Mafia, la “Svizzera” della Sicilia. Fra “personaggi ambigui”, omertà e negazione della realtà

C’era una volta la Provincia “babba” ed era proprio Ragusa. Ma forse è venuto il momento di non considerarla più tale e, senza provocare allarmismi, fare però un excursus sulla provincia che fra i “si dice” e l’omertà, annovera tante storie a dir poco “anomale”.

Storie di persone e personaggi che stanno lontani dai riflettori, ma controllano decine di attività economiche.

Storie di quella che potrebbe essere considerata quasi la “Svizzera” della Sicilia.

Storie di imprenditori con rapporti “al limite” (e spesso anche oltre) con certi ambienti della criminalità organizzata e con la politica che, casualmente, sono riusciti ad arricchirsi e a diventare importantissimi.

Storie, come quelle che riguardano i “cugini Salvo” mafiosi e considerati come gli “esattori di Salemi” che, anni fa, acquistarono ad Acate, fra la (ragusana) Vittoria e la (nissena) Gela, più di mille ettari di vigneti e serre. Ottimo luogo di rifugio per latitanti, dal nipote del capomafia di New York Joseph, Gaspare Gambino alla presunta (ma mai confermata) ospitalità nel ragusano del boss di Catania, Nitto Santapaola (è di questi giorni l’arresto di due latitanti europei nel ragusano, con numerosi mandati di arresto internazionali).

Addirittura, sempre stando ai “si dice”, c’è chi riferisce che Santapaola andasse a caccia di conigli in provincia e che, fra i cacciatori che si conoscono tutti, fosse riconosciuto e molto ossequiato senza mai essere (ovviamente, purtroppo!) denunciato.

Il giornalista Giorgio Ruta racconta come a Pozzallo e Ragusa “sono state scovate, anni fa, due grandi aziende metallurgiche dirette da un prestanome di Tano Badalamenti, boss di Cinisi”.

Il colonnello della Finanza, Francesco Fallica (al clandestino), nel maggio del 2012, dichiarava: Nella zona di Ragusa ci sono stati interessi nell’eolico di alcuni personaggi ambigui, con vicinanze mafiose. Questi soggetti si sono infiltrati in provincia tramite passaggi societari che abbiamo osservato. Questo ci fa riflettere e ci stiamo lavo­rando.

Nel settore del vino io avevo colto, in tempi non sospetti, alcune intromissioni di alcuni soggetti che vanno approfondi­ti. La Procura ci sta lavorando”.

Partiamo dai fatti odierni. L’ultima relazione semestrale della Direzione Investigativa Antimafia, afferma che:

“In provincia di Ragusa emergono fenomeni criminali di tipo mafioso soprattutto sul versante occidentale (nei comuni di Vittoria, Comiso e Acate), dove si risente dell’influsso esercitato dei gruppi presenti nell’area di Caltanissetta, in particolare i sodalizi gelesi. Risultano attivi elementi del clan Dominante, affiliato alla stidda, e una cellula denominata clan Piscopo, di diminuita capacità operativa”.

Eppure la Provincia di Ragusa, divisibile per comprendere meglio in tre “macro aree”, pur non essendo mai stata una provincia particolarmente violenta negli anni “caldi” della tensione mafiosa, oggi è da molti identificabile come “un’ottima e grande lavatrice”, dove il “denaro sporco verrebbe reinvestito”.

Zona Vittoria – Comiso – Acate:

Gli interessi nel mercato di Vittoria. Nella relazione del 2008 si legge che per i mercati di Fondi e Vittoria «i punti più sensibili per le infiltrazioni malavitose sono costituiti dai servizi di trasporto su gomma dell’ortofrutta da e per i Mercati; dalle imprese dell’indotto; dalla falsificazione delle tracce di provenienza dell’ortofrutta; dal livello anomalo di lievitazione dei prezzi».

Ed ancora: “traffico di droga finalizzato al fabbisogno locale, estorsioni, gestione di bische clandestine, controllo del territorio, gestione delle macchinette video poker, i cui proventi, che si aggirano sui 5 mila euro a settimana per macchinetta, servono spesso per riciclare denaro“.

Il primo ottobre del 2012, in un’operazione denominata “Chimera”, i carabinieri di Ragusa, su ordine della Direzione Distrettuale Antimafia di Catania, in collaborazione con la Procura della Repubblica di Ragusa, ha decapitato  capi e luogotenenti di una pericolosa cosca armata della «Stidda», attiva a Comiso e riconducibile a quella già denominata clan “Dominante” di Vittoria. Portando così all’arresto di 5 persone, accusate di associazione per delinquere di stampo mafioso (aggravata dal fatto di essere l’associazione armata) e estorsione e tentate estorsioni aggravate e detenzione e porto abusivo di armi da guerra e comuni. Le manette scattarono, fra gli altri, per Mario Campailla, detto “Mario ‘u checcu”, ovvero «Mario Saponetta», che dal 9 aprile dell’anno scorso è addirittura al 41bis nel carcere di Novara.

Il 18 luglio un grave agguato nel pieno centro di Vittoria, trivella di colpi i tre fratelli Nigito (ritenuti – secondo la relazione della DIA – esponenti della “Stidda” a Vittoria, più precisamente del clan “Carbonaro-Dominante”), nel quale perde la vita Francesco e rimangono feriti gli altri due fratelli Nigito, Giuseppe e Giancarlo. Alla base dell’agguato vi sarebbe un dissidio sulla gestione dei videogiochi. Fatto sta che i due fratelli Nigito forniranno agli inquirenti indicazioni contraddittorie e fuorvianti sulla sparatoria, tanto da essere in un primo momento arrestati insieme ad altri. La famiglia Nigito a Vittoria mantiene il controllo di videopoker e macchine distributrici di bevande e caffè. I due Nigito saranno nuovamente coinvolti in un atto di sfregio nel luglio del 2013 (pare sempre per la gestione del territorio) ed arrestati il 6 novembre scorso.

Ciò fino ad arrivare al 10 novembre (cioè al mese scorso) quando, l’operazione condotta dalla Polizia di Stato e denominata “Whatchman”, portò all’arresto di 4 persone, con l’accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso, nei confronti di presunti affiliati alla famiglia “Piscopo” della cosa nostra gelese, oltre ad una quinta, nei confronti di un poliziotto che è stato raggiunto dallo stesso provvedimento con l’accusa di favoreggiamento. Si tratta dei vittoriesi Massimiliano Avola, Francesco Guastella e dei cugini Enzo e Gianluca Rotante. Ed anche del sovrintendente di polizia, Santo Ruggieri. Operazione per la quale un plauso particolare va fatto proprio alla Polizia che, nonostante un proprio uomo fosse coinvolto, ha saputo bene operare. E proprio gli inquirenti e gli investigatori hanno dichiarato come l’omertà in città, non abbia assolutamente aiutato (e non aiuta ancora oggi) le indagini. Pochi, troppo pochi, gli imprenditori che hanno confermato o denunciato.

Zona di Scicli – Modica:

“la nettezza urbana, i servizi funebri, la droga”.

La città di Scicli è stata da sempre “particolarmente turbolenta”, tanto da essere indicata da Saviano (in una puntata di “Che tempo che fa” su Rai Tre, il 17 ottobre del 2012), come un Comune sciolto per Mafia. Effettivamente il consiglio comunale della città fu sciolto per mafia il 17 luglio del 1992, ma una sentenza del Tar del 9 marzo del 1994 reintegrò il massimo consesso cittadino di Scicli, perché il decreto di scioglimento fu dichiarato illegittimo per “violazione di legge e totale travisamento dei presupposti di fatto”.

Tutto, però, viene rimesso in discussione e la città ripiomba nel “buio del sospetto mafioso”, tanto che da qualche tempo sarebbe nel mirino della Dda di Catania.

E’ il caso di accertare eventuali infiltrazioni mafiose nel comune di Scicli. Secondo i “bene informati”, infatti, gli interessi del clan Cappello si sarebbero estesi al settore della raccolta dei rifiuti nel piccolo centro ibleo.

La “bomba” scoppia il 4 settembre di quest’anno quando, all’improvviso, viene effettuata un perquisizione al Comune di Scicli da parte dei carabinieri della Compagnia di Modica, delegati dalla Procura Distrettuale antimafia di Catania nell’ambito di un’indagine volta ad accertare eventuali legami fra poteri della malavita locale, politica ed istituzioni.

L’indagine prenderebbe le mosse relativamente a fatti che hanno origine nel 2007 e non escluderebbe neanche le ultime due campagne elettorali del 2008 e del 2012 per il rinnovo degli organismi elettivi dell’ente e cioè l’elezione del sindaco, della giunta e del consiglio comunale.

Per andare ai fatti, quelli importanti, ci sarebbero due filoni: quello relativo alla gestione dei rifiuti e quello riguardante l’affissione dei manifesti. E’ su questi che, giornalisticamente, vorremmo concentrarci prossimamente.

Nel 2007, infatti, il sindaco Falla denunciò pubblicamente che “alcuni consiglieri si aggiravano insieme a soggetti con la fedina penale sporca”. Falla denunciò anche il fatto che durante la campagna elettorale ci furono delle “minacce ed azioni violente, nei confronti di rappresentanti di partito”.

E non sarebbe da escludere la “lunga mano della criminalità organizzata catanese e “inquietanti” similitudini con le numerose indagini nella città di Palagonia.

Modica

Spazzatura, racket del “caro estinto” e rapporti al limite”.

Luglio 2008, l’operazione “Trash”, condotta dalla Guardia di Finanza del Comando provinciale di Ragusa porta in manette, fra gli altri, il titolare dell’impresa affidataria dell’appalto per la raccolta dei rifiuti a Modica, Giuseppe Busso.

Anno 2013, è sicuramente il “racket del caro estinto”, uno degli affari più preoccupanti a Modica, in una città nota per le proprie contraddizioni sfociate in tanti anni. L’ombra della mafia e di alcune famiglie “importanti”, sulla gestione e la spartizione dei defunti. Sicuramente comportamenti mafiosi ne caratterizzano e ne fanno presagire la presenza in città.

Due Agenzie di onoranze funebri ed almeno un paio di mezzi di altre agenzie, sono state date alle fiamme in questo anno e nessuno si è più di tanto indignato. Perché? Cosa sta succedendo in città? E soprattutto, perché nessuno collabora? Perchè questa omertà?

Il 19 agosto del 2013, un’inchiesta proprio sul “caro estinto” scuote l’ospedale Maggiore di Modica.

Agli arresti domiciliari finiscono l’infermiere Vincenzo Giummarra e la titolare di un’agenzia di onoranze funebri, Raffaela Palladino. Altri 3, fra cui il marito di Raffaela Palladino, Gaetano Puccia, vengono sottoposti all’obbligo di firma in caserma.

Nell’inchiesta ci sono altri 18 indagati, tra medici, infermieri, titolari e dipendenti di agenzie di pompe funebri.

Zona di Ragusa:

E’ proprio nel comune capoluogo che scoppia l’indagine relativa alle Aste Giudiziarie.

Un sistema sul quale, dopo la tragedia di Guarascio, e dopo alcune denunce di casi analoghi, ha acceso i riflettori la Procura guidata da Carmelo Petralia. Tre inchieste con decine di indagati e un reato-guida: quello di estorsione.

Già le cifre parlano da sole: 300 mila abitanti e 1281 immobili all’ asta, uno ogni 230 abitanti. Negozi, terreni, capannoni industriali, ma soprattutto immobili rurali e case. Prime case. Ottocento imprenditori sul lastrico, strangolati dalla crisi economica e dagli usurai, costretti a chiudere aziende agricole un tempo fiorenti massacrate dalle tasse e dai costi del lavoro e dei trasporti e ora messi all’ angolo da una nuova “mafia” che qui, a Ragusa, sembra aver trovato la gallina dalle uova d’ oro: è la “mafia” delle aste giudiziarie, una vera e propria associazione per delinquere alla quale partecipano, con disinvoltura, professionisti e impiegati dello Stato, avvocati e commercialisti, funzionari di banche e finanziarie, e tutto un sottobosco che va a braccetto con la criminalità. È un vero e proprio sistema ormai strutturato.

Le armi, la droga e la prostituzione:

E’ questo uno dei maggiori problemi della zona.

Le armi e la droga costituiscono un vero e proprio reticolo di rapporti intessuti nel territorio ragusano, da filiere estere. Basti pensare, ad esempio, alle organizzazioni internazionali che si dividono il territorio.

Le organizzazioni Tunisine si occupano di portare eroina e cocaina nella zona (su tutte, l’operazione del 5 novembre u.s., quando la Polizia sgominò una banda di sette tunisini, intenti in un intenso traffico di eroina proveniente da Napoli e Palermo, diventati punto di riferimento delle piazze di spaccio).

Invece gli Albanesi, dominano nel campo della marijuana e dell’hashish.

Il 27 maggio del 2012, venne arrestato un albanese con ben 44 chili di droga, destinati al commercio nella provincia Iblea e sequestrati dalla Guardia di Finanza in uno degli imbarcaderi privati a Messina. Oppure ancora il 30 marzo del 2013 quando, la Polizia di Stato arrestò due corrieri della droga albanesi e il loro complice italiano. Avevano oltre 35 chili di marijuana da smerciare nel ragusano.

Il 6 aprile del 2013 la Squadra Mobile è riuscita ad individuare un altro ingente quantitativo di droga che, da Catania, veniva trasferito alla “base operativa” di Donnalucata, in contrada Timperosse, nella proprietà di Magro, all’interno della quale vennero rinvenuti ulteriori 40 chili di marijuana.

Capitolo armi:

Il 22 novembre scorso, un vero e proprio arsenale è quello ritrovato dalla Polizia di Ragusa.

Rinvenuti oltre 600 cartucce, 100 cartucce da caccia, un fucile, 1 rivoltella a tamburo, 2 rivoltelle a sette colpi, 3 semi automatiche. Possibile – secondo il racconto degli inquirenti -, che le armi siano state utilizzate per delitti non soltanto in provincia. “Proprio per questa ragione invieremo le armi rinvenute, tutte funzionanti e particolarmente insidiose, al gabinetto regionale a Catania. Saranno loro, grazie alla banca dati delle armi – dichiara il  dirigente della Squadra Mobile, Nino Ciavola -, a verificare dove e se siano state utilizzate”.

Il 5 dicembre, invece, è stato scoperto dalla guardia di finanza di Ragusa e dalla divisione della polizia amministrativa della questura, all’interno di un casotto adiacente ad un poligono di tiro a segno sportivo, un altro “ammasso di armi”.

Sei pistole di vario calibro, due carabine calibro 22, un fucile da caccia calibro 12, circa mezzo chilo di polvere da sparo, quasi 18mila cartucce a palla per pistola vario calibro, 625 cartucce per fucili da caccia caricate a pallini e attrezzatura idonea ad effettuare la ricarica delle munizioni.

Capitolo prostituzione:

Anche se pochi ne parlano, i “bene informati” raccontano del giro pazzesco di prostituzione in provincia di Ragusa, che andrebbe da Vittoria a Ragusa, fino a Modica. Anche in questo caso, come nella fattispecie dei corrieri della droga, sarebbero le organizzazioni internazionali a comandare i mercati, legati sempre alla mafia (non solo siciliana). Complici alcuni insospettabili del luogo che agirebbero non solo come basisti, ma anche come favoreggiatori.

 

Insomma, se ancora qualcuno la reputasse come la “provincia babba”, non vorremmo si celasse dietro questa definizione, per coprire l’omertà dei comportamenti.

Omertà che, va ricordato, è il vero ed unico nutrimento della mafia.

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Nato a Ragusa il Primo febbraio del 1983 ma orgogliosamente Modicano! Studia al Liceo Classico "Tommaso Campailla" di Modica prima, per poi laurearsi in Giurisprudenza. Tre grandi passioni: Affetti, Scrittura e Giornalismo. "Il 29 marzo del 2009, con una emozione che mai dimenticherò, pubblico il mio primo romanzo: “Ti amo 1 in più dell’infinito…”. A fine 2012, il 22 dicembre, ho pubblicato il mio secondo libro: "Passaggio a Sud Est". Mentre il 27 gennaio ho l’immenso piacere di presentare all’Auditorium “Pietro Floridia” di Modica, il mio terzo lavoro: “Blu Maya”. Oggi collaboro con: l'Agenzia Giornalistica "AGI" ed altre testate giornalistiche".

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