Mafia: monopolio trasporto e imballaggi, colpo a clan Siracusa. E Trigila comandava dal carcere

Blitz antimafia in provincia di Siracusa. L’operazione, denominata “Robin Hood”, di polizia, carabinieri e Guardia di finanza, ha colpito 13 persone appartenenti al clan Trigila, cosca mafiosa attiva tra Noto, Avola, Pachino e Rosolini.

Noi de La Spia avevamo, già nel 2016, con una serie di inchieste giornalistiche raccontato ciò che accadeva nel territorio netino (LEGGI ARTICOLO).

Le misure di custodia cautelare in carcere sono state emesse dal gip di Catania su richiesta del dottor Alessandro Sorrentino, sostituto procuratore della Dda di Catania. In base alle indagini il clan Trigila avrebbe acquisito una posizione dominante in alcuni settori economici, tra cui il trasporto su gomma di prodotti orto-frutticoli, la produzione di pedane, imballaggi e prodotti caseari. Questa inchiesta comprende le attivita’ investigative sulla cosca di mafia Trigila degli agenti della Squadra mobile nel biennio 2016-2018 e del Reparto operativo dei carabinieri di Siracusa tra il 2016-2017 con il blitz denominato “Neaton”. In azione 60 poliziotti della questura di Siracusa, dei reparti cinofili e Prevenzione crimine e dei Cinofili della Polizia di Stato. Eseguito anche un sequestro preventivo patrimoniale nei confronti di uno degli indagati. Ulteriori particolari nella conferenza stampa delle 10.15 presso la questura di Siracusa.

Era il boss di Noto, Antonio Giuseppe Trigila, a dettare gli ordini dal carcere, attraverso i colloqui con i familiari, agli esponenti della sua cosca per il controllo del trasporto dei prodotti orto-frutticoli, la produzione di pedane, imballaggi e prodotti caseari. Secondo quanto emerge nell’inchiesta, era in contatto con il figlio grazie ad uno scambio di lettere, finite nelle mani degli inquirenti, per i quali erano le donne, la moglie e la figlia di Trigila, a svolgere il compito di veicolare i suoi ordini ma capitava anche che intervenissero in prima persona, per conto del boss quando si rendeva necessario spendere il suo nome per risolvere alcune questioni. Le indagini, iniziate nel 2016 e proseguite fino al 2018, hanno accertato la disponibilita’ da parte della cosca di proprie aziende in grado di monopolizzare il mercato, tra intimidazioni, estorsioni e truffe sui fondi europei destinati alla imprese agricole, di cui si sarebbe occupato il nipote del boss.
Giuseppe Crispino il reggente della cosca. A lui, il boss prima dell’arresto dello stesso Crispino, avvenuto il 4 luglio del 2018 in quanto trovato in possesso di 650 grammi di cocaina e di 4 pistole, avrebbe affidato la raccolta dei proventi illeciti per il sostentamento dell’associazione, il pagamento degli stipendi alle famiglie dei detenuti, la detenzione delle armi, estorsioni e il traffico di droga.
Tra gli uomini di fiducia c’era Giuseppe Caruso, detto “u caliddu”, che, grazie ai contatti con le aziende di autotrasporti che operavano nella zona sud della provincia e in quella di Ragusa, aveva il compito di raccogliere i versamenti di denaro imposti agli operatori del settore per poter lavorare senza incorrere in problemi. Gli inquirenti hanno accertato nel corso delle indagini tre episodi di estorsione ai danni delle imprese di autotrasporto. “Ma chi ve l’ha data questa autorizzazione”, si sente in una intercettazione, “io sto prendendo i bins e gli sto dando fuoco ora stesso, subito. E qua non ci deve entrare nessuno, se prima non ve lo dico io, perche’ il padrone sono io”. Pure il boss Antonio Giuseppe Trigila e’ stato intercettato durante i suoi colloqui e nel corso della visita di una nipote avrebbe svelato la sua attivita’ illecita. “Loro dicono per mafiosita’, invece io sono un contrasto dello Stato!… che cosa significa contrasto dello Stato?”.
Questi gli arrestati: Rosario Agosta, 48 anni; Nunziatina Bianca, 64 anni, Marcello Boscarino, 46 anni; Giuseppe Caruso, 67 anni, detto u caliddu; Giuseppe Crispino, 43 anni, gia’ in carcere; Francesco De Grande, 62 anni; Emanuele Eroe, 38 anni; Angelo Monaco, 26 anni; Salvatore Porzio, 36 anni; Angela Trigila, 45 anni; Antonio Giuseppe Trigila “Pinuccio Pinnintula”, 70 anni, gia’ in carcere; Giuseppe Trigila, 47 anni, e Giuseppe Trigila, 43 anni.

Mafia: boss Trigila comandava dal carcere,”Io contrasto Stato”

Nonostante la lunga detenzione, a condurre saldamente il clan Trigila e le sue molteplici attivita’ illecite era ancora Antonio Giuseppe Trigila che dal carcere continuava a dare ordini. Significativa era la spiegazione che lo stesso esponente mafioso forniva alla nipote, della sua attivita’ criminale: “Loro dicono per mafiosita’, invece io sono un contrasto dello Stato… che cosa significa contrasto dello Stato?”.

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Nato a Ragusa il Primo febbraio del 1983 ma orgogliosamente Modicano! Studia al Liceo Classico "Tommaso Campailla" di Modica prima, per poi laurearsi in Giurisprudenza. Tre grandi passioni: Affetti, Scrittura e Giornalismo. "Il 29 marzo del 2009, con una emozione che mai dimenticherò, pubblico il mio primo romanzo: “Ti amo 1 in più dell’infinito…”. A fine 2012, il 22 dicembre, ho pubblicato il mio secondo libro: "Passaggio a Sud Est". Mentre il 27 gennaio ho l’immenso piacere di presentare all’Auditorium “Pietro Floridia” di Modica, il mio terzo lavoro: “Blu Maya”. Oggi collaboro con: l'Agenzia Giornalistica "AGI" ed altre testate giornalistiche".

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