La mafia in Italgas: per la Dna “inquinata” dai Cavallotti, vicini a Provenzano

La mafia nelle imprese della Sicilia: Italgas, Gas Natural e, soprattutto, gli imprenditori Cavallotti sono più volte citati nella Relazione 2014 della Direzione Nazionale Antimafia.

La Relazione, parlando delle misure di prevenzione per mafia, è molto netta.

Come è noto – si legge nella Relazione 2014 della Dna -, la individuazione e la aggressione dei patrimoni criminali, mafiosi e non, sono ritenuti, in maniera consolidata, le forme più efficaci per il contrasto dei fenomeni criminosi di maggiore gravità ed in linea con tali tendenze normative – sia interne che internazionali – nonché con la evoluzione sociale del fenomeno, in un settore strategico per la lotta alla criminalità organizzata la Procura si è da tempo dotata di una articolata ed efficiente organizzazione e di uno sperimentato modello operativo”.

Poi ancora la Dna si sofferma sul “ricorso sempre più frequente, soprattutto in relazione ad attività imprenditoriali di considerevole rilievo, allo strumento della sospensione della amministrazione, finalizzato ad ampliare l’area di contrasto propria delle misure di prevenzione di tipo tradizionale con la aggressione di quelle attività imprenditoriali in qualche modo “inquinate” dalla presenza della criminalità organizzata e che costituiscono la c.d. “area grigia” dove il mercato legale e quello legale si incontrano al fine di incrementare i profitti delle organizzazioni criminali”.

italgasEsempio di tale fenomeno sono state le richieste di sospensione relative alla F.Ponte S.p.a. e soprattutto alla Italgas S.p.a., quest’ultima vero e proprio colosso del mercato energetico in Italia, e non solo.

Successivamente la Dna si è soffermata nello specifico del territorio di Palermo, si trova il riferimento all’Italgas, a Gas Natural ed ai Cavallotti.

Per quanto concerne Gas Natural Spa, “Si tratta di un procedimento avviato a seguito di attività della sezione misure di prevenzione della Procura e del GICO della Guardia di Finanza nell’ambito delle indagini patrimoniali nei confronti dei fratelli Cavallotti e del gruppo riferibile ai Ciancimino, da cui sono emersi indizi di: riciclaggio di denaro da parte di Ciancimino e soci; appalti non a norma che hanno favorito imprese riconducibili alla criminalità organizzata di tipo mafioso”.

Con il decreto nr. 12/14 del 19.05.2014 sono state sottoposte alla misura dell’amministrazione giudiziaria, per mesi sei, le società Gas Natural Italia S.p.a. Gas Natural Vendita Italia e Gas Natural Distribuzione Italia S.p.a.

Per quanto riguarda Italgas Spa, “Si tratta di un procedimento avviato a seguito di attività della sezione misure di prevenzione della Procura nell’ambito delle indagini patrimoniali nei confronti dei fratelli Cavalloti, a seguito delle quali sono emersi indizi gravi di: appalti non a norma e che hanno favorito le imprese riconducibili ai Cavallotti, su gran parte del territorio italiano”.

Con il decreto nr. 67/14 RMP, del 9.07.2014, è stata sottoposta alla misura dell’amministrazione giudiziaria, ex art. 34 d.lgs. 159/2011, per mesi sei, la società Italgas S.p.a.

Particolare riferimento, poi, viene fatto ai fratelli Cavallotti:

  •  Vincenzo Cavallotti, nato a Belmonte Mezzagno (PA) il 20.02.1956;
  • Gaetano Cavallotti, nato a Belmonte Mezzagno (PA) il 26.08.1959.
  • Salvatore Vito Cavallotti, nato a Belmonte Mezzagno il 02.10.1951

“I procedimenti hanno ad oggetto le attività dei fratelli Cavallottiproprietari di numerose aziende operanti nel settore della costruzione e della gestione di reti di gas naturali e acquedotti – e sono stati avviati sulla base degli esiti del precedente procedimento per l’applicazione di misura di prevenzione patrimoniale iscritto al Tribunale di Palermo Sezione misure di prevenzione (al nr. 100/1999 RMP, conclusosi con la confisca di una azienda attiva nel settore della metanizzazione).

Numerose sono le informative trasmesse dal GICO della Guardia di Finanza tra il 2010 ed il 2011, in quanto i fratelli Cavallotti sono ritenuti “vicini” (nell’accezione propria di tale termine delle norme sulle misure di prevenzione) ad esponenti mafiosi del calibro di Benedetto Spera e Bernardo Provenzano – si legge nella relazione -, che avrebbero assicurato loro l’aggiudicazione di lavori e l’apertura di cantieri, in territori controllati da diverse famiglia mafiose.

A conferma di tale vicinanza dei Cavallotti alla mafia hanno deposto sia i riscontri documentali ottenuti con l’esame delle lettere e dei biglietti facenti parte della corrispondenza dell’allora latitante Bernardo Provenzano, sia le convergenti indicazioni offerte da vari collaboratori di giustizia, quali Siino Angelo, Maniscalco Giuseppe, Brusca Giovanni, Barbagallo Salvatore, Vitale Simone, Campanella Francesco.

Tutte le aziende riconducibili ai fratelli Cavallotti (ed il relativo compendio aziendale) sono state oggetto di sequestro”.

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