L’instancabile mobilitazione contro la “buona scuola” targata “Renzi-Giannini”

159 sì e 112 no. Ecco i risultati che scaturiscono dalla fiducia sul maxi-emendamento del ddl “Buona Scuola” Renzi-Giannini. Peccato che questa fiducia al Senato si dimostri quasi trascurabile se messa a confronto con la quasi totale sfiducia nelle scuole. Sindacati e movimenti (studenteschi e non) sono, infatti, in permanente mobilitazione da più di nove mesi e continuano a scendere nelle piazze esprimendo il netto dissenso verso una riforma della scuola che si pone in forte contrasto con il modello di sistema scolastico che si rivendica da anni, lasciando inoltre irrisolte molte questioni che non possono più essere trascurate.

La riforma risulta sostanzialmente come una manovra complementare alle trascorse politiche berlusconiane che si dirigevano verso privatizzazione del sistema formativo, austerità e precarietà. Studenti e docenti hanno davanti a sé un progetto di scuola del quale non condividono né i concetti di valutazione e meritocrazia che diventano strumenti di selezione feroce né la gestione centralizzata incentrata sulla figura del preside-manager; né l’inasprimento delle disuguaglianze e infine, nemmeno la costante mancanza di adeguati investimenti sull’istruzione da parte dello Stato che provoca il conseguente avanzamento nelle scuole pubbliche di finanziamenti da parte dei privati (favorendo un sistema binario di scuole migliori e peggiori). Il tutto confluisce sia in esorbitanti costi che, nella maggior parte dei casi, non sono consoni alle possibilità economiche delle famiglie, sia in gerarchizzazione e deleteria e non propositiva competitività tra scuole.

Dulcis in fundo, a distanza di vent’anni di rivendicazioni per una legge nazionale sul diritto allo studio, nemmeno in questa ennesima riforma vi è un minimo accenno di soluzione in merito. Occorre, quindi, riflettere su questi dissensi largamente diffusi e prendere realmente in considerazione le alternative e le proposte di chi si fa attivo portatore delle suddette tematiche. E’ vero, infatti, che è errato definire contestatori sterili, o addirittura pericolosi squadristi, dei pacifici manifestanti che hanno l’obiettivo di proporre una radicale inversione di marcia nelle disastrose politiche relative all’istruzione degli ultimi anni. E si propongono di farlo, ripartendo da sette priorità contenute nella Legge di iniziativa popolare che sono:

1) diritto allo studio;

2) riforma del sistema nazionale di valutazione;

3) riforma dell’alternanza scuola-lavoro;

4) riforma dei cicli della didattica e dei programmi;

5) rilancio dell’autonomia scolastica;

6) incremento degli investimenti per la scuola pubblica;

7) rivisitazione dei luoghi della formazione in un’ottica più vicina ai giovani e agli studenti.

Nonostante la sua riconosciuta validità e il suo potenziale per attuare un reale cambio di rotta, la Legge d’iniziativa popolare (presentata nel 2006 contro la riforma Moratti) non è ancora stata presa in considerazione, pur essendo l’unica legge scritta dal basso, che unisce le esigenze di studenti, docenti e genitori. Altro particolare, quest’ultimo, che induce ad una profonda riflessione. Non ci resta che attendere che la “Buona Scuola” approdi alla Camera il 7 luglio 2015. Un’attesa che chiaramente non può e non deve essere passiva.

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Studentessa del Liceo Scientifico di Vittoria, sono Coordinatrice del sindacato studentesco Unione degli Studenti nel quale milito attivamente e con molta passione. Sono impegnata nelle questioni relative alla realtá studentesca sia sotto un punto di vista politico che sociale. Convinta che la scuola costituisca il primo mezzo (e anche il piú efficace) per liberare i saperi e formare il nuovo modello di societá, di politica e di sistema alternativo, mi trovo completamente d’accordo con uno dei pensieri piú celebri di Enrico Berlinguer: “Se i giovani si organizzano, si impadroniscono di ogni ramo del sapere e lottano, non c’è scampo per un vecchio sistema fondato sul privilegio e l’ingiustizia.”

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