Mafia: ex pm Natoli indagato a Caltanissetta per favoreggiamento. Natoli, ho detto tutto all’Antimafia. Darò il mio contributo e ho fiducia nella magistratura

L’ex pm del pool antimafia di Palermo, Gioacchino Natoli, e’ indagato a Caltanissetta per favoreggiamento alla mafia e calunnia e presto sara’ interrogato dal pool stragi della procura nissena. La vicenda giudiziaria nasce dal filone su “Mafia e appalti” che avrebbe accelerato la strage di via D’Amelio nella quale vennero uccisi Paolo Borslelino e la sua scorta. Natoli avrebbe insabbiato elementi dell’inchiesta a Massa Carrara – poi confluiti nel ‘Mafia e appalti’ – nell’ambito della quale gli inquirenti avevano intercettato diversi imprenditori per dimostrare che gli affari di Cosa nostra si muovevano in Sicilia, ma anche in Toscana. Natoli avrebbe agito in concorso, secondo le accuse, con l’ex procuratore di Palermo Pietro Giammanco (deceduto) e con l’allora comandante della Guardia di Finanza Stefano Screpanti. Lo scorso anno su ordine della procura di Caltanissetta le bobine dell’indagine di Massa Carrara – che inizialmente si era detto che erano state distrutte – sono state portate nella sede del Ros di Roma e qui e’ iniziato l’ascolto di tutte le conversazioni. Un anno dopo l’avvio delle operazioni i primi indagati della procura nissena. 

Natoli e’ stato invitato a presentarsi dinanzi alla procura di Caltanissetta, per essere interrogato il 5 luglio, per fare fronte alle gravi contestazioni dei magistrati nisseni, su tutte “l’aggravante di aver agito al fine di favorire l’associazione mafiosa denominata Cosa nostra con riferimento – come emerge dall”Invito a presentarsi davanti al Pm quale persona sottoposta alle indagini’ – agli interessi della stessa nel settore dell’aggiudicazione degli appalti (operazione gestita unitamente al mondo imprenditoriale e a quello della politica)”. Per favorire esponenti mafiosi come l’imprenditore palermitano Antonino Bonura. In relazione al reato di calunnia, Natoli avrebbe, mediante “Brevi note di chiarimento”, datate 23 gennaio 2024, “inviate spontaneamente” alla procura di Caltanissetta a mezzo pec in il 6 febbraio scorso, avrebbe affermato “falsamente” che fosse stato compiuto “il reato di falsita’ materiale commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici”); segnatamente, “sostenendo che la locuzione manoscritta ‘e la distruzione dei brogliacci’, vergata sul provvedimento di smagnetizzazione delle bobine delle intercettazioni telefoniche eseguite nel procedimento penale n. 3589/1991, recante la sua firma e depositato il 25 giugno 1992, era stata apposta dopo il deposito dell’atto presso la segreteria del Centro intercettazioni telefoniche”, incolpando “l’allora responsabile amministrativo di tale ufficio, che aveva ricevuto il provvedimento del delitto di falso materiale, pur sapendolo innocente”. 

Con “la circostanza aggravante”, si legge ancora nell’invito a presentarsi notificato a Natoli, “di aver commesso il fatto per nascondere il reato di favoreggiamento alla mafia, “in quanto in concorso con l’allora procuratore Pietro Giammanco”, quale “istigatore”; con “l’allora capitano della Guardia di finanza Stefano Screpanti, quale coesecutore materiale”, “aiutava Antonino Buscemi, Francesco Bonura, Ernesto di Fresco, nonche’ Raoul Gardini, Lorenzo Panzavolta, Giovanni Bini (gli ultimi tre al vertice del cosiddetto Gruppo Ferruzzi) ad eludere le investigazioni dell’autorita’”.In questo modo secondo la procura nissena: “Insieme al capitano Screpanti, svolgeva, in seno al procedimento penale n. 3589/1991 R.G.N.R.Mod.21 della procura di Palermo, una ‘indagine apparente’, richiedendo, tra l’altro, l’autorizzazione a disporre attivita’ di intercettazione telefonica per un brevissimo lasso temporale (inferiore ai 40 giorni per la quasi totalita’ dei target) e solo per, una parte delle utenze da sottoporre necessariamente a captazione, per assicurare un sufficiente livello di efficienza delle indagini”. Natoli avrebbe disposto “d’intesa con l’ufficiale della Guardia di finanza, che non venissero trascritte conversazioni particolannente rilevanti, da considerarsi vere e proprie autonome notizie di reato, dalle quali emergeva la ‘messa a disposizione’ di Di Fresco in favore di Bonura, nonche’ una concreta ipotesi di ‘aggiustamento’, mediante interessamento di Di Fresco, del processo pendente innanzi alla Corte d’Assise di Appello di Palermo, sempre a carico di Bonura, nonche’ di Stefano Fontana e Vincenzo Di Maio per il duplice omicidio Chiazzese-Dominici”. E non avrebbe avviato “alcuna indagine nei confronti degli imprenditori Luciano Laghi e Claudio Scarafia, “sebbene i due fossero risultati a completa disposizione di Francesco Bonurace dei suoi familiari”. Avrebbe poi richiesto l’archiviazione del “procedimento penale n. 3589/ 1991 Mod .21” della procura di Palermo “senza curarsi di effettuare ulteriori approfondimenti e senza acquisire il materiale concernente le indagini effettuate dalla procura della Repubblica di Massa Carrara; infine, per occultare ogni traccia del rilevante esito delle intercettazioni telefoniche, ha disposto la smagnetizzazione delle bobine e la distruzione dei brogliacci. Con l’aggravante di aver agito al fine di favorire l’associazione mafiosa denominata cosa nostra con riferimento agli interessi della stessa nel settore dell’aggiudicazione degli appalti (operazione gestita unitamente al mondo imprenditoriale e a quello della politica”).

Mafia: Natoli, detto tutto ad Antimafia. Daro’ mio contributo

“Non posso dire nulla di piu’: tutto quello che so di questa storia e’ cio’ che ho detto e documentato in audizione di fronte alla commissione Antimafia”. Cosi’ ad AGI l’ex giudice Gioacchino Natoli, indagato per favoreggiamento aggravato dalla procura di Caltanissetta. “Mi sembra doveroso e corretto – conclude – fino a quando non incontrero’ i magistrati, non aggiungere altro”. Di fronte all’organismo parlamentare presieduto da Chiara Colosimo, dove era stato convocato a seguito delle dichiarazioni dell’avvocato della famiglia Borsellino, Fabio Trizzino, Natoli aveva ricordato che le bobine delle intercettazioni riguardanti i fratelli imprenditori Buscemi, oggi utilizzate dall’accusa contro lo stesso ex magistrato, non erano state affatto smagnetizzate e che lui stesso le aveva fatte ritrovare. “Ho fiducia nella giustizia, sono un uomo delle istituzioni. Daro’ il mio contributo per l’accertamento della verita’”, ha detto infine, in vista dell’interrogatorio davanti alla procura di Caltanissetta fissato per il 5 luglio. L’ufficio inquirente e’ diretto da Salvatore De Luca, che fu collega di Natoli a Palermo. L’attuale indagato e’ in pensione dal 2018 dopo aver lasciato un anno prima la presidenza della Corte d’appello di Palermo. L’ultimo incarico fu al ministero della Giustizia come direttore dell’Organizzazione giudiziaria

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