L’opinione di…l’Agente Megan intervista Filippi (Siulp Veneto)

Apro quest’incontro che vuole essere un dialogo assertivo tra amici e anche colleghi, più che un’intervista, con una frase di Voltaire, il quale nell’agosto del 1765 così scriveva a D’Alembert:
<<Vorrei che ogni uomo pubblico, che fosse sul punto di compiere un grande sproposito, dicesse sempre a se stesso: l’Europa ti guarda>>.
Scelgo di iniziare la conversazione con questo pensiero, avendo dinanzi Silvano Filippi, una laurea in giurisprudenza e un dottorato di ricerca, una vita operativa vissuta come ispettore in una grande città del nord est e segretario regionale del SIULP Veneto, uno dei sindacati maggiormente rappresentativi della Polizia di Stato.
-Il contratto del comparto sicurezza, così come quello del resto del pubblico impiego, è fermo all’anno 2009. Un blocco che già lo scorso maggio la Corte Costituzionale ha giudicato illegittimo, anche se nella recente legge di stabilità non sono state approntate risorse per il rinnovo triennale, limitandosi a uno stanziamento minimo per coprire i soli mesi del 2015 successivi al dictum della Consulta. In questo sconfortante panorama alle Forze di Polizia e alle Forze Armate è stato riconosciuto un bonus di 80 euro al mese per l’impegno profuso al fine di fronteggiare le eccezionali esigenze di sicurezza nazionale. È stata una gratificazione accolta con favore dalla categoria oppure, ancora una volta, si è trattato di un provvedimento spot che ha deluso le aspettative degli operatori del Comparto Sicurezza?
In primo luogo occorre prendere atto di una continuità ideale dell’attuale esecutivo con i precedenti governi quanto alla scelta di insistere con i tagli lineari, non incidendo se non in minima parte sugli sprechi. In questo modo si va a penalizzare chi è già virtuoso, per la semplice ragione che non esiste la volontà di andare a colpire i veri responsabili del dissesto della spesa pubblica. A questa conclusione sono addivenuti ben tre illustri manager, costretti ad abbandonare l’incarico di commissario alla spending review perché nessuno si è dimostrato interessato ad attuare, nemmeno in minima parte, le loro indicazioni. Un groviglio che non si riuscirà a dipanare fino a quando i dirigenti della pubblica amministrazione saranno nominati con logiche lottizzatorie. E questo vale, ancor più che per gli altri comparti del pubblico impiego, per quello che riguarda il comparto sicurezza. Si potrebbe spendere molto meno, e molto meglio. E invece si perpetuano scelte che vanno nel senso opposto. E per mantenere questo famelico apparato si tagliano le risorse per la formazione del personale, mantenendo sostanzialmente inalterate le retribuzioni. Il bonus, o la mancetta che dir si voglia, concessa con l’ultima legge di bilancio, non basta di certo a sanare anni di stasi retributiva, soprattutto perché questi famigerati ottanta euro non sono utili ai fini previdenziali. Tra l’altro attribuire a tutti, indifferentemente, la medesima somma, senza distinzione per anzianità, qualifiche e responsabilità, non va certo nel senso di premiare il merito e l’impegno. Direi quindi, per rispondere alla domanda che mi è stata posta, che la delusione è ben lungi dall’essere sanata.

-Ritieni possa parlarsi di violazioni dei diritti fondamentali dei lavoratori di Polizia in materia di previdenza complementare, stipendi/pensioni? Il poliziotto medio, ma io direi il cittadino medio, è abituato  a fare i conti con quel “netto a pagare” che tra tasse e gabelle, ritenute previdenziali e  fiscali, eventuali debiti contratti per mutui, appare eticamente inaccettabile.
Trovo la tua analisi persino troppo edulcorata. Secondo i dati elaborati dalle stesse fonti istituzionali nel nostro Paese, l’elusione e l’evasione fiscale sottraggono alle casse dello Stato qualcosa come 120 – 150 miliardi di euro l’anno, ai quali vanno poi aggiunti circa altri 60 miliardi di euro per la corruzione. Parliamo di qualcosa come un decimo dell’intero debito pubblico che annualmente sparisce, senza che si registrino inversioni di tendenza significative. Una situazione che mina le fondamenta della convivenza civile. Basti al riguardo menzionare le tuonanti autorevoli dichiarazioni del Presidente della Repubblica e del Pontefice. La gente comune non solo è costretta a pagare le tasse fino all’ultimo centesimo, ma anche a pagarne sempre di più, perché invece di combattere il malaffare dilagante, si preferisce andare a colpire chi nella piramide sociale sta più in basso, chi non ha la possibilità di aggirare le regole. Parlare quindi di violazioni di diritti fondamentali è persino riduttivo, perché la demolizione graduale dello stato sociale sta, di fatto, svuotando di significato gli stessi presupposti costituzionali posti a presidio degli irrinunciabili diritti di cittadinanza. Giusto in questi giorni ho avuto modo di leggere statistiche relative alla diminuzione delle spese sostenute dalle famiglie per cure odontoiatriche e per terapie sanitarie in generale. Un dato tra i tanti che già da solo spiega come il processo involutivo sia già consolidato. Ci stiamo avviando a un drammatico innalzamento della soglia di povertà, e me ne rendo conto osservando un dato apparentemente banale: negli ultimi tre – quattro anni è aumentato in modo considerevole il numero dei colleghi che usufruisce della mensa di servizio. E questo nonostante la qualità del pasto servito sia diminuita, posto che i fondi stanziati sono rimasti gli stessi mentre i prezzi dei generi alimentari sono aumentati in modo considerevole. Se l’insicurezza economica giunge al punto di indurre a risparmiare anche su voci di spesa marginali credo la situazione sia davvero preoccupante.
-Si rincorrono voci insistenti di un prossimo riordino delle carriere che vedrebbe mortificare ancora una volta l’intero comparto con la creazione di un ruolo dirigenziale “elitario”.
Il progetto che ci è stato presentato dal Governo è stato predisposto dai vertici del Ministero dell’Interno. I quali, chiusi nella loro torre d’avorio, si preoccupano solo di perpetuare, e di accrescere, i privilegi di cui non sanno fare a meno. Per evidenziare quanto sbilanciato e distorto sia questo progetto basta spiegare che si prevede una pianta organica con ben 3000 funzionari in posizione apicale quanto i posti di funzione disponibile sono meno di mille. In altre parole ci sarebbero oltre 2000 funzionari pagati con stipendi di livello apicale senza ricoprire alcun incarico corrispondente. Un disegno che dunque comporterebbe l’assorbimento di importanti risorse per retribuire i vertici, in preoccupante linea di coerenza con la tendenza a polarizzare le ricchezze nelle mani di pochi e la massificazione della povertà. Ecco perché lo abbiamo definito semplicemente irricevibile e ci siamo rifiutati di iniziare il confronto su tale piattaforma .
-Negli ultimi giorni tante sono le notizie riportate dai media che interessano la sicurezza in Italia; ne ricordo solo due: la vicenda dell’Audi gialla che scorrazzava quasi indisturbata per il Nord Est che ha inondato di commenti la rete web; l’inchiesta che vede coinvolti funzionari del Dipartimento della P.S. in turbativa d’asta, falso, estorsioni che fa luce su gare d’appalto frazionate ad hoc per evitare l’evidenza pubblica. In che modo la Polizia del futuro potrà migliorare la comunicazione al fine di sviluppare forme di collaborazione e cooperazione anche internazionale per la riduzione del costo della corruzione come delle mafie e dell’illegalità  e rafforzare il rapporto con la collettività?
Temo che per quanti sforzi possa compiere il Dipartimento della P.S., senza una precisa e determinata volontà politica non si potrà andare da nessuna parte. Purtroppo torna qui acconcio quanto ho detto prima. Il grosso problema che affronta il nostro sistema Paese è quello della selezione della classe dirigente della pubblica amministrazione. Fino a quando la politica sarà libera di nominare dirigenti in ruoli chiave, senza alcuna possibilità di controllo del loro operato e senza poter mai attribuire responsabilità per i danni arrecati non vedo quale potrebbe essere la via d’uscita. L’Autorità giudiziaria, sin dagli anni di Tangentopoli, ha cercato di svolgere un ruolo di supplenza. Ma il tentativo è naufragato, e per più ragioni. Basterebbe innanzitutto riformulare l’istituto della prescrizione per ottenere primi significativi risultati. Solo che così facendo, stante il doveroso rispetto del principio del favor rei, ciò potrebbe valere solo per il futuro, e quindi la farebbero comunque franca migliaia di corrotti e di corruttori. In secondo luogo occorrerebbe approntare un tessuto normativo in grado di consentire una efficace opera di ricerca delle prove. Allo stato attuale la nostra normativa è, e non a caso, lacunosa. Sarebbe sufficiente copiare da chi queste cose le fa bene. Ma non mi pare che, al di la di proclami di principio, ci sia l’effettiva volontà politica di attrezzare gli organi investigativi e la magistratura di armi adeguate a combattere questa guerra.
-Continuiamo a parlare di crisi di valori, eclissi della legalità in un Paese ancora alla ricerca di etica. Quali sfide ci attendono con l’ingresso dei giovani che abbracceranno questa carriera? Siamo ancora in grado di poter trasmettere i ricordi della nostra passata esistenza, di condurre fuori dal “noi” e liberare i grandi valori di giustizia che appartengono agli apparati della sicurezza, la necessità del rispetto della più piccola regola del vivere civile, il duplice ed essenziale aspetto del diritto-dovere? In che  modo potremo toccare le coscienze dei ragazzi che verranno, stimolarli a mantenere vivo il sentimento della solidarietà e della giustizia, ed il naturale disprezzo per tutto quello che da esso si allontana?

Con l’esempio quotidiano, senza arrenderci di fronte a seppur disarmanti evidenze e non generalizzando. La tentazione di adeguare la propria moralità al ribasso, di cedere al suadente richiamo della scorciatoia per giungere a traguardi personali e professionali senza rispettare le regole, è in effetti un nemico armato di una apparentemente invincibile perfidia. Ma dal mio osservatorio, che è quello della Sezione Volanti della Questura presso cui opero, posso dire che il sentimento per la legalità e l’onorabilità della nostra funzione è paradossalmente ancor più solido che nel passato. Non saprei spiegare il perché. Forse questo dipende dalla consapevolezza e dalla fierezza di rappresentare la punta più avanzata dello Stato, quella parte delle istituzioni che arriva a quotidianamente a contatto con il cittadino. Probabilmente è proprio la possibilità di immedesimarci con le difficoltà della gente comune che ci porta a non cedere e a trasmettere questo sentimento ai nuovi che arrivano. Mi permetto poi di fare una menzione particolare per la Scuola Allievi Agenti di Peschiera del Garda, e per il suo attuale direttore, Giampaolo TREVISI. Ha avuto l’intelligenza ed il coraggio di dare un indirizzo didattico quasi rivoluzionario, non limitandosi alla sterile proposizione dei programmi ministeriali, ma portando all’interno della scuola “la società”. Lo spazio dedicato ai testimoni di esperienze di vita drammatiche, dai superstiti dei campi di concentramento nazisti, ai familiari dei nostri caduti, i progetti teatrali, con commedie allestite e sceneggiate dagli allievi agenti, i concerti con gruppi misti composti da allievi poliziotti e da stranieri…Direi insomma che, almeno da questa prospettiva, possiamo essere ragionevolmente ottimisti ed evitare di abbandonarci allo sconforto.

-Nessuna forza politica sembra in grado di rispondere a ondate epocali di mutamenti e si ha difficoltà nel passare da una sicurezza di confini a quella della vita delle persone e dei popoli dentro quei confini. L’Europa tutta pare essere in piena confusione, non più sicura dei propri valori panumani. Il personale che risulta impiegato prima nell’operazione Mare Nostrum e ora in Triton ritieni sia stato sufficientemente preparato ed addestrato a fare sistema nella presa in carico e accoglienza dei richiedenti protezione internazionale e rifugiati?

Da quello che ho visto e per quello che ho avuto modo di sentire dai diretti interessati, i poliziotti e gli altri uomini impegnati sul campo hanno fatto assai più di quanto sarebbe stato il loro dovere per salvare vite e per dare la prima accoglienza a queste ondate di disperati. Non è quindi il primo soccorso che è mancato o che ha funzionato male. Il problema è che le istituzioni europee hanno interpretato in termini meramente numerici quello che invece è un fatto di rilevanza epocale. Gli antichi egoismi nazionalisti, complice anche una scarsissima autorevolezza del nostro Governo – anche se sarebbe più corretto dire del nostro Sistema Paese –  hanno alla fine prevalso. La perdita di credibilità dell’Unione europea rappresenta un danno che purtroppo pagheremo a duro prezzo. Il mancato coordinamento nella gestione dei  migranti farà di questa massa umana uno strumento in mano alla più becera demagogia populista. Le conseguenze socio politiche non tarderanno a farsi sentire. E non credo che saranno buone notizie quelle che avremo…

-Concludo riportandoti una frase tratta dalla bellissima poesia “SE” di Kipling, e chiedo di raccontarmi le emozioni o i ricordi che ti suscita: “se saprai sopportare di sentire le tue parole giuste falsate da furfanti per ingannare gli sciocchi; o vedere le cose per cui hai dato la vita spezzate, e curvarti e ricostruirle con logori utensili…” …
Rispondo con un aforisma: “Fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce”. La cronaca si occupa di alberi che cadono, di tutto ciò che fa notizia. Io continuo ad impegnarmi per dare il mio contributo allo sviluppo della foresta della legalità. Perché in fondo è solo così che riesco a sentirmi in pace con me stesso.
Buon lavoro amico mio, nonno Nino Caponnetto avrebbe detto “No, non è finito tutto”

Agente Megan

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