Le verità inedite su Consalvo: “A Vittoria comando io”. Poi le parole su Riina, su “Titta u Ballarinu”, su Ventura…

“Se uno si fa i cazzi suoi e meglio. Theorius soprattutto parlo con te che sei stato l’unico coglione a scrivere queste parole. La feccia umana sei tu”.

Inizio riportando questo commento, lasciato sul nostro sito, in risposta ad un semplice cittadino vittoriese che si “complimentava con le Forze dell’Ordine”.

Questo commento ci fa capire, e da qui parte la “verità” sui (presunti) uomini d’onore.

Persone che non hanno nessun onore e non sono probabilmente nemmeno uomini, per i loro comportamenti: i Consalvo.

Sui Consalvo, Giacomo (detto Giacomino), Giovanni e Michael si è scritto molto in questi ultimi giorni.

Poco – per la verità – in precedenza. Ma oggi si è scritto. Si è capito il loro profilo criminale, fatto di minacce, angherie e ritorsioni. Presunzioni e convinzioni di onnipotenza.

Eppure alcuni segreti la “questione Consalvo” continua a mantenerli.

E non sono (solo) i nomi degli indagati che, consiglio spassionato, fossi in loro andrei a “svuotare il sacco” alla Polizia, perché tanto ne hanno davvero per poco.

No, non sono solo questi i segreti.

E segreto non lo è neanche la vergognosa omertà che ha accompagnato la questione.

In pochi hanno denunciato. In pochi si sono fidati delle Forze dell’Ordine.

Oggi voglio sperare abbiate capito che parlare è fondamentale. L’omertà non serve a nulla, se non a fare figure da vigliacchi.

Ecco, oggi potremmo fare i nomi di chi non ha denunciato, mettendo a rischio tutti gli altri e dando l’impressione ai Consalvo (ed a tanti come loro) che quel modo di fare, fosse quello vincente.

No, non lo faremo.

Oggi, però, proviamo a svelare qualche segreto. Almeno qualcuno.

Dalle indagini emerge molto.

Giacomino Consalvo pensava di essere un boss ed aveva il culto della sua personalità.

GIACOMO CONSALVO ED IL RACCONTO DEI BOSS:

All’interno del magazzino Giacomo Consalvo parla con suo figlio Michael e Denise Alvani, assunta da poco tempo in qualità di ragioniera.

La ragazza chiede al Consalvo di raccontarle alcune vicissitudini malavitose del passato che hanno interessato la zona di Vittoria. Consalvo Giacomo le accenna, pertanto, della strage avvenuta il 02.01.1999, causata da uno scontro tra clan, dopodiché le spiega cosa sono i clan.

II Consalvo continua dicendo: “quando uscivo io dal carcere, si sono riuniti tutti i capi clan della Sicilia e volevano che prendevo il comando del clan e diventare il capo del clan. Inizialmente gli ho detto che volevo cambiare vita, quando esco se trovo uomini validi lo prendo II comando, diversamente continuo a fare il mio lavoro e non voglio sapere niente…sono uscito dal carcere e ho vista gi uomini che c’erano, ho visto che i giovani non valevano niente, dei cretini, infami, ho continuato a fare il mio mestiere, anche perchè queste cose, possono portare case buone e case cattive…Vittoria prima era Stiddara e negli anni 90′ ci sono stati molti omicidi”.

La donna, poi, gli chiede se lui ha compiuto degli omicidi ed il Consalvo risponde: “lasciamo perdere chi…queste sono cose motto delicate…c’erano i Carbonaro che comandavano e c’era Cascino che si occupava di tutti gli omicidi, anche perchè, quest’ultimo, aveva le capacità di farlo ma non so come sono stati fatti, non ci sono persone capaci di fare queste cose oltre lui. lo mi sono salvato perche sono state sempre riservato…non voglio ricordare le cose del passato, ormai i morti sono all’obitorio. Sono cose delicate ti dico solo, riguardo al mio passato, che fare le rapine per me era un gioco”.

La Denise gli chiede se ha mai incontrato e parlato con Totò Riina ed il Consalvo risponde: “No, ma” con Totò Riina “ci conosciamo di fama e di nome“.

CONSALVO “COMANDO NEL MERCATO DI VITTORIA…” E LE ESTORSIONI…

“io comando dentro a Vittoria” a parlare è Consalvo, al telefono con … e, poco dopo, afferma: “ci hanno mandato i catanesi, i lentinesi.. lo il mercato me lo gestisco da me”…

Poi Giacomo Consalvo chiarisce la “questione estorsioni” mentre parla con (INDAGATO, NON PUBBLICABILE) “finiscila va…cinquanta euro..qua sto facendo estorsioni a chi capita capita…per mille euro…”.

CONSALVO E TITTA U BALLARINU…

Sono tante, fra le altre, le conversazioni che si riferiscono a Giombattista Puccio, meglio noto e conosciuto come “Titta u Ballarinu”.

All’interno del magazzino, ad esempio, si sente Consalvo Giacomo sostenere una conversazione con il suo fornitore di cassette di Lentini che s’identifica in Cormaci Carmelo, chiamato Gianni, e a questi lo informa, poiché a lui gli sono venuti a mancare delle forniture presso alcune ditte, di avere saputo che ci sono “dei camionisti che stanno entrando a Vittoria e che scaricano materiale da U Ballarinu” (si riferisce a PUCCIO Giombattista, inteso Titta “U Ballarinu”), e che tale situazione va avanti da un paio di mese”. 

In un’altra occasione Giombattista Puccio (Titta u ballarinu) chiama Giovanni Consalvo per chiedergli se può portare 10 pedane di cassette, Consalvo Giovanni gli dice di si ma “a condizione che le vada a vendere fuori dal territorio di Vittoria per evitare che il padre Giacomo si lamenti”.

Puccio obietta che “Elio Greco porta cassette da (…)” e Consalvo gli risponde che “Elio Greco può perché ha parlato col padre ma solo a quel cliente”.

In un’altra occasione è Consalvo Giacomo a chiamare Titta u Ballarinu (Giombattista Puccio) per chiedere spiegazioni in merito alla “sua entrata nel mercato proponendo le sue cassette ad un prezzo molto inferiore di quanto le vende lui”.

Titta U Ballarinu risponde che “per la vendita delle cassette non mi sono recato nemmeno dai miei parenti, figuriamoci al mercato”.

E poi, dopo altri battibecchi, “U Balalrinu” afferma: “l’ingresso delle cassette di cartone al mercato allora fu autorizzato da una sola persona, persona che entro fine anno sarà cosa loro”.

CONSALVO, I VENTURA E I FIGLI CHE “SI COMPORTANO MALE…”

Giacomo Consalvo, parlando con Giuseppe Ottone, afferma che “Paolo Cannizzo (detto Paolo U Niuru) era referente mafioso per la zona di Vittoria e che a Ragusa la zona era comandata da Filippo Ventura” che, per Consalvo, era “l’unico a cui si poteva fare affidamento in quanto persona responsabile e onesta”.

Eppure, per Consalvo non tutti nella famiglia Ventura sono come Filippo. “I figli di Filippo Ventura, con la convinzione che suo padre è un boss, si comportano male”.

Condividi

Nato a Ragusa il Primo febbraio del 1983 ma orgogliosamente Modicano! Studia al Liceo Classico “Tommaso Campailla” di Modica prima, per poi laurearsi in Giurisprudenza. Tre grandi passioni: Affetti, Scrittura e Giornalismo.
“Il 29 marzo del 2009, con una emozione che mai dimenticherò, pubblico il mio primo romanzo: “Ti amo 1 in più dell’infinito…”. A fine 2012, il 22 dicembre, ho pubblicato il mio secondo libro: “Passaggio a Sud Est”. Mentre il 27 gennaio ho l’immenso piacere di presentare all’Auditorium “Pietro Floridia” di Modica, il mio terzo lavoro: “Blu Maya”. Oggi collaboro con: l’Agenzia Giornalistica “AGI” ed altre testate giornalistiche”.

2 COMMENTI

  1. Mi rendo conto sempre più che Vittoria è una città prigioniera e lo stato italiano ha le sue responsabilità.
    Centinaia di sorvegliati speciali per reati che vanno dal furto semplice all’associazione mafiosa e quasi sempre con processi pendenti.
    Quotidianamente i giornali riportano notizie di persone arrestate per espiazione della pena, magari per reati commessi dieci anni prima.
    Come si può sperare che una persona, indagata magari per associazione mafiosa e rimessa in libertà vigilata nell’attesa dell’esito dei processi, possa intraprendere un percorso socio-economico onesto o comunque sano? Dal primo giorno di un arresto si generano problematiche familiari, economiche, favori da rendere. Successivamente dal primo giorno di libertà (vigilata) quella persona deve risollevarsi per ritrovare stabilità, trovando supporto reale solo in persone e luoghi del suo vissuto.
    Non ci può essere un passaggio immediato ad una vita sana perchè un altro modo di Essere richiede sperimentazione e di conseguenza tempi lunghi non producendo ciò che si ha bisogno nel presente.
    Se non si agisce sulla durata dei processi e a un servizio sociale con una visione e strategia nuova che intervenga sin da subito a supporto, non vedo libertà per Vittoria. L’amministrazione comunale dovrebbe avere un ruolo virtuoso in questo.
    Per finire Dott. Borrometi volevo dirle che apprezzo il suo lavoro e lo considero fondamentale per poter sognare un giorno la città di Vittoria libera, ma volevo comunque provocarla perchè leggendo la frase in questo articolo: “ Oggi voglio sperare abbiate capito che parlare è fondamentale. L’omertà non serve a nulla, se non a fare figure da vigliacchi”, mi è sembrato di vivere la scena di un passante che nel vedere un povero drogato mentre si inietta l’eroina nel sangue gli dice: smetti che ti fa male.
    La strategia repressiva delle forze di polizia e di riflesso la Sua (giornalisticamente) agisce solo sugli equilibri di uno scontro.
    Scontro che sembrerebbe sia destinato a durare.
    Grazie e buon lavoro

  2. Io invece sono d’accordo con il Dott Borrometi….l’omertà è la rovina della nostra società sotto qualsiasi forma!! quando stiamo tutti zitti e facciamo finta di nn vedere siamo complici. Ciccio tu hai fatto un esempio e io te ne faccio un altro, che di sicuro nn c’entra nulla con l’argomento dell’ articolo ma ti farà capire come la penso. Io sono stata molestata,insultata e pedinata da un uomo… che prima di me aveva molestato altre 2 donne che sono state zitte per paura… e il loro comportamento cosa ha comportato??gli ha dato il diritto di fare ciò che voleva liberamente….io lo denunciato e sono fiera di me stessa!!!! “Chi è causa del suo male pianga se stesso” diceva un proverbio e per me è vero perché se viviamo in una società così mal ridotta siamo Noi i primi colpevoli, Noi e il nostro silenzio e il nostro far finta di nn vedere!!!! Grazie agli Uomini come Paolo Borrometi e alle Forze dell’Ordine per esserci sempre

LASCIA UN COMMENTO

Aggiungi una immagine