L’ultima cena (del Pd)

I pezzi grossi della segreteria nazionale del PD in queste ore dovrebbero organizzare un paio di cene per ritrovare un po’ di serenità e qualche idea che stimoli l’elettorato. Per primo l’ex ministro Carlo Calenda ha proposto di cenare assieme a Matteo Renzi, Paolo Gentiloni e Marco Minniti, scartando, non si sa bene perché, il segretario in carica Maurizio Martina. Dopo qualche titubanza (forse qualcuno era a dieta, qualche altro con un accenno di gastrite …) i tre convitati avevano accettato … benchè le ultimissime indiscrezioni dicano che Renzi si voglia defilare …

Il governatore del Lazio Nicola Zingaretti che aspira alla segreteria spostando l’asse dei dem a sinistra, non invitato anche lui da Calenda, organizza invece una cena in trattoria invitando “un imprenditore, un operaio, uno studente, un professore, un volontario e un professionista”. Per la serie “il danno e la beffa” qua potrebbe andare a finire che democratici ex ministri, senatori, segretari passati e presenti si incontrino tutti insieme, appassionatamente, alla “Prova del cuoco” che da quest’anno, su Rai 1, è condotta dalla graziosa fidanzata di Matteo Salvini.

C’è poco da aggiungere se non che il Partito Democratico, ai suoi massimi livelli, debba davvero scuotersi, rinnovarsi, ripartendo forse da zero sulla comunicazione politica, su come portare all’attenzione degli italiani nuovi concetti e nuove proposte ma anche (e forse soprattutto) su come gestire la COMUNICAZIONE nei giornali, in tv, sui social e pure nello scambiare due parole con la massaia, il disoccupato e il piccolo imprenditore che costoro incontrano per strada, se gli capita!

Senza blasfemia e senza voler polemizzare troppo è palese che l’immagine che meglio rappresenta i vertici nazionali del PD sia oggi “l’ultima cena”, con l’aggravante che qui non ci sono nè l’arte sublime di Leonardo Da Vinci né la fede che illumina i credenti; nell’ultima cena del PD e in quel che ne consegue è difficile immaginare che qualcuno dei commensali sia in grado, stando così le cose, di risorgere dopo tre giorni. Ci vogliono mesi, forse anni; la strada è lunga, lunghissima!

Emiliano Di Rosa

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43 anni, giornalista da 20 e professionista da 12, una lunga esperienza di cronista parlamentare alle spalle, tanto a Roma quanto a Palermo, assieme alla passione per tutte le vicende politiche che riguardano, in particolare, gli enti locali siciliani.

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