Lupara bianca, Carabinieri arrestano per omicidio di mafia Michele D’Avola e Fabrizio Iachininoto

Alle prime luci di stamani il Nucleo Investigativo del Reparto Operativo del Comando Provinciale dei carabinieri di Siracusa, ha dato esecuzione ad un provvedimento di custodia cautelare in carcere a carico di Michele D’Avola di 44 anni, tuttora ristretto in carcere al regime del 41 bis, ritenuto il referente del clan “Nardo” a Francofonte e di Fabrizio Iachininoto di 47, residente a Lentini.

Entrambi sono considerati responsabili, in concorso, dell’omicidio di Santo Massimo Gallo, di Francofonte scomparso nel marzo del 2002 e ritenuto vittima di “lupara bianca”. Il provvedimento e’ stato emesso dal gip del Tribunale di Catania, su richiesta della Procura distrettuale.

L’indagine era stata riavviata nel febbraio 2015, quando riscontri investigativi effettuati a seguito delle dichiarazioni di collaboratore di giustizia, hanno consentito di accertare che l’omicidio era maturato nell’ambito di una faida mafiosa che, nei primi anni 2000, vedeva contrapposti, nell’area di Lentini e Francofonte, il clan “Nardo” e il clan “Campailla” di Scordia (CT) al quale il Gallo era contiguo.

L’omicidio di Santo Massimo Gallo e’ avvenuto a Lentini (SR) il 23 marzo 2002 e rientra nella ‘faida di Francofonte’, guerra di mafia avvenuta tra il 2000 e il 2002 in una porzione di territorio a cavallo delle province di Catania e Siracusa, che vedeva contrapposti, all’epoca dei fatti, il clan Nardo di Lentini e il clan Campailla di Scordia. Le indagini, coordinate dalla Procura Distrettuale Antimafia di Catania, hanno consentito di appurare che l’omicidio si inserisce in quella vasta strategia di controllo mafioso del territorio esercitata dai Nardo che, anche con eclatanti azioni delittuose, volevano intimidire ed eliminare chiunque si fosse opposto alla realizzazione dei suoi progetti.

Fu il padre Angelo Gallo a denunciare la scomparsa del figlio Santo Massimo, fratello di Vincenzo, in quel periodo latitante e ritenuto uno tra gli appartenenti al commando armato che il 10 luglio di due anni prima aveva teso un agguato mortale ai danni del francofontese Antonino Mallia, affiliato al clan Nardo. Sulla scorta delle dichiarazioni rese da alcuni collaboratori di giustizia, che hanno corroborato elementi investigativi gia’ emersi si e’ arrivati a ricostruire la vicenda.

Il 22 marzo 2002, intorno alle 18:45, Santo Massimo Gallo, come sua abitudine era uscito di casa a piedi, ma non era piu’ tornato; l’uomo era stato sequestrato, torturato e ucciso dagli esponenti del clan Nardo per ottenere informazioni sul nascondiglio del fratello. Il giorno precedente alla sua scomparsa, la polizia giudiziaria, nell’ambito di una piu’ complessa attivita’ investigativa, aveva notato atteggiamenti sospetti e incontri di affiliati ai Nardo vicini ad Alfio Sambasile, come se si stesse programmando un incontro finalizzato a pianificare delle attivita’ delittuose.

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