“Ma l’Itagliano almeno sallo…!”

Questi, per alcuni, sono giorni di festa. Festa comandata quella del “dei morti”. Festa della tradizione per noi siciliani. Quand’ero bambina aspettavo con ansia che la mia nonna paterna, morta anzitempo lo stesso anno in cui io vidi la luce, mi mandasse un regalino per ricordarmi di lei tramite i nonni materni… altro che Halloween!

Ricevuto il regalino, dunque, era necessario andar a trovare la nonna Sara per ringraziarla. Ho ancora nitida l’immagine di una bella famiglia di cinque persone stipata in una ford escort (allora non si pensava potesse diventare un mestiere): si arrivava al cimitero, si compravano le rose, si prendeva l’acqua, si piazzavano i fiori e si faceva la preghierina di saluto.

Altrettanto nitido è il ricordo del viaggio di ritorno: i miei genitori con gli occhi lucidi, noi bambini incuriositi del perché la nonna volesse sempre star lì e non dicesse mai una parola.

Poi, purtroppo o per fortuna, il tempo è passato e, non so esattamente quando, ho capito che abitare lì era una scelta irreversibile: i morti non tornano.

Da allora  recarmi al cimitero è sempre stato estremamente doloroso, quasi un rinnovamento del dolore. Col passar del tempo le mie visite si sono fatte sempre più rare ed angosciose.

Nonni, amici giovani e meno giovani, conoscenti..

Ieri, festa comandata per molti, non è stato possibile esimersi dalla visita cimiteriale.

..più che una visita, in effetti, sembrava un tour: auto più o meno sfreccianti, vigili più o meno fischiettanti, donne imbellettate di pirandelliana memoria e bambini giocosi.. io continuo ad avere il mal di denti nel cuore per l’angoscia.

Ma (e questo “ma” è un chiaro riferimento a Leopardi!) qualcosa ha attratto la mia attenzione, distogliendomi dal dolore e regalandomi un sorriso. All’ingresso secondario del camposanto, infatti, campeggiava un cartello, redatto da “servizi cimiteriali Modica”,  riportante – a caratteri cubitali – quanto segue: “RISPETTA IL LUOGO SACRO. E CONSIGLIATO UN ABBIGLIAMENTO ADEGUATO”.

Non ce l’ho fatta, non ho saputo resistere: ho dovuto fotografarlo e condividerlo su facebook, commentandolo così: “Ma con tutti i soldi del project financing un consulente di lingua italiana no,vero?”

a ripensarci, in effetti, un consulente di lingua italiana ci pare eccessivo. La differenza tra la [e] verbo e la [e] congiunzione, teoricamente, s’impara in prima o seconda elementare.

Alle elementari, sempre teoricamente, si dovrebbe imparare la differenza tra [a], preposizione semplice, e [ha], III persona singolare del presente del verbo “avere”… eppure..

Tempo fa un amico, laureato cum laude, in Lettere mi scrisse: “puoi darmi [..] perché non c’è lo più”… immediatamente rimosso dalla lista degli amici di facebook!

Chi mi conosce, però, sa che il mio è un piglio al quale non so porre freno, così, in piena campagna elettorale, un altro amico, riportò quanto segue nella mia bacheca virtuale: “Orbene parlo di me : se io sarei spinto solo da camaleontico clientelismo e sete di potere…”. Ciò che per qualcuno è “un pelo nell’uovo”, per me è una trave nell’occhio, specie se a scrivere tale mostruosità è un borioso docente.

Il sogno di oggi, e degli ultimi trent’anni a dire il vero, è: “l’itagliano almeno sallo!”.

Vi lascio, dunque, con un capolavoro:

“ACHTUNG. WARNING. AVISO AL POPOLO. UVA POMPIATA. SE VE LA MANCITE POI CIÀ CUNTATI A SAN PIETRU!”.

Siriana Giannone Malavita

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