Mafia: omicidi e pizzo a Palermo, ergastoli e 2 secoli di carcere

La seconda sezione della Corte d’assise d’appello di Palermo ha confermato l’ergastolo e i due secoli di carcere inflitti dal Gup Sergio Ziino nel processo Reset, riguardante la mafia di Bagheria (Palermo) e dei paesi vicini, Altavilla Milicia, Casteldaccia, Trabia, con alcune propaggini nel mandamento di Porta Nuova, nel capoluogo dell’Isola.

Il collegio presieduto da Angelo Pellino, a latere Roberto Murgia, ha condannato l’unico imputato (su 25) che in primo grado era stato assolto e ha dichiarato nulla per un difetto formale la condanna di un altro: in sostanza adesso non ci sono assolti.

Risarcite le parti civili, tra cui molte vittime del racket del pizzo: l’inchiesta Reset, condotta dai carabinieri in diverse fasi, segno’ infatti un’inversione di tendenza rispetto all’omerta’ e al silenzio di regola tenuti dai commercianti e dagli imprenditori del Palermitano. Molti di loro, convinti e sostenuti dalle associazioni antiracket, hanno ammesso e denunciato i fatti e si sono costituiti nel processo, cosi’ come i familiari di Antonio Canu, ucciso all’eta’ di 33 anni probabilmente per avere in qualche modo coinvolto i Rinella, capimafia del suo paese, Trabia, nell’omicidio del suo amico Filippo Lo Coco, assassinato nel 1998.

La sentenza e’ stata pronunciata all’una e venti del mattino, dopo una camera di consiglio durata tre giorni e una notte. Anche la decisione di primo grado fu pronunciata a tarda sera, alle 23 del 19 novembre 2015, un’ora prima della scadenza dei termini di custodia cautelare. I giudici hanno modificato 17 posizioni, lasciando pero’ immutate, nel complesso, le pene.

Condannato a 8 anni Francesco Pipia, che era stato assolto dal Gup Sergio Ziino; aumentata da 5 anni e 4 mesi a 8 anni e 8 mesi la pena inflitta a Carlo Guttadauro, fratello dei boss di Brancaccio, Giuseppe, e di Castelvetrano, Filippo (quest’ultimo cognato di Matteo Messina Denaro). La nullita’ della decisione del Gup Sergio Ziino riguarda Vincenzo Maccarrone, che aveva avuto 4 anni e 4 mesi ed e’ stato scarcerato. Per l’omicidio di Canu, assassinato a Trabia il 28 gennaio 2006, la corte ha confermato l’ergastolo nei confronti di Michele Modica, di Casteldaccia, e i 30 anni inflitti a Emanuele Cecala, di Caccamo. Per quest’ultimo sono stati respinti i ricorsi sia della difesa che dell’accusa, che aveva chiesto la massima pena.

Le altre condanne riguardano Giuseppe Di Fiore, che, col meccanismo della continuazione, e’ passato da 10 anni e 8 mesi a 14 anni e 8 mesi (l’aumento e’ apparente, perche’ vengono unificate due condanne e c’e’ anzi uno sconto di pena); stesso discorso per Giovanni Pietro Flamia e Giorgio Provenzano, che salgono da 10 anni e mezzo a 11 e 6 mesi. Pene lievemente ridotte per due imputati condannati in primo grado a 10 anni e 6 mesi: Nicolo’ Lipari passa a 9 anni; Atanasio Ugo Leonforte a 8 anni, 5 mesi e 10 giorni. Da 10 a 8 anni Paolo Salvatore Ribaudo; da 8 anni 9 mesi a 7 anni, un mese e 10 giorni Francesco Speciale; da 8 anni a 7 anni e sei mesi Giovanni Battista Rizzo. Riduzioni pure per Andrea Lombardo e Francesco Pretesti (da 6 anni e 10 mesi a 6 anni, 7 mesi e 10 giorni); per Francesco Raspanti, che da 6 anni scende a 4 anni e 8 mesi; per Salvatore Buglisi la pena viene ridotta da 3 anni e 6 mesi a un anno. Pene confermate per gli altri imputati: 10 anni e 6 mesi per Pietro Lo Coco; 7 anni e 2 mesi per Giovanni Di Salvo; 6 anni e 10 mesi per Giovanni La Rosa; Francesco Terranova dovra’ scontare 6 anni e 8 mesi; Giovanni Salvatore Romano 6 anni e 4 mesi; tre anni e 6 mesi ciascuno per Fabio Messicati Vitale e Bartolomeo Militello; 3 anni per Carmelo Nasta.

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