per uno, due o tre giorni fino al tanto sospirato approdo sul molo …

Quando una strategia diventa banale, ciclica, insulsa e inutile non merita nemmeno un giudizio. Ma un voto a Matteo Salvini per questa strategia “tormentone” dell’estate 2018 (la strategia del “finchè la barca va lasciala andare) glielo diamo lo stesso. Voto 4.

E in questo caso ricordiamo al ministro anche il proverbio “chi troppo vuole nulla stringe” e una delle strofe della canzone della Berti:

“Mi sembra di vedere mia sorella che aveva un fidanzato di Cantù, 
voleva averne uno anche in Cina e il fidanzato adesso non l’ha più!” .

di Emiliano Di Rosa

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43 anni, giornalista da 20 e professionista da 12, una lunga esperienza di cronista parlamentare alle spalle, tanto a Roma quanto a Palermo, assieme alla passione per tutte le vicende politiche che riguardano, in particolare, gli enti locali siciliani.

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